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I PRETI RIDONO E FANNO RIDERE

Anni 1990

Essere più buoni

Aschi Alto. Un paesino incastonato tra i monti dell' Abruzzo centrale a circa 1200 m.s.m.. Popolazione vivacissima e piena di attività. Una domenica vennero a servire la messa due bambine delle elementari. Contrariamente a quanto prevedevo, si mantennero ferme, educate, precise: due angioletti, per tutta la messa compresa la predica. Alla fine, appena rientrati in sacrestia, esplosero in tutta la loro compressa vivacità. Le rimproverai, dicendo loro:

- Se non sarete più buone, vi pisto!

Una di esse, con un sorriso da inebriare l'anima, mi chiede:

- Ma che cosa dobbiamo fare per essere più buone?

Che cosa avreste risposto Voi?  Anch'io sono rimasto per un istante perplesso. Poi, siccome non sono mai diventato un cristiano adulto, ma, nella fede, sono rimasto sempre un lattante - come dice S. Paolo - risposi:

- Quando avete fatto le cattive: avete disubbidito a mamma, non avete studiato, avete detto una bugia, avete litigato coi compagni... pensate sempre e dite: "Però... Gesù mi vuole bene lo stesso".

Anni 1980

Il Saluto finale

Alla messa vespertina era venuta una giovane signora, già collaboratrice parrocchiale, ora trasferitasi nella residenza del marito e tornata in paese a trovare i genitori. Portava con sé il figlioletto in età da asilo. S'era fermata all' ultimo banco banco, prevedendo di uscire subito se il bambino avesse dato disturbo. Invece questi per tutta la celebrazione era rimasto in silenzio, immobile, senza dare alcun fastidio: un angioletto. Alla fine della messa dò, secondo le rubriche, il saluto finale;

-  La messa è finita: Andate in pace:

- Yaoooooh! - fu la risposta del bambino.

     Anni 1930         

Il Vescovo e il Prete istupidito

Il Vescovo chiama un suo prete per fargli un richiamo.

- Che cosa hai combinato? - gli dice - Come l' ha potuto fare? Ti sei proprio stupidito!

- Eccellenza - risponde il prete - il Padre Eterno lascia cadere le croci dal cielo sulla terra: dove cascano, cascano. A lei è caduta sul petto e l'hanno fatta Vescovo, a me è caduta sulla testa e mi sono stupidito...

  

Anni 1950             

La predica di Padre Vittoriano

     Quando ero ancora seminarista, studente di Liceo nel Seminario Maggiore, mentre stavo in vacanza dai miei, andai a trovare mia nonna, che abitava in una casa circondata da un orto abbastanza grande. La trovai affaccendata in mezzo alle piante. Mi fermai con lei più che per aiutarla, perché mi piaceva starle vicino. Ad un certo punto essa mi disse:

- Questa mattina sono stata  alla chiesa di S. Francesco e ha detto la messa padre Vittoriano.

      Padre Vittoriano era un predicatore di grido, come si diceva allora, e calpestava tutti i pulpiti della Regione.

      Nonna continuò:

- Padre Vittoriano ha fatto una predica! Ma che predica! Proprio una bella predica!  -

E dai che insisteva con la predica di padre Vittoriano.  Io non volevo contraddirla. Ma lei continuava. Alla fine le ho chiesto:

- Mammé (=nonna), ma che cosa ha detto?

(versione originale):   -   Fije mé, i qu 'nn'è ditt'?     (traduzione in lingua volgare):  Figlio mio, ma che cosa non ha detto?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

Anni 1960                 

La moglie ai preti

 

Il mio carissimo confratello, segretario del Vescovo, aveva accompagnato quest'ultimo a Roma per la sessione inaugurale del Vaticano II. Il giorno appresso è tornato in Diocesi a mi ha riportato il seguente aneddoto.

Un gruppo di giovani sacerdoti va a trovare un prete vecchio, che anche nel mese di luglio porta la sciarpa avvolta intorno al collo. Durante la conversazione una dei giovani dice al vecchio:

- Don Francé', sai una cosa? Mo', ai preti, gli danno la moglie!

- Ehh?!

- Mo', ai preti, gli danno la moglie!

- Non sento!

- Mo', ai preti, gli danno la moglie!

- Ah! E a me, me li danno gli arretrati?

 

Anni 1960                       

Sempre sulla moglie ai preti

Lo stesso confratello, nella stessa occasione, me ne ha riportato un'altra.

Due Vescovi, a piazza S. Pietro, vanno verso la basilica per la prima sessione del Vaticano II.

Uno chiede all' altro:

- Che dici: gliela diamo la moglie ai preti?

- Noi non ce lo ricorderemo - risponde l' altro - Se lo ricorderanno i nostri figli.

 

Anni 1930                

I bicchieri e la sete.

 

Nei tempi passati, quando non c'era l' automobile, le strade non erano asfaltate, anche l' elettricità era ridottissima, un povero prete che veniva inviato in un paesino di montagna usciva, si e no, un paio di giorni all' anno dal suo ambiente primitivo e per lo più analfabeta. Era facile cedere alla tentazione di andare alla bettola per passare un po' di tempo, come del resto facevano tutti, e bere del vino, unica bevanda a disposizione.

Non era difficile esagerare. E lo scandalo dei fedeli era inevitabile.

Un giorno una commissione di uno di questi paesi andò dal Vescovo ad accusare il proprio parroco ché beveva troppo. Il Vescovo cercò di minimizzare, ma quelli insistettero:

- L' altra sere alla cantina di CIccio s' è bevuto tre litri di vino!

Il Vescovo cercò di rabbonire quei fedeli: li benedisse e li salutò. Poi, però, chiamò il prete e gli fece una bella lavata di capo.

- Ma perché fai queste cose: te ne vai a bere senza ritegno...

- Eccellenza,  un  bicchiere di vino non è poi la fine del mondo.

- Ma che bicchiere! L' altra sera alla cantina di Ciccio hai bevuto tre litri di vino.

- Eccellenza, il vino che ho bevuto te l' hanno detto, ma la sete che tenevo non te l' anno detta!

 

Anni 1930                             

Le scarpe in Paradiso

Mille anni fa, quando io ero ragazzo, non esistevano giocattoli, se non quelli che ci fabbricavamo da noi con tavole e ferro filato o altro materiale reperibile a caso; né c'erano divertimenti all' infuori di quelli che riuscivamo ad inventarci da noi.

Un pomeriggio io e Franchino, compagni inseparabili e di tutte le avventure, non sapevamo proprio che fare. Ad un certo punto Franchino mi dice:

- Vogliamo andare a sentire piangere il morto?

Era morta una povera donna poco lontano da casa. Non aveva figli e viveva solo col marito.

Ci muovemmo e andammo alla casa della morta.  Ci affacciammo alla porta e vedemmo la gente seduta attorno alla bara e il marito che piangeva la moglie che si chiamava Maddalena

- Bella mé, la stella mé, (bella mia, la stella mia);  Matalé,bella mé, Matalé,  l' àngel' dell' Apucalìss' (Maddalena, angelo dell' Apocalisse).

Erano poveretti e alla morta avevano comperato un paio di scarpe dozzinali, di cartone, giusto per mettergliele alla bara. Il marito nella sua semplicità capiva che quelle scarpe non valevano niente.  E continuò:

- Matalé, bella mé; Matalé, 'n paradis' stan' sempr' a ballà i a ti sse scarp' è na strusciata sola  (in paradiso stanno sempre a ballare, ma per te queste scarpe sono sono solo una strisciata).