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PARLANO ANCORA

DON PAOLO FIORAVANTE SALOMON

Nato a S.Lucia di Piave (TV) il 8 dicembre 1912

Morto a Conegliano Veneto il 3 settembre 2004

Ecco come lo commemora e lo ricorda il prof. Mario Di Berardino:

Don Paolo Fioravante Salamon nacque a Santa Lucia di Piave 1'8 dicembre 1913. Alla nascita il padre gli diede i nomi dei due nonni, materno e paterno: Fioravante-Giovanni. Il cognome, nei registri di battesimo era: Salomon; ma nei registri di stato civile era Salamon. Cognomi ebraici erano diffusi in Veneto, specie per le consistenti comunità di ebrei a Conegliano e Vittorio Veneto, cittadine che avevano sinagoga, cimitero e quartieri propri dell'etnia.

Dopo le scuole elementari, entrò subito nel seminario diocesano di Ceneda. Durante le vacanze, come si usava all'ora, accompagnava monsignor Morando, camminando gli a fianco, come lettore ambulante di giornali.

Il suo temperamento mo lto indipendente e anticonformista non garbò al rettore del seminario che lo giudicò non adatto al sacerdozio. Fu accolto invece dalla Congregazione dei Sacramentini, dove passò realmente anni felici, sette, tra probandato e noviziato a Ponteranica di Bergamo e teologia, frequentata nel seminario maggiore di Torino.

Dopo i triennali voti semplici, però, di fronte ai voti perpetui gli si riprospettò il problema di quel suo temperamento non conformista e senza rispetto umano. I superiori furono molto comprensivi e con l'aiuto di un padre sacramentino oriundo di Magliano dei Marsi della famiglia Di Lorenzo, fu raccomandato al vescovo dei Marsi, mons. Pio Marcello Bagnoli, carmelitano.

Fu durante il probandato che il Padre maestro dei novizi, come a tutt  gli disse se avesse voluto adottare un altro nome. Avendo gran simpatia, anche caratteriale, per san Paolo, scelse il nome di Paolo, con il quale amò di essere sempre chiamato.

Ad Avezzano, pur sconosciuto, fu accolto con straordinaria simpatia dal rettore Polla, dai sacerdoti insegnanti e superiori e dal vescovo Pio Marcello Bagnoli.

Era l'ottobre del 1939. 116 gennaio 1940 a Paterno morì, d'infarto, don Michelangelo Addari. Il Vescovo sicuramente aveva progettato di mandarlo a sostituire. Difatti appena dopo  la sua ordinazione sacerdotale, che avvenne il 12 maggio 1940, festa della Pentecoste: lo mandò alla festa di sant'Onofrio il 12 giugno, accompagnando don Angelino, parroco di Cappelle; gli diede un mese di libertà che trascorse a Santa Lucia di Piave, dove celebrò la prima messa solenne il 29 giugno, con l'obbligo di essere a Paterno per i primi di agosto: e, promosso agli esami di morale e predicazione, nominato abate-parroco nel 1941.

Succeduto a quell' anima mite di don Michelangelo Addari, don Paolo portò a Paterno una ventata di gioventù, di entusiasmo, di fede, di vita operosa nella parrocchia. Alto, snello, agile, nell'entusiasmo dei suoi primi anni di ministero, alle prime luci dell'alba, nel freddo dell'inverno e nel primo sole dell'estate, tutti lo sentivano percorrere la strada per la chiesa con passo svelto e leggero.

Con lo slancio della gioventù, organizzò cerimonie, riordinò le confraternite, le varie associazioni parrocchiali, tenne corsi di scuola serale. Per interessare i giovani e il paese intero, in quei tempi eroici della guerra e del dopoguerra, pur non avendo a disposizione non solo alcun locale adatto, ma neppure un palco elementarmente attrezzato, si dedicò al teatro, all'arrembaggio sulle balle di paglia, all'aperto, negli scantinati del consorzio, nel cinema di Agostino Silvagni, detto il Mago.

La popolazione accorreva in massa ad assistere agli spettacoli preparati all'ombra della chiesa e batteva replicatamente le mani agli artisti che, in ambiente diverso, avrebbero potuto, di certo, spiccare il volo verso mete ambiziose.

Altrettanto bravo regista egli era nelle cerimonie religiose. Quelle comunioni, quelle cresime impeccabili, organizzate nei minimi particolari erano una gioia per gli occhi e un sollievo per l'anima. E quelle parole sgorgate dal cuore, sempre adatte ad ogni festa e ad ogni ricorrenza!

A Natale, a Pasqua sciorinava profondi pensieri, riflessioni, esortazioni, citazioni della Bibbia, dei padri della chiesa, dei sant  di scrittori antichi e contemporanei.

 Passando gli anni, le sue parole diventavano sagge, opportune, pregnanti, assennate, ma la sua azione risentiva inesorabilmente dell'usura del tempo e dell'età.

Egli rimase sempre fedele col cuore alla vecchia liturgia e alquanto restio alle innovazioni di

una Chiesa riformata dai Concili per adeguarsi ai tempi nuovi. Si adattò, è vero, perché ministro fedele della Chiesa, ma non volentieri. Non perché non condividesse i nuovi indirizzi ecclesiali, ma perché educato e formato alla maniera forte, a quella scuola di vita e a quella certezza di verità che mal si conciliano con la tolleranza di oggi, con il cosiddetto progressismo di oggi. Nella vita di tutti

i giorni egli rifiutava le comodità della moderna società. L'unico mezzo di cui si serviva per raggiungere quotidianamente la scuola come insegnante di religione per tanti anni alla scuola media Vivenza, e spesso anche con le intemperie, era la pratica, umile, ecologica, fedele bicicletta; per

comunicare a distanza, la penna.           .

Non nutriva simpatia per le cosiddette Autorità. In verità la sua polemica non era contro il

potere sic et simpliciter, ma contro l'uso che si faceva e si fa di esso. Egli non condannava la ricerca del potere e neppure l'ambizione, a patto che fossero davvero servizio

E per servire i suoi parrocchiani e per togliere i bambini dalla strada, per offiire ai ragazzi e ai giovani un luogo dove potersi incontrare e riunirsi, si interessò molto alla costruzione sia dell'asilo infantile, sia dei locali del ministero pastorale

Anche per lui, dopo 53 anni trascorsi nella parrocchia di san Sebastiano in Paterno, arrivò il momento del riposo. Senza clamore, senza cerimonie d'addio, si ritirò nella casa Nostra Signora di Lourdes in Conegliano Veneto, convinto di non essere stato mai un personaggio in niente, considerando un errore ricordarlo e desiderando di essere dimenticato, anche da chi, per rispetto, si ostinava a rammemorarlo, convinto che non c'era niente e che non aveva lasciato niente di

meritorio.

       E invece, durante gli undici anni trascorsi nella casa di riposo, non solo ci fu un continuo

rapporto epistolare, ma Conegliano divenne una meta molto frequentata dai parrocchiani di Paterno, che salivano lassù per salutare e colloquiare con chi, per ben cinquantatré anni, aveva visto nascere, crescere e morire diverse generazioni di paternesi.

Problemi di salute non agevolarono il suo primo desiderio, quello di attivarsi come sacerdote mansionario del santuario della Madonna di Ramoncello, verso la quale provava una speciale devozione. Volle però contribuire alle spese per i restauri di quel santuario, devolvendo i suoi risparmi, dopo aver finanziato la stampa del libro La Madonna di Ramoncello in Santa Lucia di Piave.

Morì a 91 anni, il 17 settembre 2004, dopo Il anni da quando si era ritirato presso l'Opera Immacolata di Lourdes in Conegliano. Alla cerimonia quasi privata dell'ultimo saluto a don Paolo, per sua volontà animata da canti gregoriani eseguiti dal Coro della Speranza con la recita del Canone Romano, erano presenti sei sacerdoti, famigliari, paesani e rappresentanze della Casa di riposo coneglianese. Il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Giuseppe Zenti, ne tracciò un nitido profilo, quasi l'avesse conosciuto da sempre, mettendo in risalto soprattutto il suo esemplare zelo pastorale e il suo sentirsi sacerdos in aeternum.

A Paterno la notizia della morte di don Paolo giunse troppo tardi da non permettere ad alcuno la partecipazione ai funerali. Il giorno dopo la morte, la parrocchia era in lutto per la dipartita di colui che per ben 53 anni, nel bene e nel male, era stato il Parroco di Paterno.

       La comunità parrocchiale, in segno di gratitudine, assistette compatta alla celebrazione della

messa in suffiagio dell'anima di don Paolo, mercoledì 22 settembre 2004, nella chiesa di Paterno.

       I suoi resti mortali riposano nel cimitero di Santa Lucia di Piave, dove è sepolto nella tomba di

famiglia.

       In occasione della prima visita da parte dei paternesi nel dicembre 2004, venne deposta una

targa a perenne ricordo sulla sua tomba.