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MONS. DOMENICO POLLA

Preposto di Celano

1946 – 1980

Un incontro provvidenziale

Gli anni della preparazione

Rettore del Seminario diocesano

Preposto di Celano

Il  secondo Congresso Eucaristico Diocesano

L' Asilo, Don Minozzi e Padre Semeria

Il XVIII centenario dei SS. Martiri

L'erezione di tre nuove parrocchie

Vocazioni religiose

Gli ultimi anni

Un ultimo ricordo

 

 

PRESENTAZIONE

  

Il cammino della storia si illumina di personaggi che hanno tracciato sentieri significativi nell'immenso scenario dell'umanità.

   La nostra Celano, che affonda le radici nella preistoria,ha molto da raccontare e da far conoscere alle generazioni future.

   Mons. Domenico Polla, Parroco dal 1946 al 1980, è morto nel 1987.

   Sono passati venti anni dalla sua morte e quindi ci sembra doveroso un ricordo di gratitudine.

   Le nuove generazioni devono conoscere la storia di quei personaggi che in un modo tutto particolare hanno contribuito alla edificazione morale, civile e spirituale della nostra comunità.

A don Vincenzo Amendola,  nostro concittadino, che per tanti anni ha conosciuto e stimato don Domenico, il nostro grazie per aver voluto raccontare questa storia con espressioni di sincero affetto e riconoscenza.

 

Don Claudio Ranieri

 

 

1 Un incontro provvidenziale

 

Marzo 1954. Avevo cantato messa alcuni mesi prima ed ero stato inviato parroco in paese di cui, prima, ignoravo anche l’esistenza e la parrocchia era di nuova istituzione, Casali d’Aschi. Avevo fatto domanda al Papa per ottenere un po’ di arredi sacri e mi era arrivata la comunicazione che mi era stato assegnato un pacco e che potevo andare a ritirarlo. Presi la corriera, presi il treno alla stazione di Pescina, arrivai a Roma, mi recai all’Economato della Città del Vaticano e presentai la comunicazione. Avevo ventitre anni, basso di statura e mingherlino; allora non si usava portare documenti con sé. L’ impiegato prese la lettera e mi disse: “Sì, il pacco è pronto. Può dire al suo parroco di venirlo a ritirare”. Sorpreso e perplesso gli risposi: “Ma…il parroco sono io!”. Egli mi guardò e aggiunse: “Non ci faccia perdere tempo. Dica al suo parroco che venga a ritirare il pacco”. Insomma non mi vollero dare il pacco. Uscii sconsolato dall’ Economato e mi recai a piazza San Pietro. La Provvidenza mi aiutò. Chi incontrai? Il Preposto di Celano, il mio Preposto, don Domenico Polla. Mi salutò con tanta cordialità a mi chiese: “Che cosa sei venuto a fare a Roma?”. Gli dissi il guaio in cui mi ero trovato ed egli scoppiò in una sonora e divertita risata, da far voltare la gente che lì si trovava. Poi mi accompagnò all’ Economato e mi fece consegnare il pacco.

Mons. Domenico Polla è stato tra i sacerdoti che più hanno lasciato traccia nella mia vita di prete e di parroco.

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2 Gli anni della preparazione

 

Egli nasce ad Aielli il 18 maggio 1911 ed è battezzato il 31 maggio. Compiute le scuole elementari in paese, entra nel Seminario Diocesano dei Marsi per frequentarvi il Ginnasio (non esiste ancora la Scuola Media, ma la ginnasiale dalla prima alla quinta) e successivamente va nel Seminario Ragionale Abruzzese di Chieti per il corso filosofico (come viene chiamato il Liceo) e il Corso di Teologia. Domenico Polla è un alunno esemplare, come testimoniano i voti riportati in tutte le materie e in tutti gli anni della sua preparazione. Quando egli fa domanda per frequentare il quarto anno di teologia all’Università Gregoriana, il Rettore del Regionale nella relazione di presentazione così descrive  il giovane Polla: “…Detto chierico per la sua pietà molto sentita, per la docilità di carattere, per la fedeltà al dovere e per lo spirito di sacrificio dà sicuro affidamento di riuscire ottimo sacerdote da potersi utilmente occupare quale professore nei Seminari,,.”.

Riceve la tonsura e gli ordini minori dell’Ostiariato e del Lettorato nell’ estate del 1931, dell’ Esorcistato e  dell’ Accolitato l’ anno seguente. E’ ordinato suddiacono nel giugno del 1933 e diacono nel marzo del 1934; il primo di aprile dello stesso anno, dopo aver chiesta la dispensa di 14 mesi per l’età canonica richiesta, il vescovo Bagnoli lo ordina Sacerdote.

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3 Rettore del Seminario Diocesano

 

Il primo incarico che gli viene affidato è di fare il Vice Rettore al Seminario Diocesano di Avezzano, ma, praticamente, deve fare il Rettore, poiché questo titolo il vescovo Bagnoli lo riserva per sé; don Domenico  è nominato rettore ufficialmente nel 1942.

E’ un momento particolare. Sono poco più di dieci anni che il Vescovo dei Marsi, dopo il terremoto del 1915 e il trasferimento della sede della Diocesi da Pescina ad Avezzano, ha costruito il nuovo Seminario. Ai tempi del rettorato di don Domenico gli alunni che lo frequentano sono intorno ai cinquanta. Provvedere alla loro istruzione ed educazione non è compito facile: essi vengono tutti dai paesi della Marsica, per lo più indirizzati in Seminario dai parroci per proseguire gli studi dopo le scuole elementari, perché non c’è altra alternativa per farlo: un corso di scuola ginnasiale sta solo ad Avezzano e non ci sono mezzi di comunicazioni fra il centro e i paesi della zona. Di tutti gli alunni che frequentano il Seminario arriverà ad  essere  ordinato sacerdote il 20-25 %.

Il Vice Rettore Polla  è affabile, comprensivo, preciso e amabilmente severo.

Intanto scoppia la seconda guerra mondiale e nel 1940 l’Italia entra attivamente nel conflitto. Continuare a mantenere aperto e attivo il Seminario è un’impresa piena di difficoltà e la responsabilità ricade in gran parte su don Domenico e sull’ amministratore diocesano Mons. Giovanni De Medicis. Eppure il Seminario continua a funzionare nonostante il coprifuoco, l’oscuramento, il tesseramento dei viveri, i bombardamenti. Il Vice Rettore è sempre vigile, vicino ai ragazzi, in piena sintonia con gli altri superiori. Egli collabora anche nell’ insegnamento, soprattutto della lingua italiana, che allora, per coloro che dai paesi vengono a studiare in Seminario e conoscono e parlano solo in dialetto, è come una lingua straniera.

Il nove agosto del 1942 è ordinato sacerdote il fratello di don Domenico, di nove anni più giovane, don Alipio.

Nell’ estate del 1943 Avezzano subisce violenti bombardamenti e il Seminario non può essere riaperto: i seminaristi restano a casa, raccomandati del Vescovo e dal Vice Rettore Polla alla cura dei parroci. L’ anno seguente è impossibile riaprire il Seminario per come è ridotto. I seminaristi rimasti fedeli vengono ospitati dal vescovo Gonfalonieri e dai Superiori nel Seminario Diocesano dell’ Aquila: sono soprattutto gli alunni della quarta ginnasiale, che non hanno potuto frequentare la terza regolarmente a causa della guerra e dell’ occupazione tedesca.

Il 17 gennaio del 1945 muore il vescovo mons. Bagnoli. Ai primi di dicembre entra in Diocesi ad Avezzano il vescovo Domenico Valerii. Nel frattempo l’edificio del Seminario è stato rabberciato e viene riaperto in autunno. Rettore dell’ Istituto è sempre don Domenico Polla, che insegna anche Italiano alla quarta e alla quinta ginnasiale. Chi sta scrivendo queste note alla riapertura del Seminario frequenta la quinta ginnasiale e ricorda con quanto amore, competenza ed entusiasmo don Domenico Polla espone e comunica agli alunni la poesia epica dell’ Eneide di Virgilio nella traduzione di Annibal Caro  e la ricchezza emotiva dell’ intreccio e dei personaggi dei Promessi Sposi.  Egli riesce a far amare lo studio.

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4 Preposto di Celano

 

Intanto con l’arrivo del nuovo Vescovo Valerii incomincia la riorganizzazione materiale e morale della Diocesi e si decidono i primi movimenti dei sacerdoti nelle parrocchie. Il Preposto di Celano don Domenico di Cola, armai molto avanti nell’età e provato anche dagli eventi della guerra, chiede di essere esonerato dall’incarico e il Vescovo con felice intuito propone come Preposto di Celano don Domenico Polla il 16 dicembre 1946.

 

La guerra per Celano è passata da poco più di un anno. Danni materiali non ce ne sono stati molti, poiché durante l’occupazione tedesca è stata dichiarata “città aperta” e molti edifici hanno ospitato ospedali militari, ma gli animi sono sconvolti. Al trauma delle ferite della guerra si aggiungono ora il disorientamento nel riprendere la vita normale e i nuovi problemi sociali e politici che pone la nuova situazione, certamente resi più accentuati dal carattere di un popolo vivace ed esuberante come il celanese. Sono iniziate le lotte per il Fucino, si sono svolte nella primavera precedente le votazioni per il referendum sulla Repubblica, si inasprisce la lotta fra i due partiti comunista e democristiano; le campagne elettorali, che si susseguono quasi ogni anno, inaspriscono gli animi e a Celano sono vissute in modo corale e passionale. Si aggiungano i problemi più propriamente di interesse immediato, che don Domenico in una relazione di quegli anni così sintetizza: “Disoccupazione, aumento delle tasse, grande dislivello tra il costo dei prodotti agricoli e quelli industriali”.

Di tutto questo risente la vita religiosa e le forti tradizioni soprattutto religiose di Celano. Don Domenico affronta la situazione con serenità, con calma, con comprensione, con fede sentita e vissuta. Egli cerca di capire e di andare all’essenza dei problemi e delle realtà locali. Si rende conto chiaramente che, anche se molti fedeli aderiscono a movimenti ostili e contrari alla Chiesa, essi lo fanno per un’aspirazione a qualche cosa che migliori la loro condizione attuale, ma restano comunque fedeli ai principi e alle tradizioni cristiane: essi “rispettano il Parroco – dice nella citata relazione – mandano i figli al catechismo, hanno piacere se i figli frequentano il sacerdote, chiedono tutti il battesimo e gli altri sacramenti, vogliono tutti i funerali religiosi… In fondo la massa è buona e religiosa”. Chi è lontano o nemico “occorre ricuperarlo con bontà e comprensione e nello stesso tempo essere con essi energici”; bisogna seguire “la via della persuasione: Educare i bambini e la gioventù…”.

Nei primi anni dell’impegno di don Domenico Polla come preposto “Celano – come dice il prof. Francesco Carusi nella commemorazione del decimo anniversario della morte di don Domenico – fu piena e carica di attivismo politico, sì da essere spesso nella Marsica punto chiave di iniziative e di lotte alle quali non era facile rispondere solo con le armi pacifiche e pacifiste della predicazione e dell’ esempio. Don Domenico usò solo queste. Combatté l’errore pur sempre amando tutti gli “erranti” o, come spesso diceva: “i suoi bravi e buoni figli Celanesi”.

Sono anche gli anni di un’intesa piena con i personaggi che hanno caratterizzato il volto della società celanese in quel periodo: il medico don Michele Carusi,  Luigi Marini, Nino Ranalletta, il citato Francesco Carusi e tanti altri che sarebbe troppo lungo elencare.

Questo atteggiamento caratterizzato da serenità e fermezza, bontà e rigore di don Domenico Polla risalta ancora in occasione del Concilio Vaticano II negli anni ’60-‘70. Egli segue con forte interesse e partecipazione i lavori del Congresso e le sue prediche continuamente fanno riferimento a quanto si discute e si decide. Un problema grosso gli crea la riforma liturgica voluta e decisa dal Concilio, non tanto per l’ erezione degli altari rivolti al popolo e per l ‘introduzione della lingua italiana, quanto per la struttura delle celebrazioni della Settima Santa, che si scontrano con le centenarie tradizioni di un popolo che vi aderisce con passione e caparbietà. Abolire completamente l’ Ufficio delle Tenebre che in tutte le chiese di Celano si celebra nei tre Giorni Santi prima di Pasqua, la cosiddetta toccatavela, spostare al pomeriggio tutte le celebrazioni, specialmente quella del Giovedì Santo che costringe a ridurre la visita ai Sepolcri alle sole ore serali, e, soprattutto, la processione del Venerdì Santo con le ore di agonia, che si protrae dalla mattina alla sera, ora deve essere fatta nel pomeriggio dopo la celebrazione liturgica. A Celano ne nasce una vera guerra, che appassiona tutti. Eppure don Domenico con la sua serenità, con la sua calma e con la sua fermezza riesce ad ottenere quanto il Concilio ha deciso e i Celanesi accettano tutto con dignità: il merito va tutto a lui e ai suoi collaboratori.

Sono queste le linee di condotta che guidano don Domenico Polla nella sua azione pastorale durante i trentaquattro anni che è stato Preposto di Celano.

 

Ricordiamo anche che ad aiutare don Domenico nel lavoro pastorale c’è ancora il canonico celanese don Amato Ranalletta ed è venuto a Celano anche il fratello di don Domenico, Don Alipio, il quale dopo l’ordinazione sacerdotale è stato prima vice parroco a Trasacco e poi parroco di Rovere, e resterà con il fratello per tutto il tempo che staranno a Celano. Don Alipio in particolare cura i ragazzi, il coro, il catechismo ai fanciulli, ed è Incaricato Diocesano dell’Associazione Braccianti Agricoli e dell’ Associazione dei Pastori.

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5 Il Secondo Congresso Eucaristico Diocesano

 

Oltre alla normale attività pastorale il Preposto don Domenico Polla è l’iniziatore e l’animatore di alcuni avvenimenti straordinari per Celano.

Dal 20 al 24 agosto 1952 si celebra il Secondo Congresso Eucaristico Diocesano. Il Primo Congresso Eucaristico è stato celebrato in Avezzano nel settembre del 1937.

Il Preposto don Domenico è affiancato da don Amato Ranalletta, da don Alipio, da don Costanzo Villa sacerdote da tre anni e dal Guardiano di Santa Maria P. Corrado Signore. C’è anche un Comitato Diocesano presieduto dal vescovo Valerii e composto da alcuni sacerdoti e dai presidenti dei quattro rami dell’ Azione Cattolica, tra cui l’ avv. Enea Merolli. Il Comitato Cittadino è presieduto dall’ avv. Emilio Moreschi, dal sindaco Luigi Marini e vi fanno parte una schiera di circa 60 cittadini celanesi.

Il Papa Pio XII invia una lettera di auguri e di benedizione all’apertura del Congresso e un telegramma per la giornata conclusiva, ed è rappresentato dal cardinale Eugenio Tisserant, Segretario della Congregazione della Chiesa Orientale e Prefetto della Cerimoniale.

Don Amato Ranalletta compone l’inno eucaristico per il Congresso in dodici strofe e un ritornello:

      A Te, Cristo, Signor delle genti

      sfolgorante dal mistico trono,

      a Te salgano i palpiti ardenti

      del tuo popolo Marso qui prono.

      ………………………………….

      Dalla Serra fragrante del Tino

      ogni valle diventi un ciborio;

      dalla vetta del bianco Velino

      ogni monte un fulgente Ostensorio.

Le giornate del Congresso sono dense di manifestazioni.

S’inizia già il 19 agosto con la visita e i sacramenti ai malati. Al mattino del 20 un corteo interminabile di gente si reca al Cimitero (“Ai Cappuccini” come dicono a Celano) per la messa di suffragio ai defunti, celebrata dal vescovo Valerii. Alla sera dello stesso giorno canto del “Veni Creator”, discorso di apertura del Congresso del Vescovo, suono di tutte le campane della Città, accensione della spettacolare illuminazione.

Seguono nei giorni seguenti: la giornata dei bambini, durante la quale ricevono la Prima Comunione e la Cresima più di cinquecento di essi, la giornata sacerdotale, la giornata delle donne, la giornata degli uomini e dei giovani.

 Le associazioni di Azione Cattolica sono attivissime nello svolgimento di queste manifestazioni.

In una cronaca sul Numero Unico dedicato al Congresso don Giulio Lucidi, segretario del Comitato Diocesano, riferisce: “La notte tra il 23 e il 24, nella Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista, S.E. Mons. Amilcare Battistelli, Vescovo di Teramo, predicò l’Ora di Adorazione degli uomini e dei giovani e celebrò la Santa Messa alle ore 24 ai devoti partecipanti. Furono distribuite oltre seicento Sante Comunioni”

Il giorno 24 la celebrazione di chiusura del Congresso. Celano si riempie di fedeli di tutta la Marsica, accompagnati dai sacerdoti dei rispettivi paesi. Arriva il cardinale Tisserant, ricevuto alla stazione, dove gli porge il saluto il Sindaco  e in corteo ci si reca in Piazza IV Novembre. Ma rileggiamo gli avvenimenti di questa giornata nella cronaca che ne fa G. Lucidi nel citato Numero Unico: “Gli applausi, gli evviva, i multicolori manifestini lanciati a migliaia, l’esultanza comune all’arrivo del Principe della Chiesa fecero dimenticare per un istante la preoccupazione che aveva inquietato non poco nelle prime ore del mattino: il cielo grigiastro e la pioggia… (Il Cardinale) aveva iniziato il solenne pontificale su un magnifico trono preparato davanti al palazzo Comunale… il cielo si faceva più buio, qualche rombo di tuono, e l’ acqua è scesa giù a dirotto: alcuni hanno cercato rifugio nelle case vicine, molti sono rimasti in piazza, riparandosi alla meglio. Era  impossibile continuare all’ aperto, e si andò in Chiesa, che nella sua ampiezza si è dimostrata incapace di contenere la folla”. Sono presenti i Vescovi dall’ Aquila, di Sulmona, di Trivento e di Teramo, il Prefetto, il Rettore del Seminario Regionale, alcuni Deputati e “tutte le Autorità della Provincia”.

“Ma la domanda – continua don Giulio Lucidi nella sua cronaca – che si leggeva sul volto di tutti era: Si farà la processione? Il cielo era, infatti, sempre più cupo e una fitta pioggerella distruggeva ogni speranza. Nonostante tutto, la Processione si è fatta, sia pure molto più breve di quanto era stato fissato, e la funzione Eucaristica svoltasi in piazza mentre il cielo rasserenato si trapuntava di stelle, ha visto ancora una marea di gente…”

Don Domenico in un articolo pubblicato sul citato Numero Unico scrive: “Sulla Piazza IV Novembre ancora vibra una eco di un canto, che il tempo non potrà disperdere, è il canto del “Te Deum laudamus” e del “Credo in unum Deum”: è l’ eco dell’ inno di fede dei Marsi del secolo ventesimo, melodiosa e trionfale come quella dell’ inno di Simplicio, Costanzo e Vittoriano nei pressi di Fonte d’Oro, del 171 dell’ era cristiana”..

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6 L’ Asilo infantile, don Minozzi e “P. Semeria”

 

Quando don Domenico viene, come Preposto, a Celano, subito si rende conto di una carenza preoccupante per il paese: per l’infanzia non esiste alcuna opera di educazione, se si eccettua un asilo comunale ormai fatiscente e l’asilo delle Suore presso il Convento di Santa Maria, che può ospitare al massimo una cinquantina di bambini in un ambiente che ne conta a centinaia. Egli comincia immediatamente ad interessarsi per dare una soluzione al problema. In una istanza rivolta al Ministro dei Lavori Pubblici  il 10 febbraio del 1951 Don Domenico presenta così la situazione: “Il paese è formato nella sua totalità da contadini che vivono una vita molto disagiata, dediti alla coltura dei campi e impiegano per le bisogna non soltanto la loro opera ma anche quella delle donne, appena esse raggiungono l’ età idonea al lavoro. Il territorio del Fucino dista circa otto chilometri dal centro e nelle stagioni dalla primavera all’autunno tutti i membri della famiglia escono di casa all’alba e vi fanno ritorno a sera inoltrata lasciando i bambini del tutto incustoditi e quindi alla mercé della strada, con quali tristi conseguenze per la loro educazione morale e sociale è facile immaginare. Urge perciò l’ erezione di un asilo…”.

Può finalmente imboccare la via giusta quando conosce e si mette in contatto con don Giovanni Minozzi e l’ Opera per il Mezzogiorno. L’ Amministrazione comunale appoggia il Preposto, mentre questi si dà da fare in tutte le direzioni per raggiungere lo scopo. Esiste un fitto carteggio di corrispondenza di don Domenico con tutte le autorità provinciali, di governo, burocratiche, onorevoli e amici per ottenere la costruzione di un asilo infantile di opportune dimensioni per le esigenze del paese. Da Andreotti a don Luigi Sturzo, da Spataro a Natali, dai dirigenti della Cassa per il Mezzogiorno e quelli dell’Ente Fucino, dalla Prefettura dell’ Aquila al Ministero degli Interni … è un continuo affannarsi per ottenere autorizzazioni, permessi, concessioni, finanziamenti, al fine di realizzare l’ opera.

Don Domenico acquista personalmente l’area dove fabbricare l’asilo e la dona all’ Opera del Mezzogiorno. Il Comune si fa garante dei mutui contratti per le spese della costruzione.

Finalmente il 12 Giugno 1955 si celebra la cerimonia per la posa della prima pietra del nuovo Asilo, che potrà accogliere 300 bambini. Il Vescovo Valerii impartisce la benedizione e il prefetto Passannanti pone la pietra a dimora, presenti Don Minozzi e un’interminabile schiera di autorità, seguita dall’ immensa folla dei cittadini. Ha redatto il progetto dell’opera il prof. Nicolosi dell’Università di Roma, i lavori saranno diretti dall’ ing. Foglietta ed eseguiti dalla ditta  Fasoli di Sulmona.

L’ edificio nel 1958 è completo e viene inaugurato il 1 maggio. Eretto in località Cittadella, è ampio: consta di 16 aule più i servizi, l’alloggio delle Suore, terrazze, giardini, il tutto sapientemente distribuito in quattro piani. Esso è gestito dalle Suore di Nostra Signora dell’Orto, le stesse Suore che gestiranno anche un secondo Asilo Infantile, sempre realizzato da don Minozzi con L’ Opera del Mezzogiorno su un’ area messa a disposizione dal Comune in Via Stazione, intitolato a P. Semeria. Le Suore impartiscono anche  lezioni di taglio, di cucito, di ricamo, di pianoforte e di canto.

Mandare avanti queste due realizzazioni, però, è ancora più difficoltoso, poiché scarseggiano le risorse economiche; molti bambini devono essere assistiti gratuitamente e gli altri pagano un retta più simbolica che adeguata. E don Domenico si affanna nel chiedere e nel ricuperare aiuti, sussidi, sovvenzioni per sopperire alle necessità dell’ Istituto.

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7 Il  XVIII Centenario dei Santi Martiri.

 

Dire: Celano, e dire: Santi Martiri, è la stessa cosa. Per un Celanese, anche se è anticlericale, i Santi Martiri non si toccano. Don Domenico capisce perfettamente questa mentalità e la fa propria, cercando di spingerla sempre su contenuti più sostanziali, più significativi, che siano alimentati  più dalla fede che dalla semplice emozione.

La tradizione vuole che i Santi Martiri di Celano siano stati martirizzati sotto l’imperatore Antonino, nei pressi della località Fonte d’Oro, poi detta anche Fontegrande nell’ anno 171 dell’ era cristiana.

Nel 1971 Don Domenico promuove una straordinaria celebrazione per il Decimottavo Centenario dei SS. Martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano.

La sera del giorno 14 agosto il Vescovo Valerii riapre solennemente la chiesa di S. Giovanni dopo i lavori di restauro.

Il 18 inizia la settimana per il Centenario nel Castello con una conferenza del Presidente del Consiglio Regionale Mattucci su Presenza dei Cattolici nel Mondo Moderno con la partecipazione del Consiglio Comunale. Nei giorni seguenti si celebrano giornate particolari per le diverse categorie di fedeli, delle quali due sono particolarmente sentite e importanti: la giornata delle vocazioni sacerdotali e religiose dedicata in particolare a tutti i sacerdoti e i religiosi celanesi, e la giornata degli emigranti, molti dei quali, circa mille, sono tornati a Celano in occasione della festa centenaria. In tutte queste celebrazioni è sempre presente il Vescovo.

Il 26 agosto è il giorno centenario. In piazza è stato allestito il palco con l’altare per la celebrazione della s. messa, presieduta dal cardinal Federico Gonfalonieri e dagli Arcivescovi e Vescovi dell’Abruzzo, Avezzano, Chieti, L’Aquila, Lanciano, Teramo, Penne-Perscara, Sulmona, Trivento, Isernia.  Il Sindaco Nino Torrelli porge il saluto della Città al Cardinale. E’ presente anche il prefetto dell’ Aquila Petriccone. “Terminata la sacra manifestazione – leggiamo in una cronaca giornalistica – le Urne contenenti le Reliquie dei Santi Martiri venivano riportate processionalmente nella chiesa parrocchiale. Qui l’eminentissimo Cardinale, prima di impartire la benedizione finale esprimeva il suo vivo compiacimento al Vescovo Diocesano Mons. Domenico Valerii, al Parroco di Celano don Domenico Polla, e tutti i sacerdoti e Frati Minori che avevano dato vita all’ indimenticabile spettacolo di fede: i Padri Corrado Signore e Anacleto Marulli, il presidente del Comitato prof. Francesco Carusi, don Costanzo Villa, prof. Manfredo Santucci, dott. Franco Buja, dott. Michele Carusi”.

In occasione di questo Centenario viene scoperto un monumento in bronzo dello scultore Antonio Berti di Firenze in località Fontegrande. Lo scultore del legno  Hans Stuflesser di Ortisei realizza la nuova  portantina per le Urne dei Santi Maritiri.

      Sempre per il Centenario si inaugurano i lavori di restauro della chiesa e degli affreschi di S. Giovani. Lavori che costano impegno e continuo interessamento del Proposto: “Quanti viaggi all’ Aquila e a Roma! – dice F. Carusi sempre nella relazione per il decimo della morte di Don Domenico – E quante visite qui a Celano del grande architetto Moretti allora sovrintendente ai beni artistici e storici dell’ Abruzzo”.

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8 L’ erezione di tre nuove parrocchie

 

Durante gli anni del suo impegno pastorale a Celano Don Domenico Polla, oltre a promuovere la celebrazione dei grandi avvenimenti di cui abbiamo parlato, ha svolto anche un’ attività, forse meno spettacolare, ma certamente più incisiva per la vita cristiana del nostro popolo.

Rendendosi conto della complessità dell’ambiente celanese e della dislocazione del Paese, che crea tante difficoltà e problematiche alla pastorale, egli chiede al Vescovo dei Marsi l’ istituzione di nuove parrocchie.

Si rende soprattutto necessaria una parrocchia autonoma nel rione Stazione-Vaschette, dove il bisogno di un’assistenza religiosa più mirata e più continua si fa sempre più impellente. Lo sta a testimoniare il fatto che già intorno al 1950 don Alipio si reca tutte le domeniche a celebrare la s. messa  nel corridoio dell’ edificio scolastico e qui, durante l’estate prima don Costanzo, poi don Gerasimo e don Vincenzo ancora seminaristi insegnano la dottrina cristiana ai bambini. La Parrocchia viene  eretta il primo novembre 1957 e il primo parroco è don Claudio che canta la messa nel 1962.

Quando don Claudio fa il suo ingresso nella nuova Parrocchia, le celebrazioni liturgiche si svolgono nella nuova chiesa del Sacro Cuore, che viene inaugurata nella stessa occasione. Anche questa è opera dell’interessamento, delle fatiche, dei viaggi, dei finanziamenti avuti per opera e merito di don Domenico Polla

 

Nel frattempo l’ Ente di Riforma del Fucino costruisce nel centro del bacino due agglomerati per andare incontro ai vecchi affittuari di Torlonia, ora proprietari degli appezzamenti, proprio nel territorio del Comune di Celano. I due centri prendono il nome di Ottomila e Strada Quattordici. Bisogna provvedere alla loro assistenza religiosa: il Vescovo erige la Parrocchia di Regina della Pace con la chiesa e la residenza a Strada 14 ed estende i confini fino a Ottomila. La Parrocchia viene eretta il  primo giugno 1965. Primo parroco è un altro prete celanese, don Luigi Di Summo. Vengono costruite due chiese: una a strada 14, l’ altra ad Ottomila; questa volta le cose sono meno difficili, perché interviene l’ Ente Fucino.

 

Don Domenico ottiene anche l’erezione di un’ altra Parrocchia nel rione Santa Maria. Qui ci sono i Frati Minori, il convento dei quali a Celano vanta la sua origine dallo stesso S. Francesco; d’altra parte il primo biografo del Santo d’Assisi è proprio un Celanese, il beato Tommaso. Santa Maria e i Frati hanno sempre svolto un preziosismo lavoro pastorale non solo nella contrada dove essi sono, ma anche  a Campitelli, Bussi, al Calvario e alle altre vie lì attorno. Anche la celebrazione dei sacramenti (Battesimo, Cresima, Matrimoni…, gli stessi funerali) di quelle contrade si svolgono per comodità dei fedeli nella chiesa di Santa Maria presieduti dai Padri Minori. Sembra ovvio quindi la richiesta di Don Domenico e il consenso del Vescovo per l’erezione di una parrocchia autonoma. gestita dai Frati, che avviene, appunto, il primo gennaio 1971.

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9 Vocazioni religiose

Durante gli anni che don Domenico Polla è preposto di Celano tanti giovani e ragazze seguono la vocazione religiosa, sempre da lui incoraggiati e sostenuti. Ci limitiamo a ricordare i sacerdoti diocesani, cosiddetti secolari, che cantano messa in questi anni.

Don Costanzo Villa nel 1949 poi parroco al Sacro Cuore in San Rocco in Avezzano; nel 1953 don Gerasimo Ciaccia poi parroco della Cattedrale di Avezzano e in seguito missionario in Brasile, ora vice parroco a Celano; lo stesso anno Don Vincenzo Amendola poi parroco a Ortona dei Marsi; nel 1962 don Claudio Ranieri, prima parroco del Sacro Cuore a Celano e poi preposto a San Giovanni;  nel 1965 don Giovanni Ciaccia, parroco a Caruscino in Avezzano e poi successore di don Costanzo a San Rocco.  Nel frattempo altri due sacerdoti, prima religiosi e in seguito sacerdoti diocesani, entrano a far parte dei preti celanesi di Don Domenico: don Luigi Di Summo, parroco di Strada 14 e Ottomila e segretario del vescovo Terrinoni, e don Simplicio Ciaccia, parroco di Aielli Alto e poi di San Pelino.

Tutti questi sacerdoti hanno conservato e conservano un ricordo affettuoso e devoto di don Domenico, come di un maestro e di un padre.

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10 Gli ultimi anni

Si arriva al 1980. Sono circa 34 anni che Don Domenico Polla è Preposto di Celano. Egli compie 69 anni di età e 46 anni di sacerdozio. La sua salute comincia ad incrinarsi e, dopo  aver dato tutto se stesso al suo amato popolo celanese, sente di dover lasciare l’ incarico. Ne fa richiesta al Vescovo Terrinoni il 12 maggio 1980. Il vescovo accoglie la richiesta e nell’ ottobre dello stesso anno Don Domenico, insieme al fratello don Alipio, lascia la prepositura di Celano; gli succede don Claudio Ranieri parroco del Sacro Cuore alla stazione della stessa città. Nella lettera di comunicazione dell’ accettazione della rinuncia il Vescovo Terrinoni scrive: “A Voi che lasciate S. Giovanni dopo più di trent’anni di lavoro pastorale, condotto con tanto amore e zelo, e dopo aver realizzato tante opere, il ringraziamento più vivo mio e della Diocesi”.

Don Domenico e don Alipio si trasferiscono ad Avezzano. Tutti e due continuano a lavorare per la Diocesi. Don Domenico è di nuovo nominato Canonico teologo della cattedrale dei Marsi, poi Vicario Episcopale per i Sacramenti; ottiene anche il titolo di Prelato d’Onore di Sua Santità e il titolo di Monsignore.

Quando le sue condizioni di salute si aggravano viene ricoverato nella casa di riposo per il Clero di Nerola nell’ Ottobre del 1987. Poco dopo lo riportano ad Avezzano ed il 16 dicembre dello stesso anno termina la sua giornata terrena.

I funerali si celebrano ad Avezzano nella Cattedrale e a Celano nella Chiesa di S. Giovanni, officiati dal vescovo Terrinoni nella coralità di un intero popolo, presente con le sue Autorità, Confraternite ed Associazioni.

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11 Un ultimo ricordo

Prima di chiudere queste sommarie rievocazioni della vita e dell’attività come Preposto di Celano di Mons. Domenico Polla, vorrei dire, come ultima cosa, proprio a lui, con quella confidenza con cui ha sempre trattato noi giovani seminaristi e poi preti di Celano, che non dimenticheremo mai quelle belle passeggiate durante le vacanze estive, la sera tardi, dietro Castello. Quante discussioni e osservazioni di teologia, di filosofia, di letteratura, di storia. Nel tepore silenzioso della notte celanese, sotto quelle mura pregne di  memorie storiche, si guardava il convento di Santa Maria e si parlava di s. Francesco e della storia di Celano; si spingeva lo sguardo verso Avezzano e si ricordava la guerra., i bombardamenti. Ricordo che, ancora alunno di liceo a Chieti, mi era capitato di poter leggere la Reggia Marsicana  di Corsignani, che dedica un intero volume a Celano, e don Domenico, tutto compiaciuto, mi lodava e mi incoraggiava; si discuteva delle chiese di Celano, delle confraternite, della devozione alle Anime Sante, della necessità di iniziative per la gente delle Barracche e di tutta la zona della stazione, della preparazione dei bambini per la prima Comunione e per la Cresima in occasione della festa dei Santi Maritiri…

Caro don Domenico, forse questi ricordi non significano niente per le nuove generazioni, ma noi, che li abbiamo vissuti con te, li porteremo sempre dentro. Mi piace immaginare che fra non molto, quando anch’io verrò dove tu sei - almeno così spero – e ci incontreremo, mi dirai con il tuo sorriso aperto e sonoro: “Don Vincenzo, sei arrivato pure tu. Vieni che ti accompagno dagli amici…”. Sei sempre stato così, caro gnor Prepo’,  e così ti ricorderemo.  

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