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IL VESCOVO FEDERICO DE GIACOMO
(1872-1884)
Dopo circa nove anni di sede vacante il 22 dicembre del 1871 Federico De Giacomo della Diocesi di Chieti viene eletto Vescovo dei Marsi, consacrato a Chieti dal Vescovo Maria Luigi De Marinis il 4 febbraio 1872, fa il suo ingresso nella Marsica a Pescina il 3 marzo. Egli saluta la Diocesi con una lettera pastorale datata lo stesso giorno della sua ordinazione episcopale, nella quale segue lo schema abituale di questi documenti: saluto all’ intera Diocesi, al clero, ai religiosi, ai ministri, alle famiglie, ai poveri e ai malati. Non possiamo non sottolineare che la lettera è scritta in un ottimo latino. Appena arrivato in Diocesi, De Giacomo indìce e realizza la visita pastorale, che compie in tre anni 1872-73-74 “per conoscere con i nostri occhi la reale situazione della Diocesi”. E’ costretto ad interromperla durante il 1973 per motivi di salute, che lo inducono, “per l’ unica volta”, ad allontanarsi dalla Diocesi “non senza informarne ed ottenerne il consenso dal Sommo Pontefice”. Ed è l’ unica visita, che fa durante il suo episcopato “per l’ ampiezza del territorio, per l’ asprezza delle vie da percorrere e per la complessità delle decisioni da prendere, delle esortazioni da dare, dei provvedimenti da suggerire”. Così, dopo qualche anno, nella relazione ad limina il Vescovo può riferire un quadro preciso della Diocesi dei Marsi. Essa conta 89.071 anime, dislocate in 79 parrocchie, assistite da 330 sacerdoti, dei quali 274 diocesani e 56 religiosi; e lo stesso Vescovo fa il calcolo: 325 fedeli per ogni sacerdote diocesano. Questa prima relazione ad limina di mons. De Giacomo è molto dettagliata. Fra l'altro fa un diffuso escursus storico della Diocesi e trascrive le bolle di Pasquale II (1091-1118) e di Clemente III (1187-1191), che descrivono i confini della Diocesi dei Marsi e ne enumerano le chiese, e cita la bolla di Gregorio XIII del 1 gennaio 1580 per il trasferimento della sede episcopale da Marsia a Pescina, affermando che essa è custodita nell’ Archivio Capitolare (poi perduta, forse in seguito al terremoto o a cause di incuria) ° IL CLERO E IL SEMINARIO
Nella relazione ad limina del 1875 il Vescovo De Giacomo riferisce: “Il seminario è annesso alla chiesa Cattedrale ed è capace di ospitare sessanta alunni. Attualmente il seminario è stato convertito a scuola privata e le rendite vengono usate a questo scopo. “Già nel 1866 esso fu chiuso perché mancavano seminaristi di teologia. I locali furono occupati a scopi militari alternandosi in esso i garibaldini, i soldati del passato governo, milizie mobili. Tutto questo fino al 1871. Con l’ ingresso del nuovo Vescovo già dal 1872 è stato possibile riutilizzare il Pio Luogo in parte. Appena entrato in Diocesi, il mio primo impegno è stato quello di ripristinare il Pio Luogo. Con molti sforzi, con molte iniziative e molto più pazienza nei primi otto mesi del 1872 mi è stato possibile, con l’ aiuto di Dio, riedificare la parte distrutta dell’ edificio, ripristinare e riutilizzare il pozzo dell’ acqua potabile, ridare all’ oratorio le tinte abrase dal tempo o deturpate dalle turpitudini dell’ occupazione militare, ricostruire l’ altare, pulirlo e dotarlo del necessario. Si sono dovute rifare tutte le mense degli alunni che erano state asportate; rinnovare completamente o riparare tutti gli infissi rotti, scardinati o messi al fuoco. Dalla biblioteca sono scomparse tutte le opere sia di letteratura che di filosofia destinate al Ginnasio; scomparso un gran numero di volumi o perché rubati, o deteriorati dal tempo o consumati dalla polvere; i libri rimasti li ho fatti ordinare, schedare e collocare in adatti nuovi scaffali… Ora un altro guaio si è aggiunto ai precedenti: in polemica col Vescovo una terza parte dei redditi antecedentemente lasciati al Pio Luogo dalle legge è stata trattenuta dal Governo col pretesto di altre concessioni…”. Per questo motivo, continua il De Giacomo, la retta, pagata dai seminaristi nel 1872-73 di 20 lire mensili, si è stati costretti a portarla per il ‘73-74 a 30 lire, e non bastano nemmeno per le spese di cucina. Il numero degli alunni del seminario nel ‘72 è di 19, nel ’73 di 11. Dalla stessa relazione apprendiamo che il Seminario è diretto da un rettore che fa anche da economo; ci sono le cattedre di teologia dogmatica e di morale, un maestro delle sacre cerimonie. Il canto sacro è stato completamente trascurato ed ora si provvede con un esercizio settimanale. La direzione spirituale è affidata ad un canonico onorario. “Per quanto riguarda l’ insegnamento dei rudimenti dell’ istruzione e delle materie letterarie, abbiamo disposto che gli alunni del Seminario restino a casa per avvalersi di lezioni da parte di maestri da me scelti e approvati, per sottrarli all’ ispezione del Governo”. Intanto in ambienti del palazzo vescovile continua ad esserci un Istituto scolastico alle dipendenze del Governo distinto dal Seminario. Il che crea altra confusione. Si aggiunga la difficoltà “di reperire personale adatto all’ insegnamento”. Tutto questo naturalmente incide moltissimo sulla preparazione dei preti, che rimane molto scarsa e la formazione spirituale ne risente ancora di più in senso negativo. Nel 1880 il seminario rimane chiuso e viene riaperto solo nell’ anno seguente. Il Vescovo in questa occasione dà disposizione che le vacanze siano accorciate di un mese, perché non vada perduta la formazione acquisita durante l’anno, e chiede ai parroci di fare una dettagliata relazione sul comportamento dei seminaristi durante le stesse.
Nella cattedrale di Pescina, quando viene mons. De Giacomo, ci dovrebbero essere teoricamente undici canonici, “nella realtà essi si riducono a tre soltanto, oltre all’ Arcidiacono, il quale ha problemi di salute e non può partecipare al coro”. Anche questi tre a causa dei vari impegni non possono assistere alle celebrazioni episcopali né al coro. Fra l’ altro il Vescovo non può nominare altri canonici perché i benefici annessi sono stati tutti posti sotto la giurisdizione del patronato regio ed egli non può disporne liberamente.
Diverse parrocchie sono vacanti: ciò non vuol dire che nei paesi non ci siano preti – i preti diocesani sono più di duecentocinquanta – ma manca il titolare. Il vescovo De Giacomo provvede continuamente alla loro nomina nei dodici anni del suo episcopato: il bollario che lo riguarda è ricco di queste nomine. Nei primi tre anni dalla sua venuta nella Marsica De Giacomo ordina cinque sacerdoti quattro diaconi e quattro ministri degli ordini minori.
Non mancano motivi di contrasto con qualche prete, altri sono poco disposti ad accettare decisioni del vescovo, qualche altro ancora non si comporta da prete. Curioso un intervento del vescovo De Giacomo che chiede al Vicario Generale di invitare i preti a non usare nella corrispondenza col Vescovo e con la Curia diocesana “foglietti cilindrati e sopraffini e chiusi in buste eleganti”, perché segno di civetteria e di mondanità.
Oltre alla chiesa cattedrale di Pescina, nella Diocesi sono rimaste cinque chiese collegiali: Celano, Avezzano, Scurcola, Trasacco e Luco. Che cos’è una chiesa collegiale? Nell’organizzazione della Diocesi – fino a dopo il Vaticano II - l’ unico organo collegiale che affianca il Vescovo è il Capitolo dei Canonici: un consiglio di sacerdoti, per lo più anziani, che esplicano il loro ufficio nella cattedrale: assistono il Vescovo nelle celebrazioni solenni, svolgono varie funzioni individuali (la predicazione il canonico teologo, le confessioni il canonico penitenziere, gli adempimenti parrocchiali il canonico curato,…); presiede il capitolo l’ arcidiacono. Tutti i canonici hanno l’ obbligo di partecipare alla recita quotidiana dell’ Ufficio Divino, che avviene nel coro (gli scanni posti dietro l’ altare maggiore e assegnati a ciascun canonico secondo la dignità o l’ ufficio che riveste). Per antica tradizione in una diocesi non solo la cattedrale ha il capitolo dei canonici, ma ci sono anche altre chiese in paesi più antichi e più popolosi che hanno dei canonici, presieduti da un preposto. Per costoro il titolo di canonico è solo onorifico. La chiesa a cui sono addetti si chiama chiesa collegiale. o collegiata. ° I RELIGIOSI
Prima delle leggi di soppressione nella Marsica ci sono 14 Istituti religiosi: 2 di Conventuali, 6 di Cappuccini, 1 di Osservanti, 3 di Minori Riformati, 2 Domenicani. Si è riusciti a farne sopprimere solo 4, per cui ne restano aperti 10 con 49 religiosi tra sacerdoti e laici. I tre monasteri di Suore – Benedettine a Tagliacozzo, Domenicane ad Avezzano, Clarisse a Pescina – non vengono soppressi per l’ elevato numero delle religiose, che è di 61 monache. Ci sono anche, in Diocesi, due Istituti della SS. Trinità con 12 suore; e a Tagliacozzo l’ Istituto delle Suore della Carità che si dedicano all’ istruzione delle fanciulle. Ai Religiosi il vescovo De Giacomo fin dalla sua prima lettera pastorale dice: “Ci rallegriamo nel Signore che la maggior parte dei monasteri sparsi per la terra marsicana si siano salvati dalla soppressione; e ci auguriamo che i religiosi insieme al popolo saranno perseveranti nello loro professione”. ° IMPEGNI PASTORALI
Molte sono anche le iniziative pastorali del vescovo De Giacomo. La vita delle popolazioni nella Marsica è sempre molto difficile. Continuano i lavori del prosciugamento del Fucino, che vengono completati solo nel 1876, ma ancora non si vedono i progressi che inseguito porterà la coltivazione agricola dell’ alveo. La situazione economica della gente è precaria, soprattutto nei paesi della montagna marsicana e sono la maggior parte della Diocesi. Ne è una prova la ripetuta richiesta alla Santa Sede della dispensa dalle carni anche in tempo di quaresima, ché la gente non saprebbe come altrimenti nutrirsi, se non può consumare le carni dei maiali allevati in tutte le famiglie.
Sono molti gli interventi che il Vescovo fa per lavori diversi in molte chiese della Diocesi. Negli anni 1878-79 nella Cattedrale di Pescina vengono riparati il tetto, alcune mura e rifatti degli infissi. C’è una lettera di Alessandro Torlonia in risposta al vescovo De Giacomo, che deve avergli chiesto dell’ aiuto per realizzare qualche iniziativa che non conosciamo perché non si trova la richiesta del Vescovo. In essa il Principe dice di non poter soddisfare quanto gli viene chiesto, però “dal canto mio – aggiunge – dovrò occuparmi a suo tempo di far erigere delle chiesuole onde i coltivatori delli terreni prosciugati abbiano il comodo di ascoltare la S. Messa ed adempiervi i doveri religiosi”.
San Benedetto dei Marsi negli ultimi anni, a causa dei lavori nel Fucino, da piccolo villaggio aggregato alla Parrocchia di Pescina, diventa un centro popoloso e il Vescovo decide di creare in esso una cura autonoma, che non è proprio una parrocchia, ma ha una gestione autonoma dalla parrocchia da cui dipende. In alcuni paesi ci sono più parrocchie e il vescovo De Giacomo cerca di unificarle, come decide per Scanzano, dove ci sono le parrocchie d. S. Giovanni Battista. e dei Ss. Cipriano e Giustina, che vengono unificate in un’ unica parrocchia. Così a Cappadocia l’ abbazia di S. Biagio e la prepositura di S. Margherita in Vallefredda vengono unificate sotto il titolo di S. Biagio. A Lecce ne’ Marsi la chiesa di S. Vincenzo Ferreri e la chiesa dell’ Immacolata a Vallemora vengono erette a una sola parrocchia. Questo nel 1874. Nel 1880 anche a Corcumello l’ abbazia di S. Pietro e quella di S. Nicola vengono riunite in una sola parrocchia sotto il titolo di S. Pietro Apostolo.
Continuano le missioni popolari, spesso sollecitate dai parroci. Ricordiamo che queste missioni popolari costituiscono una delle iniziative più efficaci e riuscite per la formazione cristiana del popolo. In genere esse consistono nell’invitare per una quindicina di giorni due o più religiosi particolarmente preparati per questa iniziativa, i quali si fermano nelle parrocchie e mattina e sera incontrano nelle chiese affollate i fedeli per l’ istruzione catechistica e per la celebrazione di particolari funzioni liturgiche. E’ un vero bagno di fede e di devozione che risveglia il popolo. Tante iniziative prese durante le missioni continuano poi ad essere mantenute nel tempo e ad alimentare la fede e la pietà nel popolo.
Molte parrocchie vengono consacrate al S. Cuore di Gesù su invito del Papa. Molti parroci ne fanno una dettagliata relazione. Questa devozione si radica profondamente nei nostri paesi.
Nel febbraio del 1878 muore il papa Pio IX e viene eletto Leone XIII. Il Vescovo invita tutti i sacerdoti a unirsi alle iniziative per il suffragio e la memoria del vecchio Papa e per l’ adesione al nuovo. C’è un lungo elenco di sacerdoti di tutte le parrocchie che aderiscono all’ invito di celebrare la messa per il papa defunto e per un pellegrinaggio alla tomba degli Apostoli e l’ ”attestato di devozione al Santo Padre e a suo spirituale conforto”. In una colletta per un monumento a Pio IX vengono raccolte in Diocesi 500 lire.
La diocesi attraverso suoi rappresentanti partecipa ai Congressi Cattolici del 1879 a Ortona a Mare e del 1880 all’ Aquila. Nel 1883 prendono parte ad un pellegrinaggio a Roma 29 sacerdoti marsicani. Se si pensa alle difficoltà delle comunicazioni in quel tempo, il numero è veramente elevato.
Il vescovo De Giacomo da tempo malato, muore a Bucchianico, suo paese di origine, il 6 agosto 1884. Lascia alla Cattedrale di Pescina “cartelle di rendita pubblica per un valore di lire 250, che devono servire per due maritaggi di lire cento l’uno a favore di zitelle povere ed oneste della città di Pescina e frazioni S. Benedetto e Venere…”. |