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IL VESCOVO FRANCESCO GIACCI

 

(1905 - 1909)

 

Successore del vescovo Marino Russo è mons. Francesco Giacci, nato a Rocca Priora il 29 marzo 1855, ordinato sacerdote il 13 dicembre 1878, parroco nel suo paese, eletto e ordinato vescovo ausiliare di Frascati del Cardinale Antonelli nel 1900.  Fa il suo ingresso come Vescovo dei Marsi in Pescina  il 17 dicembre 1904. Rimane nella Marsica fino al 29 aprile 1909, meno di cinque anni.

 

        Questione del trasferimento della sede

        Le prime decisioni di Giacci

        Il Sinodo Diocesano

        La pia unione S. Berardo

        La casa per il clero

        L' Azione Cattolica e altre attività

        Il vescovo Giacci lascia la Marsica

 

SI RIACCENDE LA QUESTIONE DEL TRASFERIMENTO DELLA SEDE VESCOVILE DA PESCINA AD AVEZZANO

 

Appena eletto il nuovo vescovo Giacci, si riaccende l’ interesse - e la preoccupazione da parte dei Pescinesi – per la questione del trasferimento della sede vescovile ad Avezzano

Ormai quest’ultimo centro è divenuto il centro sociale, economico, culturale, nodo di svincolo per le comunicazioni dell’ intera Marsica, in continuo sviluppo, mentre Pescina resta un paese di poche migliaia di abitanti, senza prospettive di gran miglioramento.

Una delle caratteristiche della Marsica, e potremmo dire di tutto l’Abruzzo, è che, per il passato, non ha avuto un centro geografico, sociale, politico economico, su cui si incentra  la storia e l’ interesse della regione. Una Roma, o Milano o Napoli o Bari… in Abruzzo e nella Marsica non c’è mai stata. Questo, a nostro avviso, è dovuto soprattutto alla configurazione geografica della regione che dovrebbe chiamarsi più Abruzzi che Abruzzo.

 

Nel 1776 il vescovo Benedetto Mattei, che è stato preposto di Celano e qui possiede un palazzo signorile, tenta di trasferirvi la sede, anzi per lunghi periodi vi soggiorna e fa erigere nella chiesa di S. Giovanni un trono episcopale per le celebrazioni liturgiche. Poi, in seguito a dei ricorsi presso le Congregazioni romane, deve rimuovere il trono e non si parlerà più di trasferimento.

Durante il secolo XIX Avezzano afferma la vocazione a diventare il centro della Marsica. In essa si ritrova la sede di tutti gli uffici governativi della zona; diverrà il centro della direzione dei lavori per il prosciugamento del lago; e poi nodo ferroviario fra Roma, Pescara e Sora. E gli Avezzanesi si mettono in movimento per far trasferire la sede episcopale della Diocesi nella loro città. Nel 1817 – come abbiamo già accennato parlando del vescovo Durini - si fa un primo tentativo con una petizione al Re di Napoli per ottenere il trasferimento, e i dirigenti della città si impegnano a trovare i locali per il seminario e  la residenza episcopale. Ma il Vescovo Durini, che entra in Diocesi il 20 febbraio 1819, come dice il Di Pietro: “non volle sentire le ciarle degli Avezzanesi”.

Un secondo tentativo viene fatto dopo la morte del vescovo Segna (1840), durante il periodo si sede vacante. Anche di questo già abbiamo trattato parlando dell’ ingresso in Diocesi del vescovo Sorrentino nel 1884.

Con la nomina a Vescovo dei Marsi di Federico Giacci, la città di Avezzano si rimette in moto per chiedere il trasferimento della sede vescovile. Scipioni riporta una lettera di auguri del Sindaco di Avezzano all’ eletto vescovo Giacci, nella quale dice, tra l’ altro:

“…e poiché V. Ecc. per i suoi meriti speciali ha ottenuto dal Somma Pontefice la concessione di poter risiedere sei mesi all’anno fuori dell’ attuale sede, mi voglio ancora augurare che le faccia dare la preferenza a questa nostra città… e presentandosi l’ occasione non verrà meno in noi la buona volontà di fare tutto quanto possa riuscirle di gradimento”.

Mons. Giacci, nel rispondere al Sindaco di Avezzano per ringraziarlo degli auguri, ricorda di essere già stato in Avezzano quando era ragazzo di appena quindici anni, e aggiunge.

“Mi auguro di ritrovarla buona, docile, affezionata all’ avita fede, come quando io la visitai”.

E continua:

“In quanto allo stabilire la sede vescovile, almeno per qualche tempo dell’ anno, posso concedermi libera facoltà di fissare la residenza nel luogo che giudicherò più opportuno per il migliore governo della Diocesi. La. S.V. può comprendere che tale questione è molto delicata, e conviene risolverla con molta circospezione e prudenza. Anzitutto si deve togliere  anche il menomo colore di rivalità ed animosità contro Pescina, la quale desidera ad ogni costo di conservare il possesso della sede vescovile”.

Continua poi il Vescovo nell’ esporre le difficoltà da affrontare per trasferire la sede: l’abitazione del vescovo, i locali per il seminario, i redditi necessari per il mantenimento dell’ uno e dell’ altro.

“Dalla mia parte – continua il Vescovo – le posso dire solamente che prima debbo prendere possesso della Diocesi, e quando sarò sul posto, esaminerò con maturità la cosa, e se sarà possibile favorire la città di Avezzano, lo farò con vero piacere”.

Continua la corrispondenza fra il Sindaco di Avezzano e il Vescovo eletto dei Marsi su questo argomento, fino al punto che mons. Giacci scrive al Sindaco di voler parlare della questione più dettagliatamente a voce.

In tutta questa vicenda il clero marsicano come si comporta, che cosa dice?  Tutti i canonici del Capitolo Cattedrale di Pescina e molti altri preti, compreso lo Scipioni, che andiamo citando in questa vicenda, sono contrari al trasferimento. Però c’è anche un buon numero di preti favorevoli. Per esempio, alcuni di essi, soprattutto di Avezzano, avanzano per iscritto al Comune di Avezzano la richiesta di cedere il monastero di S. Caterina, i cui locali potrebbero servire per le esigenze dell’ eventuale trasferimento.  Nel mese di dicembre del 1904, prima che Giacci faccia il suo ingresso in Diocesi, è ricevuto in udienza dal Santo Padre. Lo accompagna per l’occasione una delegazione di cittadini e di preti di Avezzano.

I Pescinesi capiscono che cosa significano tutte queste manovre e si impegnano a organizzare con la massima solennità il ricevimento del nuovo Vescovo, che farà il suo ingresso solenne a Pescina il 17 dicembre.

I Pescinesi – annota lo Scipioni – per mostrare in quale alta considerazione tenessero il Vescovo, e come la residenza di Pescina non fosse poi tanto disprezzabile ed ingrata, si dettero premura di apparecchiargli un solenne ricevimento”.

Dopo le consuete cerimonie e celebrazioni,

“nel banchetto, cui partecipò tutta la cittadinanza civile pescinese furono pronunciati discorsi in massima parte allusivi alla stabilità della sede episcopale in Pescina e alla vana pretesa di quelli che desideravano trasferirla altrove. Il Vescovo nel ringraziare il Capitolo, il Sindaco e tutti i pescinesi della eccezionale accoglienza fattagli, dichiarò che la sede episcopale sarebbe rimasta in Pescina”.  

E della faccenda non se ne parla più.

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LE PRIME DECISIONI DI GIACCI

 

 Le notizie che abbiamo sull’attività del vescovo Giacci nella Marsica sono molto scarse.  

Appena entrato in Diocesi si trova di fronte a una situazione piuttosto difficile. Per prima cosa deve affrontare il problema del Vicario Generale. Riportiamo la testimonianza del già citato Domenico Scipioni:

“Il primo atto che emise fu quello di licenziare il Colantoni dalla Curia. Poiché si erano verificati dei disordini nel governo della Diocesi e quindi cresciuto il malcontento…. Il novello Vescovo ricevé ordine di licenziare il Colantoni dalla Curia ed assumere un vicario generale extradiocesano”.

Non siamo in grado di precisare quali siano “i disordini” di cui parla Scipioni, ma certo si deve trattare di fatti piuttosto seri, se provocano reazioni così drastiche da parte del Vescovo appena arrivato.

 

 IL SINODO DIOCESANO

 

Dal tempo del vescovo Camillo Rossi (1805-1818) non è stato più celebrato un Sinodo Diocesano nella Diocesi dei Marsi. Sono quasi cento anni.

Ricordiamo che il Sinodo Diocesano è un’ assemblea diocesana con il Vescovo, i parroci e altri sacerdoti con incarichi vari, che decide ed emana il regolamento e le disposizioni per il governo della Diocesi.  In genere il Sinodo si fa per aggiornare la vita pratica cristiana e la pastorale diocesana all’ evolversi della società  e alle esigenze della chiesa locale.

Mons. Giacci indice il Sinodo diocesano dei Marsi, che si tiene il lunedì, martedì e mercoledì dopo la Pentecoste del 1905. L’ anno seguente viene indetto un secondo sinodo, che potremmo ritenere quasi una seconda sessione che completa quello dell’ anno precedente. Gli atti dei due sinodi sono pubblicati e stampati il primo a Roma, il secondo a Subiaco.

Cerchiamo di riferire qualche particolare sulle disposizioni emanate dalle due assise.

Sulla celebrazione dei Sacramenti vengono richiamate le consuete norme delle leggi della Chiesa e dei decreti delle Congregazioni Romane. Fra l’altro non possono essere ammessi a fare da padrini coloro che non hanno adempiuto il precetto pasquale nell’ultimo anno.

I predicatori debbono avere l’approvazione della Curia diocesana un mese prima; ed essa non va concessa a coloro “quorum verba moribus non consonant” (parlano bene e razzolano male).

Tra le disposizioni per il sacramento della Confessione sono indicati i casi riservati, cioè quei peccati che il confessore non può assolvere senza una particolare facoltà accordatagli dal Vescovo. Tra questi casi riservati nel sinodo di Giacci c’è lo stupro violento contro la donna, l’omicidio volontario sia per l’esecutore che per il mandante, le superstizioni, i sortilegi e i malefici,  l’ incendio doloso e il taglio di alberi da frutta e delle viti.

Per quanto riguarda il seminario nelle disposizioni del sinodo troviamo tassato ogni beneficio – parrocchiale, canonicale, abbazia, prepositura, ecc.. - di una quota annua, secondo l’ entità del beneficio stesso; ad esempio, l’ abbazia di Avezzano e la prepositura di Celano 30 lire, Tagliacozzo e Carsoli 25 lire, le coadiutorie – che sono i benefici più scarsi di reddito - dei vari paesi 2 lire, e così via.

Sempre negli Atti del Sinodo è detto che il papa Pio X il 31 gennaio 1906 ha rinnovato il privilegio ai parroci dei Marsi di indossare la mozzetta. E’ questo un indumento ecclesiastico: una mantellina di color violaceo, che copre le spalle dei canonici, dei monsignori e dei vescovi; quella dei cardinali è rosso porpora, del papa è bianca.  Per il clero della Marsica, precisa il sinodo, è riservata esclusivamente ai parroci titolari e rigorosamente proibita agli altri.

Il sinodo dedica tre articoli all’organizzazione e alla cura degli archivi parrocchiali e riporta un’ Istruzione sull’ Archivio ed inventario di ogni singola chiesa di altri nove articoli. Tra le disposizioni è detto:

“L’ inventario sarà fatto alla presenza del vicario foraneo, del sindaco, o di una persona fra le più notevoli della parrocchia. Questi dovranno essere presenti all’ intero atto e verificare man mano la realtà di quanto si descrive..”  

Il capitolo XI è interamente dedicato al fenomeno dell’usura. Si vede che in questo tempo il brutto vizio deve essere piuttosto diffuso nella zona.

Il capitolo XII tratta della bestemmia. Il sinodo ordina che in tutte le chiese il giorno di capodanno, festa allora della Circoncisione di Gesù Cristo, sia celebrata la giornata contro la bestemmia, ed i parroci esortino specialmente i genitori a non bestemmiare davanti ai figli per non essere loro di cattivo esempio.

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LA PIA UNIONE S. BERARDO

 

La parte II degli atti sinodali del 1906 è dedicata ad una nuova istituzione diocesana per il clero della Marsica.  In essa è detto:

“Mentre tra i laici sorgono ovunque società di mutua assistenza, sarebbe indecoroso se i ministri del santuario non esercitassero quella reciproca beneficenza, che l’ apostolo S. Paolo raccomanda a tutti i fedeli…”.

Tra la fine dell’ Ottocento e i primi del Novecento vanno sorgendo in tutta Italia le società di mutuo soccorso, fra gli operai soprattutto, per dare una certa assistenza agli iscritti in caso di malattia. La lungimiranza del vescovo Giacci cerca di sensibilizzare l’ assemblea sinodale e prendere un’ iniziativa di questo genere per il clero diocesano. Pertanto

“A rendere sempre più i vincoli di santa carità fra i nostri venerabili sacerdoti, e provvedere loro un conveniente sussidio nel caso di malattia, o d’inabilitazione fisica a celebrare la santa messa, come pure allo scopo di assicurare tutti i copiosi suffragi per la vita futura, è istituita fra i sacerdoti secolari della Diocesi dei Marsi una cassa di previdenza. Essa è sottoposta sotto la protezione di S. Berardo”.

E da allora l’istituzione sarà sempre chiamata La San Berardo.

Tutti i preti della Diocesi dovranno celebrare annualmente sei messe secondo l’intenzione del Vescovo, e con le relative offerte “si aprirà un libretto fruttifero presso una banca di credito”.

“Al sacerdote infermo il Consiglio di amministrazione concederà un sussidio maggiore o minore, tenendo conto della povertà del medesimo, e dei mezzi, che saranno all’ uopo disponibili…. Non è necessario che la malattia sia certificata da un documento del medico, ma sarà sufficiente un attestato del Vicario Foraneo”.

“Nella morte di un sacerdote il segretario avrà cura di comunicare con sollecitudine la notizia dell’avvenuto decesso, e tutti i sacerdoti iscritti, entro un mese celebreranno una messa letta in suffragio del defunto”.

Ogni anno poi in ciascuna forania si fisserà un giorno per suffragare i sacerdoti defunti con la recita in comune dell’intero Ufficio dei Defunti e la s. messa solenne.

La San Berardo continuerà ad esistere e a svolgere la sua opera nella Diocesi fino a quando negli anni 1950 non sarà trasformata in Mutua Assistenza Clero (MAC).  Negli anni 1960, allorché lo Stato Italiano provvede alla previdenza e assistenza dei ministri di culto con il fondo autonomo presso l’ INPS, non avrà più motivo di esistere e sarà liquidata.

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LA CASA PER IL CLERO

 

Non si può negare che il vescovo Giacci abbia delle vedute abbastanza moderne e aperte. Dopo l’ istituzione della San Berardo, egli prevede negli Atti del Sinodo anche l’ eventualità della fondazione

“di una casa diocesana, mancando assolutamente un luogo, ove il nostro clero possa adunarsi, per compiere in modo conveniente i santi esercizi”.

Questa  casa potrebbe essere utile anche per i laici, per il precetto pasquale e per raduni di spiritualità. Inoltre potrebbe essere usata come villeggiatura estiva dai seminaristi. Addirittura si prevede di affiancarvi anche una casa di riposo per sacerdoti anziani ed inabili. Quelli poi tra i sacerdoti

“che non potranno pagare un mensile per il loro sostentamento, o che non pagheranno una somma conveniente nella loro ammissione, saranno tenuti a celebrare quotidianamente la santa messa iuxta intentionem Episcopi”.

Nel pensiero del Vescovo queste realizzazioni dovrebbero attuarsi nel convento di S. Antonio di Scurcola, come è detto sempre negli Atti del Sinodo, ma non sembra che sia facile raggiungere lo scopo. Difatti non si parla più in seguito di S. Atonio a Scurcola. Però lo Scipioni riporta una fitta corrispondenza dell’ anno 1905 tra il vescovo Giacci, il Sindaco di Magliano d.M. e i Superiori dei Domenicani per l’acquisto o l’ affitto del convento di S. Domenico in Magliano dei Marsi. Nemmeno questo secondo tentativo sembra sia andato a buon fine, anche perché Giacci andrà via dalla Marsica dopo qualche anno e si succederanno avvenimenti drammatici che segneranno profondamente la vita dei Marsicani.

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L’ AZIONE CATTOLICA ED ALTRE ATTIVITA’

 

Negli Atti del Sinodo c’è una lunga trattazione sull’ Azione Cattolica, che proprio in questi anni si va sviluppando e diffondendo capillarmente in tutte le diocesi d’ Italia.  Nella storia della Chiesa il laicato ha manifestato  sempre una sua vitalità secondo le forme e le espressione della società nelle varie epoche. Basti ricordare i terzi ordini degli Ordini religiosi, le confraternite, le pie associazioni di vario genere. Durante la seconda metà dell’ Ottocento e la prima del Novecento opera nella Chiesa italiana questo movimento caratterizzato come collaborazione del laicato cattolico all’ apostolato gerarchico della Chiesa. E’ la definizione che dà di se stessa l’ Azione Cattolica. I predecessori di mons. Giacci spesso ne hanno parlato  e l’ hanno incoraggiata nella parrocchie della Marsica. Egli ne fa un caposaldo pastorale, inserendone la realtà nel Sinodo diocesano.

Dalle relazioni, sollecitate dal Vescovo negli anni seguenti, sulla situazione delle singole parrocchie, i parroci affermano quasi tutti di aver organizzato l’ associazione dell’ A.C..

 

Da queste stesse relazioni – sono circa una cinquantina – si possono apprendere alcuni particolari della situazione dei singoli paesi. In sostanza si ha l’ impressione che la vita diocesana sia abbastanza regolare, specialmente nei centri più popolosi. Non mancano presenze di disturbo, soprattutto da parte di qualche giovane che, tornando dagli studi, ostenta idee e atteggiamenti polemici nei confronti della religione e delle manifestazioni di essa.

I sacerdoti compiono il loro dovere, ma non mancano trascuratezze e abusi.

 

Nel bollario del vescovo Giacci  abbiamo trovato la bolla di erezione della parrocchia di S. Benedetto dei Marsi, con la data del 2 giugno 1905. Fra i motivi il Vescovo adduce  il fatto che San Benedetto, dopo il prosciugamento del Fucino, ha raggiunto la quota di più di 5000 abitanti.

In un’altra bolla del 17 agosto 1910 viene eretta anche la parrocchia della Madonna del Carmine a Venere, ma in una nota a margine si legge Non ebbe effetto”, senz’altra spiegazione  

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IL VESCOVO GIACCI LASCIA LA MARSICA

 

Alla fine del 1910, dopo circa cinque anni di governo pastorale, il vescovo Francesco Giacci lascia la Diocesi dei Marsi e si ritira definitivamente nel suo paese natale come vescovo emerito del Marsi e muore il 20 febbraio1919.

Non si conoscono motivi documentati sulle cause del trasferimento di Giacci. Chi scrive queste note ricorda che, quando era giovane, parlando con qualche sacerdote più anziano, ha sentito dire che ci siano stati dei dissensi con il clero. Mons. Giuseppe Di Iorio nella biografia del vescovo Bagnoli, successore di Giacci, dice che i due sinodi diocesani, sopra citati, mirino principalmente e riportare nel clero più disciplina e più coerenza nel loro comportamento. Molti sacerdoti ne accettano le decisioni. Ma altri non le sopportano. Alcuni lasciano la vita sacerdotale, altri ancora si mettono in aperto contrasto con il Vescovo. “Mons. Giacci ne rimase terribilmente turbato”. Tanto che alla fine decide di dimettersi.

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