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LA DIOCESI DEI MARSI NEL SEC. XIX
Prima di iniziare a delineare il governo episcopale dei Vescovi dei Marsi dei secoli XIX e XX, diamo un breve cenno sullo stato della Diocesi a metà dell’ Ottocento. Lo storico locale Andrea Di Pietro, vissuto appunto in questi anni, presenta la Diocesi dei Marsi divisa in sette mandamenti: Pescina con 12.088 abitanti Celano con 10.725 abitanti Avezzano con 19.605 abitanti Trasacco con 8.587 abitanti Manaforno con 9.278 abitanti (Gioia) Tagliacozzo con 15.993 abitanti Carsoli con 8.801 abitanti
Complessivamente la Diocesi dei Marsi conta, negli anni 1860, 85.077 anime. Come si può ricavare dai dati riportati, il mandamento di Avezzano è quello più popolato, e ciò spiegherà la lotta che gli Avezzanesi andranno conducendo per il trasferimento della sede episcopale dei Marsi nella loro città, la quale va sempre più sviluppandosi, dimostrando una chiara tendenza a divenire il capoluogo di tutta la Marsica.
All’ inizio del secolo XIX troviamo nella Relazione ad limina del vescovo Rossi (1805-1818) un elenco completo delle parrocchie della Diocesi, e per ciascuna notato il numero di anime. Lo riportiamo per intero: 1 Piscina cum 2 suo pago S. Benedicti - Pescina e frazione S. Benedetto 2.866 3 Avezzano Avezanum 2.744 4 Orticola Agricola 0.581 5 Antrosano Antrosanum 0.409 6 Albe Alba 0.118 7 Ajelli Agellum 0.859 8 Aschi Aschium 0.420 9 Bisegna Bisinea 0.412 10 Celano Celanum 3.149 11 Cerchio Circulum 0.865 12 Carsoli Carseoli 0.750 13 Cappadocia Cappadocia1. 400 14 Castellafiume Castrum fluminis 1.020 15 Cappelle Cappellae 0.242 16 Capistrello Capistrellum 0.281 17 Castelnuovo Castrum novum 0.122 18 Castelvecchio Castrum vetus 0.109 19 Collelongo Collis Longus 1.300 20 Colli Colles 0.417 21 Cese Caese 0.398 22 Colle-armele Collis Armelis 0.881 23 Corcumello Curcumellum 0.329 24 Carreto Carretum 0.061 25 Forme ormae 0.370 26 Gioia Gioja 1.547 27 Gallo Gallus 0.147 28 Lecce Licium 1.002 29 Luco Lusus 1.730 30 Magliano Malleanum 0.986 31 Marano Maranum 0.206 32 Massainferiore Massa Inferior 0.355 33 Massasuperiore Massa Superior 0.300 34 Ortona Ortona 1.178 35 Opi Opis 0.621 36 Ovindoli Ovindolis 0.882 37 Ortucchio Ortygium 0.901 38 Pagliara Paleria 0.302 39 Petrella Putrella 0.870 40 Paterno Paternum 0.282 41 Peschio Asseroli Pesculum Asserulum 1.773 42 Pereto Peretum 0.931 43 Pietrasecca Petrasicca 0.670 44 Paggiocinolfo Podium Cinulfi 0.658 45 Poggiofilippo Podiumphilippi 0.441 46 Poggetello Podiolum 0.300 47 Roccabotte Arx Vegetis 0.693 48 Roccacerro Arx Cerri 0.250 49 Rovere Robur 0.411 50 Scurcola Scurcola 1.550 51 Sorbo Sorbus 0.107 52 Sante marie Sanctae Mariae 0.780 53 S. Giovanni S. Joannis 0.300 54 S. Sebastiano S. Sebastiani 0.363 55 S. Donato S. Donatus 0.317 56 S. Stefano S. Stephanus 0.216 57 Scazano Scansanujm 0.330 58 S. Jona S.Eugenia 0.203 59 S. Potito S. Potitus 0.133 60 S. Pelino S. Pelinus 0.221 61 Sperone Spero 0.160 62 Tagliacozzo Taliacotium 2.320 63 Trasacco Transaquae 0.737 64 Tufo Tuphus 0.712 65 Tremonti Tresmontes 0.407 66 Tubione Tubio 0.022 67 Villa Valle Longa Villa Vallis Longa 1.220 68 VillaS. Sebastiano Villa S. Sebastiani 0.700 69 Villa Sabinese Villa Sabinensis 0.101 70 Verrecchie Vericulae 0.230 71 Venere Venus 0.042 72 Villa Romana Villa Romana 0.349
Risulta pertanto che all'inizio del sec.XIX la diocesi dei Marsi conta 59.059 anime, distribuite in 72 parrocchie. In quasi 60 anni la popolazione della Marsica è passata da più di 50 mila a più di 80 mila anime. Questo incremento di popolazione è dovuto soprattutto ai lavori del prosciugamento del lago Fucino, che ha richiesto tanta manodopera, venuta anche da altre regioni. La sede vescovile si trova ancora in Pescina, con la cattedrale, il Capitolo dei canonici e il seminario diocesano. Il vescovo dei Marsi, immediatamente soggetto al romano Pontefice, per il passato ha dovuto sostenere non poche lotte, soprattutto con gli abati di Montecassino e di Farfa per monasteri e chiese che, pur trovandosi all’ interno del territorio della Diocesi, non fanno parte di essa. Ritroviamo ancora aperte tali questioni nel periodo da noi considerato, specialmente sotto il governo pastorale di mons. Sorrentino (1843-1863).
Dal punto di vista socio-economico la Marsica nel sec. XIX sta attraversando un periodo di decadenza. Sono stati aboliti i privilegi feudali, c’è stata l’invasione napoleonica, a cui è seguita la restaurazione borbonica e le lotte per il risorgimento nazionale conclusosi con l’ unità d'Italia. Tutti questi avvenimenti hanno disorientato la mentalità della gente, hanno allentato i vincoli morali tradizionali, scosso il senso dell’ autorità, formalizzato l’ attaccamento alla tradizione, e hanno anche impoverito economicamente le popolazioni a causa del richiamo alle armi degli uomini più validi, per l’ imposizione di tasse esorbitanti, per la decadenza dell’ interesse della cosa pubblica, lasciata spesso in mano di individui che, in simili circostanze, non si fanno scrupolo di approfittare ed abusare dei poteri loro concessi o che essi stessi si arrogano, perché poco controllati o addirittura protetti per opportunismo politico ed economico. Così tutta la trama della vita diocesana subisce smagliature e strappi. Si ha un’ evidente testimonianza di questo stato di cose nelle relazioni della visita ad limina dei vescovi, nei verbali delle Visite Pastorali e negli altri documenti e testimonianze. Ricordiamo che la Visita ad limina è la visita che ogni vescovo deve fare al Papa periodicamente e in quest’occasione deve presentare una relazione più o meno dettagliata sullo stato materiale e spirituale della Diocesi. Intanto l’economia locale continua ad essere alimentata nei paesi montani da un’agricoltura tradizionale a carattere familiare e bracciantile con scarsissimo reddito, e nei paesi rivieraschi dalle scarse risorse del lago di Fucino, il quale va diventando sempre più una palude malsana e causa dei danni provocati dalle escrescenze delle acque. Di questo troviamo esplicita menzione sia nel Di Pietro, per 1’ inondazione del 1815 e 1816, sia nelle relazioni dei vescovi, i quali spesso si lamentano dei danni provocati dal lago, "per la violenza delle cui acque non soltanto i campi adiacenti, ma i centri abitati all’ intorno alcune volte e senza possibilità di previsione vengono inondati, con grande disagio degli abitanti". Però, proprio in questo periodo va prospettandosi una soluzione che alla fine del secolo, e ancor più, in seguito cambierà il volto di tutta la zona: l'antico tentativo dell' imperatore Claudio di prosciugare il Fucino viene ripreso dal principe Alessandro Torlonia e portato a termine nel 1876. Nel frattempo le popolazioni della Marsica continuano ad essere estremamente povere, come gli stessi vescovi ripetono costantemente.
Un altro fatto va ricordato per avere un quadro non troppo incompleto della vita marsicana nel secolo scorso: il fenomeno del brigantaggio, a cui i monti, i boschi, i passi, le gole, dei quali è ricca la zona, offrono un ambiente sommamente adatto per svilupparsi. La storiografia dominante dall' Unità nazionale ad oggi presenta il brigantaggio come moto spontaneo di reazione dei contadini del Meridione, strumentalizzato politicamente dalla reazione borbonica e papalina; esso, invece, è un fenomeno che ha radici molto più profonde nel tempo e nella storia dell' Italia, per motivi e circostanze che qui non è il caso di affrontare poiché esula dal nostro lavoro. Basti solo dire che il brigante è un personaggio costante e di primo piano nella favolistica e nella novellistica popolare. Anche nel periodo che stiamo esaminando non mancano briganti e malandrini che infestano la zona: gli stessi vescovi se ne fanno eco, quando parlano dei loro viaggi per le vie della Diocesi in occasione delle visite pastorali. Il vescovo Segna (1824-1840) "visitò la diocesi personalmente non senza gravi incommodi e pericoli di ladroni”.
Ricordiamo infine l'inclemenza del clima molto rigido in inverno, quando le abbondanti nevicate coprono tutta la diocesi e rendono impraticabili le comunicazioni: per questa ragione il vescovo Rossi (1805-1818) deve interrompere il giro per le visite pastorali; mentre in estate la zona è esposta a siccità oltremodo dannosa all’ agricoltura. Non si dimentichi che la Marsica sta nel cuore dell' Appennino centrale e il suo clima è piuttosto continentale.
Il popolo in generale è attaccato alle tradizioni ed alle usanze locali; piuttosto religioso e rigido, almeno da un punto di vista formale, ma reso duro dall' asprezza dei luoghi, dall’ ignoranza e dalle difficoltà della vita quotidiana. Tutti i vescovi da noi studiati si lamentano che il popolo non rispetta il giorno festivo, perché si dà al lavoro manuale, però non esaminano le cause di un tale comportamento, che risulta poco coerente in gente molto religiosa e a volte fanatica nelle manifestazioni di attaccamento alla religione. Ma quanti sono coloro che vivono giorno per giorno, guadagnando soltanto quanto basta per sopravvivere? Quanti coloro che, con la scusa del lavoro, si sentono dispensati dall' indossare un abito decente, che non hanno, per andare in chiesa o alla bettola? Sono solo degli esempi che ci possono dare un' idea di quel mondo, che alla mentalità odierna può sembrare lontano non cento, ma mille anni,. |