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° Torna alla pagina di apertura IL SERVO DI DIO DON GAETANO TANTALO
LE DATE DELLA SUA VITA 1905 Don Gaetano Tantalo nasce a Villavallelonga (AQ) il 3 febbraio 1905 da Luciano e Maria. Il giorno dopo viene battezzato. 1912 Il 29 settembre 1912 riceve la Prima Comunione e la Cresima. 1915 1113 gennaio 1915 rimane gravemente ferito sotto le macerie della scuola di Villavallelonga, crollata per il noto terremoto. Viene trasportato a Roma. Guarisce. Gli resta come ricordo una cicatrice sulla fronte. 1923 Nel novembre del 1923 entra nel Seminario Regionale di Chieti. Durante il corso degli studi si distingue per le sue doti eccezionali di apprendimento e per la sua condotta esemplare. Rendono testimonianza di ciò i ricordi dei suoi professori e dei compagni di scuola. 1930 Il 3 agosto 1930 riceve il diaconato dal Vescovo di Avezzano, Mons. Bagnoli. Il l0 agosto è ordinato sacerdote. Il 15 successivo celebra la sua prima messa al paese natio. Viene nominato vice-parroco della parrocchia di s. Giovanni in Avezzano e, quindi, nell'ottobre dello stesso anno professore del Seminario Diocesano. 1936 Viene nominato parroco di Antrosano e, dopo poco tempo dallo stesso Vescovo di Avezzano, parroco della parrocchia di s. Pietro Apostolo in Tagliacozzo, dove rimane fino alla sua morte. 1940 Don Gaetano ospita una famiglia di ebrei fuoriuscita da Roma per le leggi razziali e la tratta con affetto e rispetto. 1943 Nel 1943 si offre come ostaggio volontario ai tedeschi che vogliono fare una retata per punire gli abitanti di Villavallelonga sospettati di favorire i partigiani. 1947 Il 13 novembre 1947, a soli 42 anni, muore, consumato dalla malattia, ma anche dal suo struggente amore per il prossimo e il Signore. Viene sepolto nel cimitero del suo paese Villavallelonga. 1980 Il 28 agosto 1980 le sue spoglie vengono dislocate nella Chiesa Parrocchiale della cittadina. 1981 L'l1 gennaio 1981 Mons. Biagio Vittorio Terrinoni introduce ed apre il processo canonico per la beatificazione di donGaetano Tantalo. 1995 Il 6 aprile 1995 la Congregazione per le Cause dei Santi emana il decreto sulle virtù del Servo di Dio Don Gaetano Tantalo. CHI È UN SANTO? Quando ho deciso di tracciare un breve profilo del Servo di Dio don GAETANO TANTALO, anch'io mi sono posto la domanda di molti: Chi è un Santo? Come si fa per dire che un uomo è "un Santo" ? Chi decide che uno è "santo" ? E mi è sembrato necessario dare qualche risposta a queste domande - naturalmente in modo breve e, possibilmente, semplice - prima di presentare un esempio di santità nella persona appunto di don Gaetano Tantalo. Diciamo subito che "santo" non è colui che fa miracoli, gesti comunque spettacolari, penitenze eccezionali. Il "santo" non è nemmeno una persona privilegiata, che può vantare caratteristiche e doni fuori del normale. Purtroppo una certa mentalità popolare, a volte poco informata e religiosamente non molto educata, ha portato a credere che la santità consista in qualche cosa di riservato ad alcune persone predestinate particolarmente ad essere influenzate da Dio, quasi in modo magico. Noi preti stessi, quando siamo chiamati a "tenere il panegirico" dei Santi nelle feste, spesso ci lasciamo trasportare dalla facile retorica di presentare il "santo" come qualcuno che sta al di sopra dei comuni mortali, irraggiungibile dai cristiani vivi e presenti, ai quali stiamo parlando. Il Concilio Vaticano II, ricordando l'insegnamento costante della Chiesa, ci richiama ad un concetto molto più concreto e impegnativo della santità. Nella costituzione "Lumen Gentium" è detto; "Tutti i fedeli, di qualsiasi stato o grado, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità... Nei vari generi di vita e negli uffici un 'unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adoranti in spirito e verità Dio Padre, seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria. Ognuno, secondo i propri doni e uffici, senza indugi deve avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità". Pertanto, tutti i cristiani, i battezzati, proprio in forza del Battesimo, sono impegnati sulla via della santità, che consiste, appunto, nel vivere la propria vita secondo la gloria di Cristo, in unione con lui, quanto più intimamente possibile. Questo vivere con Cristo, cioè la santità, non è patrimonio soltanto individuale, qualche cosa che appartiene solo a ciascuno di noi e che riguarda esclusivamente le singole persone. La santità è patrimonio di tutta la Chiesa, cioè di tutto quell’ organismo vivente costituito da coloro che hanno avuto il Battesimo e vivono della vita spirituale, comunicata dal capo, Gesù Cristo. La dottrina cristiana, questa realtà, l'ha sempre insegnata, a cominciare da s. Paolo, il quale la chiamò CORPO MISTICO. Noi, i singoli battezzati, siamo una cellula viva di questo corpo, ognuno con una sua funzione propria, inconfondibile, come inconfondibile e irrepetibile è ciascun' anima. Come una cellula del nostro corpo non può vivere per sé, ma vive perché si trova nell'organismo e, nello stesso tempo, contribuisce alla buona o cattiva salute di tutto l'organismo, così ognuno di noi, come cellula del "Corpo Mistico", vive in quanto è inserita in esso e partecipa la propria vita a tutto il mistico organismo della Chiesa di Cristo. Il Concilio e tutta la dottrina cristiana continuano ad insegnarci che la Chiesa - il Corpo Mistico di Cristo, tutti i battezzati - non comprende soltanto i cristiani che vivono sulla terra e sono ancora incamminati verso il Regno di Dio, ma di essa fanno parte anche i battezzati, le cui anime si trovano nella realtà del Regno e lo vivono in pienezza di comunione col Padre. Insomma, anche coloro, che prima di noi hanno creduto, sperato, sofferto, amato, pregato, continuano ad essere vivi; e l'unione fra noi, ancora incamminati verso la realizzazione del Regno, e quelli che passati prima di noi per lo stesso cammino, già sono pervenuti alla mèta, "non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa" è consolidata dalla perenne comunicazione dei beni spirituali. "A causa, infatti, della loro più intima unione con Cristo, i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità, nobilitando il culto che essa rende a Dio qui in terra" - sono ancora parole del Concilio. È ovvio pensare, a questo punto, che fra tutti i battezzati ce ne siano alcuni i quali s'impegnano più degli altri a percorrere il cammino di unione a Cristo, cercando di realizzare il suo Regno divino in tutte le azioni e in tutti i momenti della loro vita. Ciò avviene in tutte le realtà umane: c'è chi si impegna di più e chi si impegna di meno. Naturalmente le personalità più forti si pongono, una volta conosciute, come esempio agli altri. Proprio questo è il primo aspetto del culto che noi cristiani rendiamo ai "Santi": guardare a loro per imparare come si vive il Battesimo e la fede che professiamo. In forza, poi, della realtà del Corpo Mistico, di cui abbiamo appena parlato brevemente, la santità di queste persone più brave e impegnate nel cammino della fede arricchisce la santità di tutta la Chiesa, di tutto l'organismo mistico dei battezzati. La riserva spirituale da essi accumulata va a beneficio anche di tutte le altre cellule del corpo; anzi, le cellule più deboli ricevono forza e vitalità, riacquistando vigore dallo stato di salute dell'intero organismo. Questo è l'altro aspetto del culto cristiano dei Santi. Sentiamo ancora il Concilio: "Che gli Apostoli e i martiri di Cristo, i quali con l'effusione del loro sangue avevano data la suprema testimonianza della fede e della carità, siano con noi strettamente uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto, e li ha con particolare affetto venerati insieme con la beata Vergine Maria e i santi Angeli, e ha piamente implorato l'aiuto della loro intercessione. A questi in breve furono aggiunti anche altri, che avevano più da vicino imitata la verginità e la povertà di Cristo, e finalmente gli altri, il cui singolare esercizio delle virtù cristiane li raccomandavano alla pia devozione e imitazione dei fedeli. Mentre infatti consideriamo la vita di coloro che hanno seguito fedelmente Cristo,... ci è insegnata una via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità... Veneriamo la memoria dei Santi ancora più perché l'unione della Chiesa nello Spirito sia consolidata dall'esercizio della fraterna carità... Poiché... il consorzio con i Santi ci congiunge a Cristo, dal quale, come da Fonte a Capo, promana ogni grazia e la vita dello stesso Popolo di Dio... Infatti ogni nostra vera attestazione d'amore fatta ai Santi, per sua natura tende e termina a Cristo... Perciò, quando celebriamo il sacrificio eucaristico ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre Vergine Maria, ma anche del beato Giuseppe, dei beati Angeli e Martiri e di tutti i Santi". CENNI SULLA VITA Persone che nella loro vita si sono impegnate nel seguire Cristo e il suo Vangelo fino alla perfezione, per quanto umanamente possibile, nella Chiesa ci sono sempre state. Anche oggi ci sono: alcune viventi, altre da poco scomparse. Fra queste ultime la Chiesa locale della Marsica crede di ravvisarne due: la ragazza Santina Campana (1929-1950), la quale ha saputo accettare e vivere l'incurabile malattia che l'ha portata alla morte a ventun'anni, con gioiosa serenità, unendosi a Cristo sofferente e crocifisso per i fratelli, e il servo di Dio don Gaetano Tantalo, di cui parleremo in queste poche pagine. La prima intenzione era di tracciare una biografia di tipo tradizionale. Ma già altri l'hanno fatto, e con successo. Si è preferito pertanto, alla luce di quanto abbiamo detto nelle pagine precedenti, di cogliere quei tratti della personalità e della vita di questo sacerdote, che lo rendono esempio di vita cristiana e "ricostituente" di santità per la nostra vita religiosa e spirituale. Ecco intanto i dati biografici del suo cammino su questa terra. Don Gaetano Tantalo nasce a Villavallelonga il 3 febbraio 1905 da Luciano e Maria e viene battezzato il giorno 12. Il papà muore nella prima guerra mondiale, e la mamma col suo lavoro - piccolo negozio - tira avanti la famiglia con quattro figli, molto dignitosamente. Ancora bambino di seisette anni Gaetanino - così lo chiamano familiarmente - cade in una fossa di calce viva e ne esce miracolosamente incolume, senza una benché minima ustione o graffiatura: egli dirà sempre che è stata una grazia della Madonna. . Il 29 settembre 1912 riceve la prima Comunione e la Cresima. 13 febbraio 1915. Il terremoto di Avezzano fa 33.000 vittime. Il soffitto della scuola di Villavallelonga cade sugli scolari che sono appena entrati. Gaetanino è gravemente ferito alla testa e, quando lo estraggono dalle macerie, è coperto di sangue e ha gli occhi fuori dall'orbita. Viene subito caricato su un'ambulanza e portato a Roma. Gli resterà una cicatrice in fronte, ed egli spiegherà in seguito al suo amico mons. Palmerini, poi vescovo di Isernia: .. Un ricordo del terremoto. Una pietra mi cadde sul viso, e il colpo fu talmente forte che mi fece uscire gli occhi dall'orbita. Ricordo che la nonna me li pulì col 'zinale' e io stesso li presi con la mano e li rimisi a posto". Nel novembre del 1918 Gaetano entra nel seminario diocesano di Tagliacozzo. È un ragazzo vivace e intelligente, sorridente e socievole. In breve diventa un seminarista esemplare nello studio e nel comportamento, soprattutto per lo spirito di preghiera e di pietà. Nell'autunno del 1923 passa nel Seminario Regionale di Chieti per gli studi liceali e di teologia. La testimonianza unanime dei superiori e dei compagni ci fa conoscere in Gaetano Tantalo un chierico intelligente, con una memoria eccezionale, sempre il primo in tutte le manifestazioni della vita in comune, dalla preghiera ai divertimenti. Sono questi gli anni in cui si manifestano anche certe singolarità dei suoi gusti. Il personaggio storico da lui preferito è Napoleone, Dante lo fa vibrare, Palestrina, Bach, Beethoven sono i musicisti prediletti, Leopardi e Manzoni i più amati; tra i contemporanei predilige Papini. Ormai legge nella lingua originale gli autori greci e latini. Il professore di matematica e di scienze, mons. Padalino, da tutti temuto per la severità, definisce l'alunno Tantalo "un piccolo genio". Durante gli anni di teologia, già prossimo al sacerdozio, don Gaetano viene particolarmente colpito da un "corso di esercizi spirituali" e da due libri: "L'Amore Infinito" di Claret de la Touche e "Storia di un' Anima" di s. Teresina di Lisieux. La spiritualità dell'amore nelle piccole cose di tutti i giorni è particolarmente in voga: è, appunto, la ragazza di Lisieux che, chiusasi in un convento di carmelitane, sublima i piccoli doveri quotidiani e gli inevitabili sacrifici che essi comportano nell'amore infinito di Dio. Le associazioni giovanili di Azione Cattolica fanno della "piccola" santa francese l'esempio più efficace della spiritualità, che è l'anima di ogni apostolato attivo, e Pio XI, dopo averla definita la "stella del suo pontificato", la proclama, lei, piccola suora di clausura per la quale l'orizzonte terreno è chiuso da una grata regolamentare, patrona di tutte le missioni cattoliche, insieme al grande Francesco Saverio, morto in Cina in piena attività missionaria. Don Gaetano aderisce totalmente a questa spiritualità e definisce la sua decisione una "conversione". Certo, da allora molto del suo comportamento diviene più pacato, più responsabile, più intimamente sentito e vissuto. Il 3 agosto 1930 riceve il diaconato dal vescovo di Avezzano, mons. Bagnoli, nella Chiesa di s. Giovanni. Il 10 Agosto è ordinato sacerdote e il 15 celebra la messa solenne a Villavallelonga. Don Gaetano inizia l'attività pastorale, appena dopo l'ordinazione, come viceparroco nella Chiesa di s. Giovanni ad Avezzano. Alla riapertura dell'anno scolastico gli viene dato anche l'incarico di professore nel seminario diocesano. Nel 1936, dopo pochi mesi dalla nomina di parroco di Antrosano, il vescovo gli affida la parrocchia di s. Pietro apostolo a Tagliacozzo, dove rimane fino alla morte, se si eccettua qualche breve periodo per motivi di malattia. E proprio la malattia, accettata e sublimata nella di lui caratteristica spiritualità, che tutto trasforma in amore verso Dio e verso il prossimo, lo porta alla morte, umanamente prematura, ma presa da don Gaetano come lo sbocciare dell'anima alla nuova vita, finalmente apertasi a quell' Amore infinito, verso cui è vissuto, in costante tensione, per 42 anni, nove mesi e dieci giorni: è l'ora del "mattutino" del 13 novembre 1947, quando i rintocchi della campana lo annunziano ai fedeli di Tagliacozzo. L'USO DEI TALENTI Gli scarni dati biografici del servo di Dio don Gaetano Tantalo, che abbiamo appena ricordati, niente dicono di lui se non quel poco che si potrebbe dire di qualsiasi altro prete, prima seminarista e, poi, sacerdote e parroco
nei paesi della diocesi.
Ma don Gaetano le cose che fanno tutti non le fa come tutti le fanno. Abbiamo già accennato come la natura - egli direbbe: "il Buon Dio" - lo abbia dotato di capacità intellettuali al di sopra del normale: intelligenza, memoria, fermezza di decisione, spiccata sensibilità fino alla tenerezza anche per le piccole cose. Ebbene, egli usa tutta questa ricchezza della sua indole nel modo migliore: cioè si impegna ad eseguire i propri doveri, secondo gli incarichi e gli uffici che gli vengono affidati, rifuggendo da ogni tentazione di egoismo, di carrierismo, di opportunismo, di furbizia. Studente seminarista, pur riuscendo sempre il migliore negli studi ed agli esami, mai fa pesare agli altri questa sua superiorità, anzi ci tiene ad apparire come tutti. Basta che un compagno inizi a recitare un verso di Dante, che egli spontaneamente va avanti per terzine e terzine, fino a quando non si accorge che glielo fanno apposta, e ne resta confuso e mortificato. Sentendosi dire che trascura la matematica per applicarsi agli studi letterari, prende il testo di questa poco amata materia dalla maggior parte degli studenti e risolve tutti i problemi del programma svolto; porta poi i quaderni allo stupito professore, che non crede facilmente a quello che vede. Ma ciò che più ci fa restare ammirati è che don Gaetano riesce veramente a studiare con intelletto d'amore. Lo dimostra quando gli affidano una squadra abbastanza numerosa di ragazzi della scuola catechistica, come tirocinio all'insegnamento religioso. Ricorda mons. Padalino, il professore di matematica: "Egli possedeva maniere tutte sue particolari con cui riusciva ad insinuarsi nell 'anima dei fanciulli, i quali rimanevano estatici, ammaliati a sentirlo illustrare le verità della dottrina cristiana, ch 'egli confermava con aneddoti e raccontini, spesso di sua invenzione..." Avuto, da sacerdote, l'incarico di insegnare nel seminario diocesano, riprende i libri e si applica con tutto l'impegno al nuovo compito. In poco tempo si impadronisce della lingua greca, al punto che è in grado di fare perfino delle composizioni, che poi gli alunni recitano nelle manifestazioni e nei saggi "accademici" allora in uso in seminario. Corregge i compiti degli alunni con una precisione e puntualità singolari: a fianco di ogni errore segnato scrive la pagina e il paragrafo della grammatica, che l'alunno deve riscontrare per rendersi conto dello sbaglio. L'alunno prof. Domenico Grande così ricorda don Gaetano: "Le sue non erano soltanto lezioni d'italiano, o di latino, o di greco. Erano continue elevazioni in un piano di spiritualità... Egli agiva come se Dio gli stesse sempre presente...". Quando diventa parroco, mette tutti i suoi talenti per guidare le anime, soprattutto giovanili, ad una spiritualità schietta e robusta. Ce lo testimoniano le lettere, gli appunti, i consigli che lascia scritti. Fra i tanti scegliamo a caso uno qualsiasi, diretto a Giovannina Antenucci di Tagliacozzo: "Giovannina, nel turbine delle tempeste, come sulla via di Pietraquaria, o tra gl'incanti di primavera, come sulla via di Vallepietra, il canto sublime della tua gioventù Eucaristica raccolga sempre le anime innocenti e i cuori verginali più arditi, per orientarli e guidarli vittoriosamente verso le mete raggianti della pace e della letizia cristiana...". Don Gaetano infine vuole rendere un'ultima testimonianza al Creatore per averlo arricchito di tante spiccate qualità. Impara a conoscere la lingua ebraica e se ne impadronisce così bene da chiedere ed ottenere di recitare in questa lingua i salmi del "Breviario". AMORE PER LA NATURA E PER LA MUSICA Quella che noi chiamiamo sensibilità - forse intendendo dire delicatezza d'anmo, capacità di forti emozioni anche per le piccole cose - in don Gaetano si rivela in modo straordinario nell'amore alla natura, alla musica e ai fanciulli: un amore però che lo avvicina sempre di più a Dio. La natura per lui non è qualche cosa che bisogna rispettare per il timore dei danni che potrebbero derivare dall'abuso che se ne fa. Egli ama intensamente le montagne, i boschi, gli animali, il cielo, perché sente una perfetta sintonia fra la sua anima e il creato. Si sforza, potendolo, di conoscere la natura scientificamente, non tanto per umana curiosità, quanto per poterla amare meglio e di più. E va continuamente a fare lunghe passeggiate per i monti e fra i boschi per sentirne le "voci" é sentirsi immerso in essi; e continuerà a farlo anche quando il suo stato di salute si aggrava e il camminare gli procurerà sofferenza e dolore. Anche l'amore per la musica in don Gaetano si manifesta in modo originale. Egli stranamente non sa suonare: forse lo ritiene una civetteria, ma conosce la musica come pochi, soprattutto quella dei grandi maestri classici e il canto gregoriano, di cui tiene il testo ufficiale, il "Liber Usualis", sempre sulla scrivania. Cura meticolosamente l'apprendimento e l'esecuzione dei canti religiosi e liturgici, che insegna armato sempre di un diapason. Quando morirà, troveranno nel portafogli, che tiene in tasca, appunto un piccolo diapason. Ricordando questo amore per la musica del loro parroco, nel 1966 il complesso bandistico di Tagliacozzo prenderà la denominazione "Banda don Gaetano". AMORE PER I FANCIULLI La spiccata sensibilità di don Gaetano trova una delle più significative espressioni nell'amore per i fanciulli. Già si è accennato ad alcuni particolari che ci possono far intravvedere questa caratteristica della sua finezza d'animo. Egli nei fanciulli vede un'immagine reale d'innocenza, che li avvicina a Dio, e a loro dedica tutte le sue attenzioni. Quando da seminarista gli viene affidato il gruppo di fanciulli della scuola catechistica, egli si impegna con tutto lo zelo perché la scuola non si limiti all'insegnamento della dottrina, ma diventi momento di intensa formazione spirituale e religiosa: arriva ad ottenere dai superiori di assistere i fanciulli alla confessione, alla celebrazione della messa solo per loro e, infine, che venga loro distribuita la colazione dopo l'incontro domenicale. Il rapporto con i singoli fanciulli è cordiale e personale. Molti di essi ricorderanno, nell'età matura, don Gaetano e gl'incontri del seminario. Da sacerdote e parroco cerca tutti i mezzi per avvicinare i ragazzi e portarli alla pratica della vita cristiana. Ma l'aggancio più efficace è il richiamo che esercita la sua persona, la trasparenza delle sue intenzioni e del suo comportamento. Egli sa penetrare negli animi con discrezione e sa convincere con amore, riuscendo a cogliere l'originalità di ognuno. Basta un esempio. Quando il Vescovo, nell'estate del 1939, manda don Gaetano a Villavallelonga per farlo riposare e curare, il Servo di Dio scrive dei "pensierini" a ciascuna delle bambine dell'Azione Cattolica di Tagliacozzo. Ad Elia dice: "Elia... rivestita - per sempre - della tua candidissima veste battesimale, tu getterai candidissimi fiori a Gesù. E poi tu canterai, con la tua voce eucaristica, canterai sempre... anche se è necessario raccogliere i tuoi fiori in mezzo alle spine, e il tuo canto sarà canto più melodioso, quanto più lunghe e pungenti saranno queste spine. Canta e getta anche qualche fiore per me". A Vincenza: "Vincenza, sorridi sempre, anche quando il cuore è pieno di pianto, anche alla vigilia della morte. Sorridi in semplicità, in abbandono e carità; il tuo sorriso sarà quello degli angeli". Ad Angelina: "Angelina, oh, quelle prime viole di primavera che tu mi venisti a porre sul mio petto oppresso dal male. Ma sulle piaghe sempre aperte di Gesù, quando sfoglierai con i gigli della tua f Purità, anche le viole dell'Umiltà e le rose della Carità? ". Ad Annina: "Annina, canterai sempre,-come s. Teresina, sfogliando fiori di umiltà e di carità: tutta la tua vita sarà come quella via ingemmata di fiori che guidò i nostri passi alla ss. Trinità, tra i canti dell 'innocenza e nel sorriso del sole primaverile...". AMA IL TUO PROSSIMO Tutti sappiamo che il comandamento fondamentale della religione cristiana, il cardine su cui dovrebbe girare tutta la vita di chi è battezzato, è amare Dio con tutta l'anima e il prossimo come se stessi; tutti lo sappiamo, appunto, ma don Gaetano lo fa, lo vive con straordinaria adesione, senza riserve e senza compromessi. Egli è talmente convinto che possiamo dire di amare Dio, che non vediamo, nella misura che amiamo il prossimo, che vediamo, da donarsi in tutto agli altri. Questo spirito di carità verso il prossimo in don Gaetano si esprime in tutti gli aspetti della persona umana. Innanzi tutto egli è un sacerdote e, pertanto, le sue prime attenzioni sono rivolte alla vita spirituale e religiosa delle persone che incontra. Insegnante di catechismo in seminario, poi coadiutore ad Avezzano, padre spirituale dei seminaristi del seminario diocesano, parroco e confessore, assistente dell' Azione Cattolica: in tutti questi incarichi egli incide profondamente nella formazione delle anime, con acume, semplicità e fermezza. I suoi consigli sono decisivi nel risolvere casi di coscienza complicati o nel superare stati di particolare tensione nella vita spirituale. Riportiamo una sola testimonianza per confermare quanto sia convinta e convincente la sua conversazione. Nel dicembre del 1942 don Gaetano si reca a Roma per una visita medica dal prof. Monaldi, celebre tisiologo; alla fine bisogna pagare l'onorario, ma il Professore non accetta alcun compenso, dicendo che il vero compenso sarebbe stato potersi fermare più a lungo a conversare con questo "tipo" di prete, interessante sotto tutti i punti di vista. Come consigliere e come confessore egli è ricercato da tutti e dovunque e mai si sottrae a questi doveri tipicamente sacerdotali. L'amore per il prossimo di don Gaetano non vede solo i bisogni spirituali del prossimo, per cui egli dona tutto se stesso, ma è attento e sollecito anche alla povertà materiale dei fratelli, che incontra sul suo cammino. Potremmo citare a decine fatti e circostanze che lo portano a donare non il "superfluo", ma tutto quello che egli ha e che l'altro non ha, perfino le scarpe e i vestiti che indossa; l'offerta che riceve per la messa, immancabilmente finisce nelle mani del primo povero che egli incontra uscendo di Chiesa. Anche i soldi che a casa gli danno per prendere l'auto nei suoi spostamenti vanno in elemosina, ed egli fa i suoi viaggi a piedi, dicendo che così ha più tempo per pregare e meditare. Egli vive volontariamente povero, privandosi perfino del necessario: ed è questo spirito di povertà evangelica, vissuto in umiltà e sincerità, che rende il suo darsi agli altri spontaneo e inoffensivo, gioioso e amichevole. SPIRITO DI CARITÀ... AVVENIRISTICO Don Gaetano ama il prossimo, vedendo in esso la rivelazione dell'amore di Dio: è sua la riflessione. Questo gli permette di superare certe barriere di razza e di religione, che ai suoi tempi erano ancora vive e radicate nella comune mentalità. Ci troviamo negli anni dell'ultima guerra e don Gaetano assume un comportamento che allora sembra una stranezza, ma che dopo decenni il Vaticano II codificherà ufficialmente e Giovanni Paolo II, solo sul finire del secondo millennio tradurrà in pratica. Il Servo di Dio conosce a Magliano dei Marsi una famiglia ebrea, gli Orvieto, che qui vengono a villeggiare. Egli, affascinato dalla loro profonda religiosità, ne diventa amico, e quando a causa degli eventi della guerra, gli Orvieto sono costretti a sfollare da Roma, ricercati proprio perché ebrei, don Gaetano non esita ad accoglierli a casa sua. È il momento in cui cresce e si rafforza una reciproca stima e un profondo rispetto per le convinzioni religiose di ciascuno. Gli Orvieto si rimettono in tutto ai consigli di don Gaetano e questi fa del tutto perché si possano salvare, sforzandosi in ogni modo per farli sentire a loro agio. Li presenta e li difende sempre come i "suoi migliori parrocchiani". Anzi in occasione della festa di Pasqua don Gaetano, che conosce bene l'ebraico della Bibbia, calcola per loro la data del 14 Nisan - giorno della Pasqua ebraica - e poi si dà da fare per procurare un recipiente decente per la celebrazione degli "azzimi". Gli Orvieto, passata la guerra, non solo non dimenticano l'amicizia e la carità di don Gaetano, ma gli restano amici fedeli. Quando il Servo di Dio, durante l'ultima malattia, deve recarsi a Roma per visite e cure, è immancabilmente ospite degli Orvieto. Egli prende anche parte alle preghiere dei suoi amici e questi gli procurano un inginocchiatoio perché egli possa pregare all'uso cattolico: gli Ebrei pregano in piedi. Gli comprano un "Breviario" nuovo, mettono a sua disposizione una stanza del loro appartamento e gli offrono cordialmente medicine e cure. A memoria di questi fatti, oggi, in un viale di Tel Aviv, dove sono ricordati coloro che hanno aiutato gli Ebrei perseguitati durante la guerra, c'è un albero con il nome di don Gaetano Tantalo. Non possiamo chiudere queste note sull'amore del prossimo senza ricordare la generosità di don Gaetano nell'offrirsi per gli altri, quando la guerra diventa tragedia per la povera gente. Nel novembre del 1943 i Tedeschi a Villavallelonga, paese nativo di don Gaetano, vogliono prendere degli ostaggi da fucilare per dare una lezione al paese sospettato erroneamente di essere un covo di partigiani. Il Servo di Dio si offre spontaneamente pur di salvare gli altri. Ma i Tedeschi si convincono della verità delle spiegazioni addotte e il paese è salvo. Qualche tempo dopo a Tagliacozzo vengono presi 12 uomini per rappresaglia, destinati anch'essi alla morte. Appena don Gaetano lo viene a sapere, corre dai Tedeschi e si offre in cambio dei malcapitati, ma viene preso anch'egli e rinchiuso con gli altri in una cella. Si aspetta l'ora dell'esecuzione. Inaspettatamente, quando già le vittime designate sono state messe al muro e hanno ricevuto l'assoluzione da don Gaetano, arriva l'ordine di liberare tutti. Mai si è saputo quel che è successo! IL RESPIRO DELL' ANIMA: LA PREGHIERA
Sembra ovvio che, parlando di una persona avviata ad essere riconosciuta come santa, si dica essere un uomo di preghiera. Certo, lo spirito di pietà religiosa si esprime soprattutto nella preghiera, però, se osserviamo bene i santi, ci si accorge che quello della preghiera non è un atteggiamento generico, quasi un'etichetta della loro santità. In essi la preghiera caratterizza e rivela l'originalità spirituale di ciascuno: essa raccoglie e sintetizza tutta la personalità di ciascun santo. Per esempio, la preghiera di s. Francesco d'Assi si è il canto dell'anima che, attraverso le creature, si unisce al Creatore; in s. Agostino la preghiera è la tensione di tutte le potenze e le capacità dell'anima umana alla ricerca di un'essenzialità che solo in Dio sarà appagata; in s. Benedetto è il ritrovare Dio attraverso l'attività quotidiana compiuta in armonia con le leggi della natura e i ritmi dell'esistenza. Don Gaetano è un uomo di preghiera, ma qual è la caratteristica di questo suo fondamentale atteggiamento? Egli prega sempre in ginocchio, dicono i suoi biografi, porta sempre la corona del rosario avvolta nella mano, celebra la messa e recita il breviario in atteggiamento estatico, prega in chiesa, in casa, per la strada, dovunque si trovi: ma queste sono descrizioni, dettagli che si rilevano a prima vista. La vera essenza della preghiera di don Gaetano è lo sforzo continuo e intenso di unirsi a Dio, rimuovendo tutto ciò che lo possa impedire, che possa fare da schermo fra la sua anima e il Creatore. Quando egli prega, tutto ciò che lo circonda, uomini e cose, diviene estraneo, da tutto si sente distaccato. È un atteggiamento che possiamo ricondurre a un filone di spiritualità sempre presente e ricco di esempi nella storia del cristianesimo: l'ascetismo, che non è disprezzo delle creature contrapposte al Creatore, bensì attribuire alla realtà una gerarchia verticale che vede le creature solo in subordine al Creatore, e, nel timore di rompere quest'ordine oscurando la supremazia del Creatore, si preferisce mortificare le creature, non rifiutandole con disprezzo, ma distaccandosene, senza lasciarsi trascinare e dominare da esse. Si tratta di un cammino spirituale difficile da praticare e, forse, per la mentalità attuale, ostico da comprendere. Ma ci sono, anche oggi, anime fortemente prese da questo bisogno, le quali meritano tutto il rispetto da parte nostra che ci sentiamo facilmente trascinati al compromesso e al facile consumismo, senza preoccuparci troppo non solo del Creatore, ma anche delle creature che non hanno il privilegio di far parte di quella cerchia che si autodefinisce civile e industrializzata. Sono come boccate di aria pura in un ambiente inquinato i pensieri di don Gaetano sulla preghiera: "Preghiamo, preghiamo sempre, e preghiamo sempre bene, senza negare mai il nostro amore a Dio per pensare ad altre cose... Via da noi ogni calcolo! Dio è amore, e si ripaga con l'amore totale ed esclusivo". "Solo la preghiera può divinizzare tutti gli atti della nostra vita, perché ci unisce intimamente a Dio". "Le anime hanno bisogno della nostra preghiera, e, se noi preti non diamo alle anime almeno questo, che cosa diamo? SACRIFICIO E PENITENZA Dobbiamo ora parlare di un aspetto della personalità del Servo di Dio Gaetano Tantalo, che riteniamo, sotto certi aspetti, sconcertante. Che egli compia tutti i suoi doveri con scrupolosa precisione e puntualità, anche quando sono scomodi e fanno soffrire, rientra nel normale comportamento di una persona retta alla ricerca di una unione sempre più intima con Dio e a totale servizio degli uomini fratelli. Ma don Gaetano fa molto di più. Passa gran parte della notte in ginocchio a pregare, non ha alcuna cura della sua salute; il cibo che prende è assolutamente insufficiente per nutrirsi; i suoi biografi attestano che egli mangia solo qualche uovo sodo e un pezzo di pane, rifiutando sistematicamente qualsiasi altra cosa gli offrano, anche quando è ospite invitato e pregato. C'è di più. Egli ha bisogno di cure, perché il suo stato di salute va sempre più peggiorando né può essere altrimenti col regime di vita che conduce, ma non se ne dà affatto pensiero. Si porta nella schiena una ferita dovuta a una scottatura, che egli nasconde fino a quando non diventa una piaga purulenta, che gli macchia maglie e camicie, e anche allora lascia credere che si tratta degli effetti di un cilizio e continua a tenersi quel tormento. I suoi bronchi e l'apparato digerente vanno sempre più peggiorando, e nulla fa per curarsi, fino a quando non ci sarà più rimedio. I suoi familiari sono sconcertati egli vive con una sorella sposata e, certo, è difficile per loro capire lo strano comportamento del congiunto, dopo che egli non ascolta alcun richiamo e consiglio a questo riguardo. Perfino il Vescovo, mons. Bagnoli prima e mons. Valerii dopo, lo esortano a tenere maggiore cura della sua salute, se non altro perché c'è troppo bisogno di preti e di preti santi: ma don Gaetano elude questi richiami, sostenendo che gli basta quello che mangia e che si sente bene in forza per lavorare, ciò che effettivamente fa, spinto esclusivamente dalla sua volontà e dallo straordinario spirito di rinuncia. Dobbiamo confessare che anche noi ci troviamo alquanto perplessi di fronte a un atteggiamento così radicale, nonostante la simpatia che proviamo per don Gaetano. E, sinceramente, non ci sentiamo di seguirlo su questa strada. Ma il richiamo che ci viene da questo lato della sua personalità c'impone delle riflessioni. Quante volte abbiamo visto pezzi di pane, carne, dolci ed altri avanzi di cibo buttati nel secchio delle immondizie, medicine sollecitate e poi gettate perché non servono, sperpero di soldi per alimentare vizi e debolezze umane: alcool, fumo, droga, ricercatezze per la gola; vestiti indossati qualche volta e poi gettati, spreco di energia per capriccio o per lusso inutile, e si potrebbe continuare a lungo questa triste elencazione. Si potrà, pertanto, dire che don Gaetano è un pazzo, uno psicopatico; ma viene da chiedersi: chi è più pazzo don Gaetano che rinuncia al necessario per la scelta consapevole di un cammino spirituale o chi spreca sconsideratamente e con disprezzo il frutto del lavoro, perché carente di senso di responsabilità, di idealità, di principi, di finalità? La lezione che ci viene dal Servo di Dio, anche se vogliamo ritenerla esagerata, è però certamente attuale e pertinente per la nostra mentalità consumistica. Egli sacrifica tutta la sua materialità, anche la salute del corpo, per irrobustire il suo spirito, la sua anima; e noi sacrifichiamo tutto non alla salute del corpo - che anche questa distruggiamo (droga, alcool, fumo...)! - ma al capriccio e alla rinuncia di quelle facoltà che ci distinguono, in mezzo alle creature, come persone umane. IL DEVOTO DELLA MADONNA Si tratta ora di accennare ad un particolare costante in tutte le anime cristiane impegnate religiosamente o, meglio, come si diceva una volta, sulla via della santità. Don Gaetano ha avuto una singolare devozione verso la Madonna, da lui sempre chiamata "la nostra Mamma celeste". Caratteristiche esteriori di questa filiale confidenza e abbandono sono la corona del rosario costantemente avvolta nella mano destra e che fa baciare, in segno di saluto, a chiunque incontra, compresi i medici di gran fama dai quali si reca per la sua malattia, il proposito da lui scritto di recitare ogni giorno l'intero rosario, i pellegrinaggi, fatti sempre a piedi, ai santuari mariani della diocesi. Si tratta, però, di una devozione solida, priva di qualsiasi sentimentalismo o Spirito di obbedienza e di umiltà sincera ispira l'accettazione delle loro decisioni nei suoi confronti, senza lamentarsene e astenendosi da qualsiasi critica. Quando a loro si rivolge, lo fa con estrema delicatezza e confidenza. Riportiamo un solo esempio, prendendolo dalla lettera scritta a mons. Valerii, quando il Servo di Dio si trova gravemente malato a Roma, ospite degli Orvieto: "Eccellenza, se non sentissi di parlare ad un cuore più che paterno, la preghiera resterebbe ancora l'unica mia voce verso il Vescovo. "Un sentimento di verecondia mi ha trattenuto fin qui, dall'avvicinarsi al Suo... Calvario, nell'anelante speranza di ritrovarmi, col rifiorire delle mie forze, Suo valido cireneo. Ma era, forse, una forma subdola di superbia, e il Signore mi ha umiliato, riducendomi all'impotenza quasi assoluta, nel campo dell'apostolato. Non celebro più dal 6 dicembre... Il diffuso malessere, che spesso mi lega voce e movimenti, e risente di ogni fatica e di ogni emozione, è restato tenacemente ribelle ad ogni cura... "Eccellenza, la mia riservatezza non potrebbe continuare ancora senza peccato, ora che la mia infermità, riconosciuta inguaribile, mi rende pietra d'inciampo per le anime affidate alle mie cure. L'unica forma di compiere il mio dovere verso di loro credo sia la mia rinuncia alla Parrocchia... "Mi risuona ancora nell'anima l'accento col quale, i17 aprile dell'anno scorso, ci diceva: - Ho bisogno di sacerdoti come del pane!... "Ho pensato anche: Se avrò uno stabile miglioramento, potrò prestarmi per l'insegnamento al Seminario. Ma il medito non è di questo parere... "E nell'imminenza del mio ritorno in Diocesi, si compiaccia, Eccellenza, di farmi conoscere, attraverso i Suoi desideri e le Sue decisioni, la Santa Volontà di Dio". Lo spirito di carità fraterna di don Gaetano verso i confratelli nel sacerdozio è unitamente testimoniato da quanti di essi sono stati chiamati a deporre nel processo per il riconoscimento delle sue virtù. Egli è sempre pronto a dare l'aiuto ai parroci che glielo chiedono: per la predicazione, per le confessioni, per la celebrazione di ss. messe; ma è soprattutto vicino a loro con la preghiera quotidiana e con la guida spirituale, quando gli viene richiesta, pronto a scusare debolezze e difetti. LA GIOIA DI CHI VIVE CON DIO Da quanto, fin qui, abbiamo detto può darsi che don Gaetano emerga come una persona che non sappia sorridere, col volto severo e pensoso. Invece, stando alle testimonianze di quanti l'hanno conosciuto, egli non è mai triste, bensì sempre allegro, anche in mezzo ai dolori; a volte ride così di cuore fino a versar lacrime. Ha il culto dell'amicizia e volentieri resta con lui chi lo avvicina. Tollerante fino a invitare chi fuma a farsi una fumatina, a esortare i ragazzi a giocare, mentre egli prega, perché "il Signore non vuole rubare il tempo al vostro gioco". D'altra parte don Gaetano è un poeta, come è facile constatare leggendo le sue lettere, e sa cogliere con spontaneità le cose belle. Rileggiamo, fra le tante, una lettera di auguri a due sposi di Villavallelonga: "Guido e Annina Carissimi, il pudico riserbo nel quale si è formato il nodo del vostro castissimo amore è stato, per me, come il puro effluvio che rivela la presenza di un fiore ancora nascosto fra l'erbe. Al primo alitare di questa fragranza, il mio cuore sacerdotale sussultò di sovrumana gioia per il felice incontro delle vostre intemerate giovinezze, e la mia preghiera palpita incessantemente nel cuore di Colui che è Re e centro di tutti i cuori, affinché la sua luce e la sua Grazia scendano come una divina rugiada sul mistico fiore del vostro amore, sotto il sorriso della Celeste Madre, Sorgente della nostra letizia. E nella viva speranza che questo fiore sia presto trapiantato sull 'Altare, nell 'esultanza del cielo e della terra, per essere consacrato irrevocabilmente da Dio, nella fusione indissolubile dei vostri palpiti e dei vostri destini, io v'impartisco la mia Sacerdotale Benedizione, come pegno di quella benedizione solennissima che del vostro sospirato nido d'amore farà il prolungamento e la continuazione della santa Famiglia di Nazareth! ". A don Gaetano non fa difetto nemmeno il senso dell'umorismo e della comicità. Giovane sacerdote, non ha ancora ricevuto la facoltà di confessare le donne e, in qualità di vice-rettore sta nel seminario estivo di Carsoli. Molte donne si recano nella Chiesa per confessarsi e spesso deve andare il Vescovo, perché mancano sacerdoti. Un giorno lo stesso Vescovo chiama il sagrestano e lo manda da don Gaetano a dirgli che può andare a confessare anche le donne. Il Servo di Dio, ricordando il fatto, commenta: "A me la confessione per le donne me l 'ha data Carluccio". Quando i preti parlano durante gli Esercizi Spirituali, don Gaetano commenta: "È ben diffcile far tacere i preti! D'altra parte, come si fa?” °...... .Verso la beatificazione STATO DEL PROCESSO CANONICO Le spoglie del Servo di Dio, inumate nel Cimitero di Villavallelonga, furono esumate nel 1958 e trasferite nella Cappella di famiglia nello stesso Cimitero. La Sacra Congregazione per le cause dei Santi, con lettera autografa del suo Prefetto, il Cardinale Corrado Bafile, in data 13 giugno 1980 ne autorizzava la ricognizione, disponendone il trasferimento alla Chiesa Parrocchiale. Le operazioni, iniziate il 28 agosto 1980, si conclUlJ.evano il giorno successivo, presiedute da S.£. Mons. Biagio Vittorio Terrinoni, Vescovo dei Marsi, dirette dal Rev. P. Bernardino da Siena, O.F.M. Cap., postulatore della causa, e curate dal Dott. Luigi Di Domenico, Dottore Ortopedico dell'Ospedale Civile di Avezzano, coadiuvato nei lavori da una equipe costituita al caso. Ora dette spoglie riposano in un monumentale loculo elevato nella detta Chiesa Parrocchiale, mèta costante di devoti pellegrini. L'll gennaio 1981, Mons. Biagio Vittorio Terrinoni introduceva il processo cognizionale sopra la vita e le virtù del Servo di Dio. Voglia il Signore accogliere la supplica del Vescovo, del Clero e dei fedeli tutti, perché il venerato don Gaetano Tantalo, a gloria di Dio, sia proposto come modello di santità sacerdotale.
DECRETO SOPRA LE VIRTÙ
Il 6 aprile 1995 la Congregazione per le Cause dei Santi emana il Decreto per il riconoscimento delle virtù eroiche di don Gaetano, preparando così la beatificazione del Servo di Dio. Ecco il desto del Decreto: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e glorifichino il vostro Padre che è nei cieli" (Mt.5. 16). Il sacerdote diocesano Gaetano Tantalo è una fulgida figura di asceta e di apostolo che ha messo tutta la sua vita a servizio di Dio e del prossimo; è uno splendido esempio alla Chiesa e al mondo di fedeltà verso Cristo e il suo Vangelo. La sua breve esistenza, fin dalla fanciullezza, fu un cammino spirituale di una continua ascesi alla perfezione per la quale, con interiore docilità verso la Grazia e profonda umiltà, raggiunse una stretta familiarità con Dio e un ardente amore del prossimo che costituiscono la peculiare caratteristica della sua esemplare santità. Il Servo di Dio nacque nel paese di Villavallelonga, appartenente alla provincia di L'Aquila e posto nella Diocesi dei Marsi, il 3 febbraio del 1905 da Luciano Tantalo e Maria Coccia, e il 12 dello stesso mese fu battezzato. Ricevette la Cresima il 29 Settembre del 1912 e nell'anno successivo per la prima volta si accostò all'Eucaristia. Da piccolo godette di una particolare protezione della Beata Vergine Maria che, per testimonianza della madre e di altri, lo salvò dalla caduta in una fossa di calce viva. Il Servo di Dio fu salvato anche dal terremoto del 1915 nel quale rimase sepolto e ferito dalle rovine. Con matura decisione manifestò l'intenzione di farsi sacerdote. Quindi nel novembre del 1918 entrò nel seminario diocesano dei Marsi in Tagliacozzo dove frequentò la prima classe del ginnasio; le altre classi del ginnasio poi, le frequentò nel seminario di Avezzano, e gli studi di filosofia e teologia nel Seminario Regionale di Chieti. Fu ordinato sacerdote in Avezzano il 10 agosto 1930. Don Gaetano scrisse in una immaginetta a ricordo della sua ordinazione. sacerdotale "Ricevi, Padre eterno, come vittima del tuo Amore infinito, questo tuo sacerdote che si comunica del prezioso Corpo e Sangue del Figliuolo Tuo. Spoglialo di sé e scioglilo da se medesimo e vestilo dell'eterna Bontà tua, e legato in Te con nodo che mai si sciolga, acciocché egli sia pianta odorifera nel giardino della Chiesa". Dopo l'ordinazione, esplicò il suo ministero in seminario come Professore e Vice Rettore. Nello stesso tempo (1932) gli fu affidata la cura pastorale della parrocchia dei SS. Giacomo e Pancrazio in Castelnuovo (in provincia del L'Aquila), e fu ordinato Coadiutore (nell' anno 1933) nella parrocchia di S. Giovanni Decollato in Avezzano. Il 15 Settembre 1936 fu nominato parroco di S. Pietro Apostolo, una delle parrocchie della cittadina di Tagliacozzo, nella quale rimase fino alla morte, sebbene godesse di instabile salute, per la qual cosa dovette ad intervalli allontanarsi per curarsi. Durante la sua permanenza nella cittadina di Tagliacozzo, il Servo di Dio si fece ammirare per il suo coraggio e la sua carità, specialmente quando nel 1944 si offrì, a favore di alcuni giovani ostaggi, ai soldati tedeschi che stavano sul punto di fucilarli. Come era accaduto nell'anno precedente nel paese di Villavallelonga dove per la prima volta aveva offerto la sua vita per altri ostaggi; il Servo di Dio fu rilasciato con gli ostaggi e fu risparmiata la distruzione del paese. Visse costantemente davanti a Dio. La sua fede fu illuminata dalla continua meditazione della parola di Dio, dall'assidua preghiera, dalla personale e fervente pietà verso l'Eucaristia, la Vergine Maria e i Santi. Questa stessa fede lo rese un instancabile apostolo che si dedicò con la massima sollecitudine a favore delle anime, in particolare per quelle che erano state affidate al suo ministero sacerdotale. È significativa la testimonianza dei sacerdoti che lo conobbero: "Ogni sua azione e parola erano atti di fede. In sé e negli altri vedeva Dio". Leggeva le Sacre Scritture e con assiduità le studiava. Era obbediente senza esitazione alla voce del Magistero della Chiesa e al suo Vescovo. Pregava a lungo e a volte anche nelle ore notturne. Spesso tanto era assorto nella preghiera da non avvedersi di ciò che gli succedeva intorno. La sua vita, specie negli ultimi anni dell'infermità, si trasformò in una preghiera in modo particolare questo suo colloquio con Cristo si prolungava davanti al Tabernacolo; ivi trascorreva molte ore con il suo Divino Amico. Aveva la massima cura della chiesa; e nella chiesa, quando si recava altrove, prima di ogni altra cosa faceva la visita. Sempre portava con sé la corona del Rosario e recitava l'Ave come espressione della sua devozione verso la Vergine Maria nella quale aveva riposto l'immensa sua fiducia. Quando qualcuno voleva baciargli la mano, egli porgeva la Corona e lo esortava a dire per lui un' Ave Maria. Alla sua fede si unì una speranza ferma e perseverante. Dalla Fiducia nella Divina Provvidenza e dalle preghiere della Vergine Maria e dei santi attingeva molta serenità di spirito. Distaccato dagli interessi di questo mondo, ardentemente desiderava andare in cielo e vivere col Signore. L'amore di Dio consumava la sua vita di sacerdote. Questa virtù era in lui tanto eminente che animava tutte le sue azioni e le altre virtù. Lo stesso amore risplendeva nella piena diligenza dell'ufficio, nell' attenta e devota celebrazione della liturgia, nella estrema donazione per la salvezza delle anime e nella sublime carità pastorale. L'amore di Dio si esprimeva con un amore creativo e universale verso qualsiasi prossimo, senza discriminazione. Spese le sue forze fino all'estremo per i fedeli della sua parrocchia, preparava con la massima attenzione i fanciulli ai sacramenti, la sua carità verso i poveri era proverbiale (si privava di tutto per aiutarli: della offerta della Messa, del cibo e perfino della veste). Nei poveri vedeva il volto di Cristo. Era solito ripetere: "Non diamo ai poveri, ma allo stesso Dio". Durante la guerra questa carità divenne particolarmente ablativa; infatti si adoperò a salvare gli Ebrei; per due volte, con evidente rischio offrì la vita per salvare i locali ostaggi che erano sul punto di essere fucilati. Frequentemente visitava gli infermi e gli anziani consolandoli e infondendo coraggio perché sopportassero la malattia con spirito soprannaturale. Molte cose possono dirsi di D. Gaetano e possiamo sintetizzarle così: Il Servo di Dio fu francescano, perché sempre povero; domenicano, perché sempre si servì della parola del Vangelo che predicò a tutti; certosino, perché sempre tessé la tela del bene; camaldolese, perché venerava tutto ciò che conduce a Dio; salesiano, infine, perché come S. Giovanni Bosco, andò alla ricerca dei giovani e li educò con paterno affetto. Don Gaetano fu veramente un sacerdote completo e perfetto. Morì nella cittadina di Tagliacozzo nelle prime ore mattutine del 13 Novembre 1947, recitando le preghiere della Messa. Le esequie furono un panegirico a lui tributato. Poiché cresceva sempre più la fama di santità e quelli che lo avevano conosciuto volevano ardentemente che fosse innalzato agli onori degli altari, dopo il Nulla osta della Congregazione delle cause dei Santi concesso il 15 Marzo 1980, fu istituito dall' 11 Gennaio al 18 Novembre 1984, presso il Tribunale ecclesiastico del Marsi, il processo cognitivo intorno alla vita e alle virtù del Servo di Dio il cui relativo autorevole decreto fu promulgato il 3 Luglio 1987. Sulla Positio, fu discusso se risultasse delle virtù esercitate in modo eroico. Il Congresso Speciale dei Consultori Teologi, il 15 Novembre 1994, si espresse con risultato positivo. I Padri Cardinali e Vescovi, congregati in Sessione ordinaria, relatore l'Ecc.mo Pietro Giorgio Nesti, c.P. Arcivescovo di Camerino-S. Severino-Marche, il 21 Febbraio 1995 attestarono che il Servo di Dio aveva coltivato in modo eroico le virtù teologali, cardinali e le altre ad esse congiunte. Fatta pertanto di tutto ciò una accurata relazione al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II dal sottoscritto Cardinale Prefetto, Sua Santità, accogliendo e ratificando il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, comandò che sulle virtù eroiche del Servo di Dio fosse stilato il decreto. Ciò essendo stato eseguito secondo le norme, convocati davanti a sé, oggi, il Cardinale Prefetto sottoscritto, il Relatore e me Vescovo Segretario della Congregazione ed altri che di norma si convocano, alla loro presenza il Beatissimo Padre solennemente ha dichiarato: il Consta il grado eroico delle virtù teologali di fede, speranza e carità tanto verso Dio come verso il prossimo, come pure delle virtù cardinali di prudenza, giustizia, temperanza e fortezza e di quelle ad esse congiunte del Servo di Dio Gaetano Tantalo, sacerdote diocesano, parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo nella cittadina di Tagliacozzo, nel caso e ad effetto di cui si tratta". Ha dato inoltre mandato che questo decreto sia di pubblico diritto e sia riportato negli atti della Congregazione delle Cause dei Santi. Roma, 6 Aprile A. D. 1995 Angelo Cardo Felici. Prefetto + Edoardo Nowak, Arc. Segretario |