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MONS. PIO MARCELLO BAGNOLI
(1911 - 1945)
Il 6 dicembre 1910 il papa Pio X nomina vescovo dei Marsi Fra Pio di S. Giuseppe dei Carmelitani Scalzi, che si chiamerà Pio Marcello Bagnoli, riprendendo, da vescovo, anche il nome di Battesimo. Egli nasce a Lucignano Val di Pesa (FI) il 16 giugno 1859, riceve la consacrazione a Roma il 22 gennaio 1911 e fa il suo ingresso in Diocesi, a Pescina, il 22 maggio dello stesso anno. Non ci dilungheremo sul governo pastorale del vescovo Bagnoli, nonostante che sia stato il più lungo, poiché ci sono due ottimi lavori che lo trattano: la biografia di “Pio Marcello Bagnoli, Vescovo dei Marsi” di mons. Giuseppe Di Iorio, già citato, edito nel 1998; e la pubblicazione di tutta la documentazione, che riguarda il terremoto del 1915 e altri dati, esistente nell’Archivio Storico della Diocesi dei Marsi, a cura di Stefania Grimaldi, edita nel 2005. Ci limiteremo a qualche accenno per la continuità della nostra narrazione. Mons. Bagnoli trova la Diocesi dei Marsi in uno stato critico. “La vita e i costumi di non pochi sacerdoti non erano più conformi all’ onestà a alla santità dei ministri di Dio. In qualche parrocchia dove operavano più sacerdoti, la fraternità era soffocata da rivalità, discordie, manifestazioni di odio… Alcuni sacerdoti si dedicavano al gioco nelle pubbliche piazze…” Naturalmente tutta la vita cristiana delle parrocchie risente di questo comportamento dei pastori e degenera in trascuratezza e abusi di vario genere. Il Vescovo Bagnoli si mette di lena ad affrontare la situazione con energia e capacità non comuni. Il motto del suo stemma araldico: “Fortiter et suaviter” caratterizza tutta la sua azione. Ma durante il suo lungo episcopato nella Marsica - trentacinque anni circa - dovrà affrontare le dure prove che gli eventi gli preparano. Il terremoto del 1915, la prima guerra mondiale, il primo dopoguerra e il fascismo, la seconda guerra mondiale: tutto sembra che voglia contrastare con accanimento l’opera di risanamento e di ricostruzione, continuamente ricominciata da capo dopo ogni triste evento.
La pastorale di Bagnoli è fortemente influenzata anche dal cambiamento di cultura, di mentalità, di possibilità, di modi di vivere, che, sebbene nel nostro ambiente si verificano con un certo ritardo rispetto ad altri, cominciano ad essere influenzati dalle novità già in atto negli anni del suo governo episcopale. La ferrovia Roma-Pescara - che attraversa l’intera Diocesi da Ovest e Est - facilita le relazioni e i viaggi, l’invenzione dell’ automobile favorisce le comunicazioni, anche se all’ inizio è solo un privilegio dei più ricchi, ma, tra l’altro, incrementa la corrispondenza epistolare, che ora viene fatta attraverso i postali, e nello stesso tempo rende più facili gli spostamenti, le terre del lago prosciugato cominciano a dare notevoli vantaggi economici nell’ area del Fucino e impoveriscono le zone di montagna, la stampa si diffonde con facilità; tra un conflitto mondiale e l’altro arriva anche la radio; e più di ogni altra cosa si diffonde l’ uso dell’ energia elettrica, un’ autentica rivoluzione nei costumi e nelle abitudini. Sono solo dei rilievi parziali che ci permettono di immaginare quale impegno richiedano a un Vescovo che sente la necessità di aggiornare la pastorale, perché la vitalità della Diocesi non ceda il passo al resto della realtà sociale.
Mons. Bagnoli riesce a migliorare la situazione del clero diocesano con incontri, richiami, convegni, esercizi spirituali. Per la formazione e la preparazione dei giovani preti il Papa Pio X vuole e fa attuare un’ istituzione che si rivelerà provvidenziale. Viene fondato ed eretto il Seminario Ragionale abruzzese a Chieti, dove i giovani che si preparano al sacerdozio frequentano le tre classi del Liceo Classico e gli anni di Teologia, in un ambiente destinato e attrezzato solo per questo scopo, con personale direttivo e insegnante qualificato. I vantaggi sono immediati. Nonostante tutto, nei rapporti con il clero, Bagnoli incontra non poche difficoltà, sia per il suo carattere caparbio e severo sia perché non tutti accettano i metodi e i rimedi proposti. Ci sono delle defezioni, degli scontenti, ecc.. Ma il clero marsicano, nel suo complesso, si riabilita ed esprime anche personalità di valore e di spicco, che emergono nella vita ecclesiale e sociale della Diocesi: accenniamo appena al Servo di Dio don Gaetano Tantalo.
L’avvenimento storicamente più qualificante, non solo per il governo episcopale di mons. Bagnoli, ma per la storia della Marsica, è il trasferimento della sede episcopale da Pescina ad Avezzano. Abbiamo già parlato dei precedenti tentativi, che durano ormai da un secolo. Ebbene, il vescovo Bagnoli prende la decisione definitiva. Il terremoto del 1915 procura gravissimi danni alla cattedrale, al seminario e all’ episcopio di Pescina. Al Vescovo viene offerto, come abitazione provvisoria, il palazzo ducale di Tagliacozzo, dove egli si trasferisce con gli uffici di Curia. Nel frattempo riesce a costruire ad Avezzano, quasi completamente distrutta dal sisma, con i contributi del Governo e del papa Benedetto XV, il nuovo episcopio e il seminario, dove il Vescovo prende residenza nel 1921 con tutti gli uffici della Curia diocesana. Il 16 gennaio 1924 ottiene il decreto ufficiale di trasferimento della sede vescovile in Avezzano da parte della Santa Sede e il 13 marzo dello stesso anno il Regio Assenso da parte del Re d’ Italia. Ad Avezzano il terremoto ha distrutto completamente la chiesa più importante, S. Bartolomeo, mentre S. Giovanni e le altre chiese hanno subito danni gravissimi. Viene eretta appena dopo il terremoto la chiesa di S. Giuseppe, ora in via Crispi. Bagnoli il 15 aprile 1924 emana un decreto in cui stabilisce che “L’attuale chiesa di San Giuseppe in Avezzano, a datare da oggi, fino a quando non sarà riedificata la chiesa di S. Bartolomeo, fungerà da chiesa Cattedrale”. Intanto il Vescovo inizia le pratiche per la costruzione della nuova cattedrale di Avezzano, che sarà inaugurata, sebbene non ancora completata, in occasione del Congresso Eucaristico Diocesano nel 1937. Viene poi benedetta il 22 gennaio 1942 in piena seconda guerra mondiale. L’anno seguente, durante l’occupazione tedesca, la città subisce i bombardamenti che procurano ancora più danni del terremoto: la cattedrale è colpita gravemente.
Il vescovo Bagnoli compie cinque visite pastorali durante il suo episcopato, scrive venticinque lettere pastorali, tiene il sinodo diocesano nel 1935. Nel settembre del 1937 celebra il Congresso Eucaristico Diocesano, chiuso il 5 dello stesso mese con la partecipazione del card. Marmaggi ed altri dieci vescovi, fra i quali il patriarca di Venezia, Piazza. Il Congresso è seguito dalle Giornate Mariane, anticipando di un anno il centenario dell’incoronazione della Madonna di Pietraquaria.
Bagnoli favorisce ed incoraggia con decisione l’ istituzione dell’ Azione Cattolica in tutte le parrocchie e ne celebra con entusiasmo ricorrenze e raduni diocesani e nazionali. Egli emana disposizioni per l’insegnamento del catechismo e dispone controlli perché vengano adempiute nelle parrocchie.
In occasione del terremoto del 1915 è venuto ad Avezzano don Orione a portare aiuto e da allora l’ opera dei Figli di Don Orione si è incrementata ed è rimasta un’ istituzione permanente nella Diocesi, incoraggiata e appoggiata da mons. Bagnoli.
Sotto le macerie del terremoto in Avezzano restano anche le Suore Domenicane. Sopravvivono le Suore Zelatrici del Sacro Cuore nella loro casa presso la parrocchia di S. Giovanni. Il Vescovo ne favorisce l’ opera e le iniziative, tanto che, in seguito, l’ Istituto delle Suore del Sacro Cuore diverrà un’ istituzione caratterizzante della città e sarà anche “Sede della Provincia Religiosa dell’ Italia Centro-Meridionale”.
Il carattere impulsivo e caparbio di mons. Bagnoli fa, in più di una circostanza, prevalere il fortiter del suo motto araldico sul suaviter. Abbiamo già accennato alle difficoltà nelle relazioni con alcuni preti. Basti accennare a una disposizione, contenuta nel Sinodo del 1935, secondo la quale i sacerdoti della Marsica non potevano conseguire la patente di guida, né servirsi della bicicletta per gli spostamenti: disposizione da molti disattesa in aperto contrasto col Vescovo. Il fatto forse più emblematico di questo comportamento rigido e inflessibile di Bagnoli è ciò che accade a Villa San Sebastiano. Brevemente. Alla morte del parroco don Giuseppe D’Andrea, la parrocchia viene affidata a don Giuseppe Bucceri, come economo spirituale, già parroco in altra parrocchia. La situazione si protrae per tre anni e il popolo chiede sempre un suo parroco. In occasione di una festa è invitato a predicare a Villa un certo don Barile, “sacerdote alcolizzato e sospeso dalle confessioni”, come dice lo stesso Vescovo. Questo sacerdote si ferma in paese e la gente gli si affeziona. Bagnoli lo rimuove. Nel frattempo entra in scena un altro sacerdote, don Bernardino Mastroianni, il quale si dichiara fondatore e direttore di un istituto di Suore che, d’accordo con la autorità locali, vogliono aprire un asilo a Villa. Qui il Mastroianni si comporta come se fosse il parroco. Bagnoli interviene per allontanarlo, la popolazione si oppone. Il Vescovo nomina un economo curato per Villa, ma il popolo impedisce che possa celebrare la messa. La situazione si fa incandescente. Bagnoli nomina parroco di Villa don Alfonso Tabacco. La gente vuole il Mastroianni. E’ a questo punto che un gruppo di persone di Villa San Sebastiano invita a venire in paese i pastori evangelici, i quali il 1 gennaio 1931 fanno il loro solenne ingresso nel paese. Scrive il Di Iorio: “I fatti di Villa divennero subito cronaca nazionale ed estera: Per essi mons. Bagnoli, non soltanto per corrispondenza, che è voluminosa, ma personalmente dovette trattare con i suoi superiori ecclesiastici a Roma”.
Gli ultimi anni della vita e dell’ episcopato di mons. Bagnoli sono segnati dalle devastazioni della seconda guerra mondiale. Avezzano subisce ancora distruzioni e danni gravissimi. Il seminario diocesano, dove gli alunni frequentano l’ intero corso ginnasiale di cinque anni, è gravemente danneggiato, tanto che nel 1943-44 i seminaristi restano a casa, e l’anno seguente sono ospitati nel seminario diocesano dell’ Aquila. Il 12 gennaio 1944 la cattedrale è colpita dai bombardamenti e gravemente danneggiata. Solo la chiesa di S. Giuseppe rimane illesa e torna a fare da cattedrale e tale resterà fino alla fine del conflitto. Il 22 e il 23 maggio del ’44 Avezzano è di nuovo quasi completamente distrutta. Anche il vescovo Bagnoli deve sfollare e si reca il 24 maggio a Castelnuovo, ospite del parroco don Biagio Saturnini. Rientra ad Avezzano il 15 giugno, ospitato della famiglia De Vincentis. Appena riattivato il primo piano dell’ episcopio, egli torna a svolgervi in pieno la sua attività.
Mons. Pio Marcello Bagnoli ha raggiunto l’ età di 85 anni, quando cessa di vivere la mattina del 17 gennaio 1945 nell’ episcopio da lui costruito. Viene sepolto nella cripta della Cattedrale di Avezzano. Lascia un’impronta profonda nella vita religiosa e civile di Avezzano e della Marsica. A lui verrà dedicata una delle arterie principali della città.
Un’ultima curiosità su mons. Bagnoli. Fra gli altri titoli egli si fregia anche di quello di “conte”. Mons. Di Iorio ci informa che questo titolo di “conte” Bagnoli non l’ ha ereditato dalla sua parentela, ma gli è stato attribuito dal papa Pio XI il 2 luglio 1927 con una comunicazione, nella quale è detto: “…con questa lettera e per Nostra autorità ti facciamo e ti creiamo Conte, dal titolo e privilegi dei Vescovi Assistenti al Soglio Pontificio”. |