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IL VESCOVO ENRICO DE DOMINICIS
(1885 - 1896)
De Dominicis lascia la Marsica
Dopo circa tre mesi di sede vacante in seguito alla morte di De Giacomo, viene eletto e ordinato Vescovo dei Marsi il 10 novembre 1884 mons. Enrico De Dominicis, nato al Avellino nel 1828, sacerdote dal 1851. A Pescina e in tutta la Diocesi è accolto con molta simpatia. Ne sono prova due sonetti composti e dedicati al nuovo Vescovo dall’ abate di Rovere don Enrico d’ Arcangelo e dall’ abate di Villavallelonga don Pasquale Bianchi.
D’Arcangelo: Vieni dei Marsi a roborar la fede a confortar la speme, e in ogni cuore la sacra fiamma del divino amore sfolgori dalla tua augusta sede. Vieni, Presule illustre, il popol chiede da te vieni, Berardo successore, di sue virtù tu dia nuovo splendore che sia al gran desir santa mercede!... Vieni! ed irradia di tua luce il clero. L’ umile esalta, ed il superbo infrena. Bando ai delatori, onore al vero. Allor con lieto amplesso, in un sorriso, Giustizia e Religion tornano a vita. E avrem così in Pescina un Paradiso!...
Il sonetto di Bianchi: Novello campion, che dal Ciel chiamato nel marsico suol a porre il piede, ivi l’ Eterno stabilì tua sede, lieto vivrai fin che esali il fiato. Dì e notte fosti da noi aspettato onde con zelo e con tua vera fede al Lion che rugge e le nostre alme lede schiacciasti il capo con tua sola entrata. Son paghi i cuori dei cari figli che di padre privi e di pastor son pecorelle erranti fra perigli. Mentre Satanno già si rode il cuore vederci sciolti dai suoi fieri artigli: fu a noi provvido il Divin Fattore. ° LA CATTEDRALE
Finite le celebrazioni per l’ accoglienza del nuovo Pastore, cominciano i problemi di un governo pieno di difficoltà. In una relazione del vescovo De Dominicis, datata Maggio 1885 – dopo pochi mesi che è entrato in Diocesi - col titolo “Memoria per la Chiesa Cattedrale”, apprendiamo che in seguito alle leggi dell’ incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato viene assegnata “la somma annua di 1675,69 lire, la quale depurata della Tassa di Ricchezza Mobile e della Tassa di Manomorta di lire 268,50, si riduce a lire 1407,19, col quale meschino residuo impossibile tenere aperta al culto detta chiesa Cattedrale e quella del protettore S. Berardo, alla quale detta rendita anche appartiene. E solo per gli addetti al servizio, per l’ organista, per il bucato, per l’ostia, per l’ olio servibile alla manutenzione di due lampade si spendono lire 673; per la cera poi si ha pure il rispettivo consumo, senza sfarzo, di lire 500,00; vengono a rimanere appena lire 234,00 servibili per una dotazione a pochi legati di lire 203,30. Si vede bene che il supero rimane quasi zero…”. I tetti della chiesa sono deperiti e l’ umidità penetra nelle volte, nella pareti e scrosta l’intonaco, per cui il Vescovo chiede “un regolare sussidio e un assegno di manutenzione di almeno 900,00 lire”. Ancora dopo cinque anni, nel 1890, il problema economico della Cattedrale di Pescina è ancora vivo e irrisolto. In una lettera al Ministro Guardasigilli il Vescovo sottolinea che …alla prebenda del Canonicato curato di questa Cattedrale viene attribuita una somma annua di lire nette 1946,24. Forse in altre epoca si ritraeva detta somma, ma dopo il prosciugamento del lago Fucino sono stati tanto deprezzati i fondi tutti di queste contrade, che non si ha più da essi quel reddito che prima se ne aveva…”. ° IL CLERO
La situazione del clero risente fortemente delle condizioni alle quali è sottoposto per le leggi di soppressione e di incameramento dei beni. Per compensare i parroci dell’ esproprio dei benefici il Governo assegna una certa somma, detta congrua che ritiene proporzionata al reddito dell’ ex-beneficio stesso. Questo dovrebbe assicurare il sostentamento del clero. Ma sentiamo cosa dice il vescovo De Dominicis in una lettera al Subeconomo del Governo (il funzionario locale che risiede in Avezzano, e che amministra i beni del Fondo Culto aggregato al Ministero di Grazia e Giustizia): “Mi giungono continuamente insistenti reclami da parte degli Economi Curati (i parroci) di questa Diocesi, i quali non possono essere soddisfatti di quel poco che ad essi trovasi assegnato, se non a fine d’anno. “Se da una parte il Subeconomo avrà le sue ragioni, perché forse esigeva a quell’ epoca tutte le rendite dei benefici curati, dall’ altra debbo interessarmi della posizione difficile in cui trovansi i suddetti Economi Curati, i quali, privi di mezzi, debbono quotidianamente provvedersi del necessario alla vita per non morire di inedia; e quel che più mi addolora è che non ho al momento come rimediarvi. Mi veggo perciò costretto a reiterare a V.S. Ill.ma le preghiere dirette altre volte dalla necessità di dare quanto prima i provvedimenti efficaci per far cessare questo stato critico ed interessarLa a disporre che in ogni fine di mese tutti gli Economi Curati siano soddisfatti dal Subeconomo di quanto ciascuno compete…” Nei dieci anni del governo pastorale di mons. De Dominicis intercorre una fitta corrispondenza tra il Vescovo e il Subeconomo di Avezzano, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei benefici incamerati dallo Stato e la congrua, il sussidio cioè che in cambio questi concede all’ ecclesiastico investito dell’ incarico a cui era annesso l’ex-beneficio. Fra le altre disposizioni che complicano la burocrazia del tempo c’è anche quella, che nel periodo in cui l’ufficio rimane scoperto per mancanza del titolare, la congrua non viene corrisposta, e, dopo la nomina del nuovo titolare questi deve aspettare l’ approvazione dell’ autorità governativa, l’ assenso regio. C’ anche il fatto che questa cosiddetta congrua concessa dallo Stato non è una quota fissa e uguale per tutte le parrocchie, ma essa è proporzionata alla consistenza del beneficio che la parrocchia aveva prima dell’ esproprio: e la valutazione la fa lo Stato.
Conferma la precaria situazione in cui versa il clero una lettera di De Dominicis ad suo amico, Mons Carlo Nocella di Roma, con la quale chiede di procurargli delle offerte di ss. messe da far celebrare ai preti più bisognosi della Diocesi “per sopperire alla meglio ai tanti bisogni che di giorno in giorno si fanno più rilevanti”. L’ amico risponde che è riuscito ad ottenere dal Santo Padre la somma di mille lire per la celebrazione di mille messe “ad mentem dantis”, come si dice allora, cioè secondo l’ intenzione dell’ offerente.
Non mancano altri grattacapi al Vescovo per il comportamento di alcuni sacerdoti. Ad esempio, a Celano, dopo la morte del preposto Angelo Barbati, il Vescovo propone alla successione il canonico Gaetano Bonanni, ma sia gli altri preti del paese sia i laici delle confraternite chiedono che venga nominato un certo Enrico Gualtieri, che tra l’altro è della diocesi dell’ Aquila e pare che sia conosciuto come “grande predicatore”, con petizioni scritte al Vescovo. Alla fine la spunta il Bonanni. Il Vescovo deve intervenire pure per ovviare all’ inconveniente non di rado verificatosi, che si predichi la divina parola, sia con orazioni panegiriche, sia con discorsi morali, senza essersi prima ottenuta la debita licenza” Per cui ordina “che almeno un mese prima dal giorno in cui dovrà aver luogo la predicazione si presenti analoga domanda da chi ha ricevuto l’ invito per la recita del discorso da pronunziarsi, se è di questa Diocesi, o altrimenti dai Deputati della festa che deve celebrarsi; Tanto l’ oratore diocesano, il quale azzardasse predicare senza la necessaria licenza, quanto il Parroco locale che lo permettesse a chiunque, restino ipso facto sospesi per un giorno dalla celebrazione della Messa”.
In complesso però i preti della Marsica, che sono ancora oltre duecento, adempiono i loro doveri con fedeltà, come risulta anche dalle relazioni che fanno al Vescovo per alcuni adempimenti ad essi richiesti in più circostanze. ° IL SEMINARIO
Il Seminario di Pescina durante il governo pastorale di De Dominicis ha una vita piuttosto regolare, anche se continuano a presentarsi i soliti problemi: la situazione economica, il personale insegnante, le vacanze, la disponibilità dell’ edificio in cui convivono seminaristi e alunni esterni. Tutto sommato, però, la situazione va migliorando. Nel 1892 egli dedica una lettera pastorale al Seminario e ai seminaristi. “Tutti, Vescovi cioè – scrive – Canonici, Parrochi, Preti Laici, uomini, donne, e segnatamente coloro che sono posti da Dio a capo dei paesi e delle famiglie hanno l’ obbligo in coscienza, ciascuno secondo la propria posizione, ed i mezzi di cui può disporre, di procurare alla Chiesa ed alla Società buoni ecclesiastici e santi operai”. Il Vescovo si impegna ad erogare sussidi “a favore di quei giovani che, pur mostrando buone disposizioni di spirito e svegliatezza d’ ingegno, a causa delle ristrettezze finanziarie di famiglia” non possono pagare la retta del Seminario, che viene fissata in 300 lire annue, da poter versare in tre rate: per i più poveri viene ridotta di 50 e di 100 lire. Continua poi ad informare che ha fatto arredare le camerate del Seminario con comodini e “lettiere di ferro”, giacché prima i ragazzi dovevano portare tutto da casa. “Il Seminario anche in questo anno avrà oltre le Scuole di Scienze Sacre e del 2° Corso di Filosofia, tutte le classi ginnasiali, e, se lo esigga la necessità, anche qualcuna delle classi elementari”. Nel 1893 il numero dei seminaristi è cresciuto ed il Vescovo decide di alzare un terzo piano sul fabbricato esistente, incaricando un architetto per l’ eseguibilità del lavoro e per il progetto. La Deputazione del Seminario approva l’ iniziativa. Per le spese si impegna lo stesso Vescovo ad affrontarle senza gravare “sulle scarse rendite del Seminario, con i mezzi che la Provvidenza gli offrirà”. L’ anno seguente, quando già è stato trasferito ad Amalfi e rimane Amministratore Apostolico dei Marsi, De Dominicis emana un Regolamento “per Chierici e Novizi di questa Città che frequentano le Scuole del Seminario come alunni esterni e per i Seminaristi nel tempo che dimorano nei propri paesi”. In esso di dice, fra l’altro, che devono presentare domanda al Vescovo per essere ammessi; “incederanno sempre in decente veste talare… nei giorni destinati all’ insegnamento accederanno all’ ora stabilita al Pio Luogo, e si tratterranno nella sala loro destinata mantenendo un rigoroso silenzio;… Né a scuola né altrove avranno mai colloquio e comunicazione di sorta con alunni esterni… Si asterranno dai giuochi di carte di ogni sorta sia in pubblico che in privato, e mai si tratterranno nelle botteghe, nei caffè od in altri pubblici ritrovi…I signori Parroci della Diocesi spieghino un’esatta vigilanza sulla condotta dei seminaristi nei tempi che dimorano nei proprii paesi… Che debbano assistere ogni mattina alla s. messa, fare ogni giorno la visita a Gesù Sacramentato… che abbiano cura di istruire uno o più fanciulli nella Dottrina Cristiana…”. ° LE FESTE PATRONALI
Durante l’ episcopato di mons. De Dominicis si agita a lungo e con animosità il problema delle Feste Patronali. Allora, come oggi, nei nostri paesi le feste sono occasione, non solo di devozione e di pratica religiosa, ma anche di divertimento popolare che forse poco hanno a che fare con la devozione religiosa. Abbiamo già notato ripetutamente la povertà in cui versa la Marsica, specialmente nel periodo di cui stiamo trattando. La situazione precaria del clero e la trascuratezza cui inevitabilmente sono abbandonati gli edifici sacri fanno uno stridente contrasto con le spesse eccessive che periodicamente si fanno in occasione delle feste patronali. In una nota del Sindaco di Pescina al Vescovo si dice: “dovunque sono stato ho visto alla feste religiose associarsi le corse di cavalli, i giuochi in piazza, le baldorie per le vie, le ubriachezze pomeridiane, i fuochi artificiali, che nulla hanno a che fare con la devozione ai Santi che si celebrano..” Il Vescovo interviene in modo drastico affinché i fondi raccolti per le feste patronali siano destinati alla riparazione e manutenzione delle chiese con un decreto del 13 luglio 1886. Cerca di interessare oltre i parroci, i Comitati per le feste e persino i Sindaci. Ma ottiene ben poco. Lo stesso sindaco di Pescina, già citato, dice “Si può impedirlo?... Io credo di no: per la semplicissima ragione che non esiste alcun articolo di legge che lo proibisca… Se questo avesse turbato in qualche modo la pace del Paese o l’ordine pubblico, sarebbe stato mio debito di provvedere. Ma non essendo ciò accaduto, io non poteva far nulla per impedirlo….” Dello stesso tenore è la risposta del Sindaco di Carsoli e di altri Sindaci. Naturalmente anche i parroci fanno le loro osservazioni alla decisione del Vescovo, soprattutto mettono in risalto le difficoltà che incontrano nel trattare con i loro fedeli questo spinoso problema. ° ALTRE ATTIVITA’ PASTORALI
Tra le attività pastorali del vescovo De Dominicis ricordiamo i suoi interventi caritativi per le persone che a lui si rivolgono, fin dal primo anno del suo ingresso, per avere aiuti. Si tratta di povera gente che non ha di che mangiare e di come provvedere alla famiglia.
Il Vescovo ci tiene ad essere informato sulle attività soprattutto liturgiche delle parrocchie e i parroci puntualmente mandano dettagliate relazioni di come e quando si svolgono nelle singole parrocchie. Egli tiene un continuo contatto anche le confraternite. Continua la tradizione delle missioni al popolo e quella dei predicatori quaresimali, almeno a Pescina. Anzi, in una nota del 1891 si legge che il Comune di Pescina stanzia 170 lire per il predicatore; poi però si crea un contenzioso fra il Vicario Generale e il Comune perché quest’ultimo interrompe l’erogazione del contributo negli anni seguenti.
Durante i circa dieci anni del suo episcopato mons. De Dominicis compie due visite pastorali percorrendo tutta la Diocesi. Consacra l’altare maggiore nella Collegiata di Trasacco il 25 maggio 1885; l’anno seguente consacra anche l’ altare maggiore della cattedrale di Pescina e dedica un altare a S. Sabina e a S. Berardo. Egli si prefigge anche di creare le due parrocchie di S. Benedetto dei Marsi e di Venere, divenuti ormai – dopo il prosciugamento del Fucino - due centri popolosi ed importanti, anche se continuano a far parte della parrocchia di Pescina. Però deve rinunciarci perché il Fondo Culto del Ministero di Grazia e Giustizia rifiuta di concedere la congrua, non essendo esse dotate di beneficio né di rendita alcuna.
Il vescovo De Dominicis continua a esortare i parroci, secondo gli inviti e gli interventi della Santa Sede, per favorire la devozione al S. Cuore e al S. Rosario, che in Diocesi sono ben recepite e coltivate. Invita alla devozione alla Santa Famiglia per la difesa e il culto della famiglia cristiana. Nel 1891 Leone XIII emana l’ enciclica Rerum Novarum e l’ anno seguente la diocesi dei Marsi è presente al Congresso Cattolico Italiano.
Riportiamo infine una lieta notizia. Nel 1891 il canonico LORENZO ANTONELLI, nato a Tremonti, economo curato della cattedrale, vice rettore e poi rettore del Seminario di Pescina, è eletto Vescovo di Venosa. ° DE DOMINICIS LASCIA LA MARSICA
Il 21 maggio 1894 mons. Enrico De Dominicis viene trasferito alla sede arcivescovile di Amalfi, ma rimane Amministratore Apostolico della Diocesi dei Marsi fino al 30 giugno 1895. Nel lasciare la Marsica egli dona al Seminario un pianoforte, che il Capitolo accetta volentieri e ringrazia. Indirizza ai sacerdoti e ai fedeli in data 10 luglio 1895 una lettera di saluto “come Vescovo e come Padre”. Tra l’ altro dice: “Raccomando a tutti di ben conservare quella fede che vi fu portata da S. Marco Galileo, e poi da S. Rufino e Cesidio. Procurate di essere fedeli cristiani non solo di nome… Lascio a tutti come eredità la devozione alla S. Famiglia di Nazaret, e quella del vostro gran protettore e patrono S. Berardo…” Dal 1 luglio 1895 lo sostituisce come Amministratore Apostolico mons. AMERICO CIALENTE, vescovo ausiliare dell’Aquila: ne dà l’annuncio alla Diocesi il delegato vescovile canonico decano Domenico Tabassi. Mons. De Dominicis muore ad Amalfi il 17 giugno 1908. |