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IL VESCOVO MARINO RUSSO
(1896 - 1903)
Dopo quasi un anno di vacanza, viene eletto vescovo dei Marsi il 29 novembre 1895 mons. Marino Russo, nato a Salina di Barletta, poi chiamata Margherita di Savoia, in provincia di Foggia, diocesi di Trani. Il vescovo Russo trova una Diocesi avviata verso il XX secolo piuttosto tranquilla, ma in fase decadente. La vita cristiana delle popolazioni, ancora profondamente radicate in una cultura sociale ed economica agricola a conduzione familiare e pastorizia, con scarsa istruzione elementare, è essenzialmente, ma formalmente, attaccata alle tradizioni. Tutti vivono e respirano in un’atmosfera impregnata di leggi e di abitudini secolari, ispirate dalla dottrina e dalla prassi di un Cristianesimo ormai bimillenario, piuttosto statico, che ancora non si pone, nella realtà locale, le nuove problematiche. I grandi problemi della moderna società ancora non hanno modo di attecchire nella mentalità delle popolazioni dei paesi della Marsica, preoccupate soprattutto della loro quotidiana sopravvivenza. Ma non è qui il caso di approfondire il problema. Torniamo a parlare dei Vescovi dei Marsi. Mons. Russo rimane nella Diocesi dei Marsi, cha ha ancora la sede in Pescina, per circa sette anni. La sua attività, possiamo dire, si svolge in una normale amministrazione. ° IL CLERO
Ricordiamo che, nel periodo che andiamo trattando e fino alle riforme del Vaticano II, l’unico organo collegiale che assiste il Vescovo nel governo della Diocesi è il Capitolo Cattedrale, composto in genere di undici canonici, i quali risiedono tutti nella città sede della Diocesi, ed hanno l’obbligo di recitare quotidianamente l’Ufficio Divino, in coro, nella Cattedrale In una relazione del 1899 mons. Russo scrive: “Il Capitolo di questa mia Cattedrale è composto di un Arcidiacono e di dieci Canonici… Attualmente l’ Arcidiacono è mancante; tre canonicati sono pure mancanti; il canonico Decano, di anni 75, è quasi cieco in tutto; il Canonico Sotto-decano, di anni 75, è paralitico, un altro Canonico di anni 77 è vecchio decrepito; in modo che tutto il Capitolo è ridotto a solo quattro canonici abili…”. Dopo che il Vescovo riesce a rimediare, almeno in parte, all’ esiguità del numero dei canonici, si preoccupa che essi siano puntuali al loro dovere, soprattutto alla recita dell’ Ufficio in coro nella cattedrale e scende a dare disposizioni minuziose: “Desidero ardentemente che si salmeggi sempre con elevazione di mente a Dio, con devozione di cuore, con distinzione di parole bene articolate e a voce alta senza precipitanza o troncamento di sillabe, facendo pausa all’ asterisco, procurando che si cominci insieme da tutti e insieme si termina… E’ vietata nel coro ogni confabulazione, come pure è vietata la lettura di lettere o giornali…”. Non sempre i canonici validi poi adempiono il dovere del loro ufficio con la scusa che sono impegnati in altre attività, specialmente come cappellani delle confraternite. Il vescovo interviene ancora e dà disposizioni precise per ovviare all’inconveniente. Queste sono scene ormai completamente scomparse dalla realtà ecclesiale, ma ci svelano un mondo religioso fortemente radicato nella tradizione piuttosto superficiale e non sempre vissuto con coerenza.
Per quanto riguarda tutti gli altri preti in una circolare del 9 novembre 1899 il vescovo Russo annota: “Se di moltissimi Parrochi abbiamo avuto la consolazione di rimanere soddisfatti per l’ impegno con cui zelano la gloria di Dio e il bene delle anime, di alcuni invece abbiamo dovuto constatare che non danno peso all’ obbligo della residenza, e ad altri siamo stati costretti rimproverare la coscienza nel disimpegno dei loro doveri”. Il Vescovo in particolare ricorda l’obbligo ai Parroci di risiedere formalmente e di persona, giorno e notte, nella propria parrocchia per obbligo grave di coscienza; e che nessuno, senza un vero, ragionevole e giusto motivo, e senza regolare permesso da ottenersi in tempo opportuno, si assenti dalla parrocchia”. Continua egli a ricordare il dovere della formazione personale, dell’istruzione religiosa dei fanciulli, “l’ obbligo precipuo di frangere il pane della parola divina al popolo, adattandosi alle capacità degli uditori con brevi e facili discorseti…”.
Mons. Russo emana una disposizione in data 3 febbraio 1897: “Per uniformarci alle prescrizioni della Santa Chiesa, ordiniamo, che le confessioni delle donne si facciano ab ortu solis usque ad occasum (dall’ alba al tramonto), e che quei confessori che le protrassero oltre mezz’ora dopo il tramonto restino ispo facto sospesi dalla confessione”. Ricordiamo al proposito che la luce elettrica nei nostri paesi è ancora al di là da venire. ° IL SEMINARIO
Abbiamo poche notizie sul Seminario nei sette anni dell’ episcopato di mons. Rossi. Nel 1897 sono eseguiti alcuni lavori di manutenzione dell’ edificio. Nello stesso anno non si riapre la V ginnasiale “per scarsezza di alunni”, che invece viene ripristinata l’ anno seguente. Ci deve essere difficoltà nel reperire gli insegnanti, come si può dedurre di una richiesta del Vescovo alla Congregazione del Concilio di poter utilizzare i canonici teologo e penitenziere e altri due canonici. Per il resto la vita dell’ Istituto si svolge fra i normali alti e bassi. I maggiori problemi sono sempre dati dalla situazione economica e dalla possibilità delle famiglie di versare la retta. ° PROBLEMI PASTORALI
Il vescovo Rossi ripetutamente invita sacerdoti e fedeli alla Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, alla devozione alla Santa Famiglia, all’ Ora di Adorazione mensile al SS. Sacramento, alla recita quotidiana del Rosario. Egli cerca di intervenire con suggerimenti e con disposizioni formali per un regolare svolgimento della pratica esterna della vita religiosa nella Diocesi. In un avviso del 1896 dispone: “E’ vietato fare qualunque processione, ordinaria o straordinaria, consueta o no, fuori della chiesa, se prima non se ne faccia domanda a questa Curia, e non se ne sia da essa ottenuto il permesso, almeno otto giorni prima. Il giro della processione deve essere quello solito” e a nessuno è lecito variarlo senza il permesso della Curia.
Le confraternite e le associazioni sono sempre fiorenti in Diocesi e tutti chiedono l’assistenza spirituale di un sacerdote. Ognuno però cerca di arrangiarsi da sé, creando inconvenienti e confusione. Il Vescovo interviene con una circolare del 1896 e impone che nessun sacerdote può accettare l’ incarico di cappellano o di padre spirituale se non ha ottenuto “la Nostra Patente di approvazione con le relative facoltà…, sotto le pene a Nostro arbitrio”.
Siamo in un periodo in cui la certificazione di nascita e di residenza dei cittadini nei nostri paesi, specialmente per i nati prima dell’ Unità d’ Italia, viene richiesta alle parrocchie, non essendoci registri civili. Il Vescovo raccomanda ai parroci di rilasciare questa certificazione gratuitamente, come del resto richiede anche la legge civile.
Il Vescovo fa appello a tutta la Diocesi perché si mobiliti per soccorrere gli abitanti di Opi, la cui chiesa, prima è stata danneggiata da un incendio, e in seguito, nel 1901, con gran parte degli edifici del Paese, è rimasta completamente inagibile a causa di un terremoto: “La messa festiva – scrive il Vescovo in una circolare - si celebra all’ aperto, nel mentre che si sta trovando un sicuro vano coverto, una camera, per conservare il SS. Sacramento, gli Olei santi e l’ acqua del Fonte Battesimale”. ° IL PASSAGGIO DEL SECOLO
Mentre mons. Russo è vescovo dei Marsi c’è il passaggio dal secolo XIX al secolo XX. Il Papa Leone XIII indice il Giubileo dal Natale del 1899 a quello del 1900. Anche nella diocesi dei Marsi l’iniziativa è vissuta con impegno e partecipazione. “…In modo speciale – scrive il Vescovo – gratissima è riuscita a noi che abbiamo avuto la consolazione di vedere accorrere a Roma pellegrini di ogni grado sociale da tutti i paesi di questa Diocesi affidata alle nostre cure. Abbiamo potuto constatare con piacere che viva è la fede di questo popolo dei Marsi, e che la nostra Diocesi non è ad altre seconda…”. Nella stessa comunicazione il Vescovo annuncia che l’ Anno Santo si protrarrà per altri sei mesi per essere lucrato nelle cattedrali e nelle parrocchiali per chi non è andato a Roma. Per le celebrazioni del nuovo secolo ci sono due comunicazioni di mons. Russo. Una 9 novembre 1899 nella quale dice: “Stimiamo nostro dovere, uniformandoci ai voti manifestati del Sommo Pontefice, e facendo eco ai sentimenti dei fedeli di tutto il mondo, unirci alle dimostrazioni di fede, di amore e di gratitudine al Redentore del genere umano per la chiusura del presente secolo e per l’ inizio del venturo.. A questo scopo disponiamo che in ogni Chiesa parrocchiale della Diocesi, negli ultimi tre giorni del mese di dicembre, si faccia un triduo solenne con l’ esposizione di Gesù Sacramentato, con canto delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù… Disponiamo ugualmente che nel primo giorno del nuovo secolo, dopo la Messa solenne, s’invochino i lumi e i doni dello Spirito Santo col canto del Veni Creator Spiritus, si canti l’ Inno Ambrosiano e si chiuda con la benedizione del Santissimo”. Il Papa concede di celebrare la messa a mezzanotte fra il 31 dicembre e il 1 gennaio L’ anno dopo, il 17 dicembre 1900, il Vescovo, accogliendo l’esortazione del Papa, invita a esporre il SS. Sacramento dalla mezzanotte fino al mezzogiorno del 1 gennaio 1901, accordando l’ indulgenza plenaria a chi fa un’ ora di adorazione avanti al Sacramento. Egli però si rende conto che non in tutti i paesi della Diocesi è possibile e agevole aderire a questa iniziativa; per questo si rimette “alla prudenza di ciascun parroco”.
Chiudiamo queste brevi osservazioni sul passaggio del secolo rilevando che, se il clero marsicano sta subendo un forte crisi di preparazione e di formazione, come abbiamo più volte annotato precedentemente, tuttavia non mancano fra esso personalità che si affermano per cultura e spiritualità. Abbiamo già detto di Antonelli eletto vescovo di Venosa; ricordiamo anche Andrea Di Pietro, da noi più volte citato, studioso della nostra storia locale; Luigi Colantoni, vicario generale, anch’egli letterato e storico, Domenico Scipioni di Magliano dei Marsi, un’ altro studioso di avvenimenti locali. Si tratta solo di alcuni nomi più illustri del clero marsicano del Diciannovesimo secolo, ma ce ne sono anche altri. ° RUSSO LASCIA LA DIOCESI
Uno degli ultimi documenti che siamo stati capaci di rintracciare, in cui si parla del vescovo dei Marsi Marino Russo, è una deliberazione del Capitolo Cattedrale di Pescina sulla riforma dell’ amministrazione dei beni della stessa cattedrale, che viene sottratta al Procuratore della fabbriceria e passata ad un Consiglio di Amministrazione. Il Vescovo accetta la decisione del Capitolo ad esperimentum per un anno. L’ ultima bolla firmata da Russo porta la data 2 maggio 1903. La seguente è del 23 giugno dello stesso anno ed è firmata dal canonico Luigi Colantoni, che si qualifica “delegato apostolico ed episcopale” ; lo stesso dal 14 settembre 1903 si firma “Vicario Capitolare”, cioè eletto dal Capitolo della Cattedrale per supplire il vescovo nel periodo di sede vacante della Diocesi.
In un manoscritto del canonico Domenico Scipioni di Magliano dei Marsi - che riporta annotazioni sulla storia della Diocesi e sui Vescovi dei Marsi, e che è contemporaneo ai fatti che andiamo narrando – dice che mons. Russo viene colpito da un “attacco apoplettico” e torna nella “sua più calda Puglia”, dove, dopo alcune settimane, colpito da un secondo attacco, si spegne. Egli lascia la Diocesi in una situazione piuttosto critica, se dobbiamo prestar fede al canonico Scipioni sopra citato, il quale annota che in questi anni: “si erano verificati dei disordini nel governo della Diocesi e quindi cresciuto il malcontento del clero e del laicato, tutti ne facevano risalire la responsabilità al Colantoni, che era riuscito a dominare l’ animo infiacchito di mons. Russo. Quindi erano continui i ricorsi alle Congregazioni romane”. Il Colantoni è il vicario generale di mons. Russo, come abbiamo già detto, e fa da Vicario Capitolare durante il periodo di sede vacante. |