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PARLANO ANCORA

DON FERNANDO MERCURI

Nato a Roccacerro il 17 ottobre 1912

Morto a Massa d’Albe il 9 gennaio 2000

Ordinato sacerdote dal vescovo Bagnoli il 7 agosto 1938.

E’ stato parroco di Sperone, poi di Poggio Cinolfo ed infine di Massa d’Albe.

 Il prof. Dino Cerqua così lo ricorda:

Don Fernando G. Mercuri arriva a Massa d'Albe, parrocchia dei SS. Fabiano e Sebastiano, nel Dicembre del 1950: un anno assai tormentato per la parrocchia, tant’è vero che, per riportarvi la tranquillità e la pace, il Vescovo, Mons. Domenico Valeri, fu costretto a recarsi a Massa. E dopo tormentate vicende tra i Massetani, i confratelli dell’ Immacolata e il Vescovo, fu nominato parroco Don Fernando Mercuri, che insieme con i confratelli, concordò con il Vescovo un calendario delle funzioni da celebrarsi nella chiesa dell’ Immacolata: detto calendario è tuttora affisso all'interno della medesima chiesa.

Comunque. da quel dicembre; Don Fernando ha funzionato, come prescritto, in modo tale, da riportare la pace e soddisfare la devozione mariana; anzi collaborò con i congregati per raggiungere le finalità della confraternita: accompagnare all'ultima dimora i morti e recitare l'ufficio dei defunti e le sante messe in loro suffragio.

Tutto si è, per cinquant' anni, svolto nella più grande normalità e nella più appagante serenità, soprattutto perché don Fernando viveva una profonda devozione per la Madonna che venerava e invocava, ogni sera, con il santo rosario, recitato, prima della benedizione eucaristica, da lui e dai fedeli.

Ma la personalità di Don Fernando non potrebbe emergere nella sua pienezza, se non si tenessero nel debito conto alcuni punti essenziali del suo ministero. Una era l'aspirazione fondamentale di Fernando: lodare Dio nel modo più solenne possibile. A ciò tendeva la sua smania di rendere "bella", "pulita" la chiesa; a ciò aspirava il suo occhio che voleva "linde" e "preziose" le tovaglie dell' altare e "freschi" e "profumati" i suoi fiorii.

E quanto ha lavorato per preparare la Schola cantorum per accompagnare le sacre funzioni! Si è anche sacrificato per dotare la chiesa di un organo che allietasse il tutto. Egli non riteneva possibile una festività senza "canti".

Ma. .. non era soltanto esteriorità e folklore. Egli sapeva raccogliersi in preghiera e riusciva a condurre alla meditazione più silenziosa davanti al tabernacolo. Era innamorato dell' eucaristia: negli ultimi tempi invitava con parole commosse tutti a visitare il "solitario prigioniero".

      Lode pubblica e solenne e meditazione raccolta e silenziosa!

Spesso è stato sorpreso inginocchiato presso l'altare con la testa chinata e gli occhi incerti tra il sorriso e il pianto! Allora traspariva la consapevolezza d'essere stato eletto ad una missione divina e la certezza d'essere un uomo, come tutti, caratterizzato da limiti.

Nelle sensazioni provate in questi eccezionali momenti è, forse, nascosta la chiave segreta che spiega alcuni comportamenti di Don Fernando. Egli, infatti, è stato sempre "geloso" dei bambini da lui preparati alla Prima Comunione. A nessuno, mai, ha permesso che i comunicandi fossero "distratti" in quei giorni: voleva che, guidati da chi li aveva formati, "stessero con Gesù Eucaristia". Egli, tanto attaccato ai canti e alla solennità, in quel giorno preferiva che i bambini ascoltassero ciò che loro diceva Gesù, per cui rifiutava i canti e il frastuono. Permetteva solo che si leggessero loro preghiere semplicissime e brevi. Era convinto che Gesù sa parlare ai bimbi e che questi Lo capiscono. Questa fiducia in Gesù era presente anche nella lettura del Vangelo e della Bibbia: occorre leggere e ascoltare ciò che Gesù sa suggerire a ciascuno, secondo la propria cultura e secondo la propria maturità religiosa. Per questo nelle omelie, più che approfondire, grazie a studi biblici, leggeva e rileggeva la "Parola di Dio" convinto che ai puri e semplici Egli sa parlare.

Poi aveva una dote speciale: sapeva, con chiarezza e sicurezza, intuire chi avrebbe voluto servirsi della religione per "servire" sé o la politica. Con questi era feroce, non si è mai interessato di politica ed ha sempre vituperato chi vedeva nella religione un mezzo per fini umani.

Sì, egli ha fatto leva sulla fede, sulla religione, ma solo perché si ottenesse un "pugnetto di riso" per i poveri del Burkina Faso o per Padre Celestino Di Giovambattista e per i suoi lebbrosi o diseredati di questo ingiusto mondo.

      Un prete di campagna che agiva con la meditazione, la preghiera e soprattutto il Rosario.

Forse per questo alcuni Vescovi della diocesi, spesso  si ritiravano alcune ore nella sua canonica.

      Per questo, sulla sua tomba, i parrocchiani scrissero:

"A te, Sacerdote, umile, generoso e pio".