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PARLANO ANCORA

DON GIACOMO DELL’ ABATE

Nato a Benevento il 4 agosto 1936

Morto ad Avezzano il 5 novembre 2002

Ecco come don Franco Tallarico ricorda don Giacomo:

 Il vescovo mons. Biagio V. Terrinoni accolse, nel 1983, Giacomo all’età di 47 anni, presentato  da don Giorgio Plasenzotti, un sacerdote della sua parrocchia di Roma, S. Atanasio al Tiburtino.

Don Giacomo era nato il 4 agosto del 1936 e questa data, memoria liturgica del Santo Curato d’Ars, è stata per lui un segno del Signore, al punto da accompagnarlo alla sua ordinazione presbiterale il 9 agosto 1986.

Nella adolescenza era entrato in una comunità religiosa; ma le difficoltà del momento, il dopo-guerra e la ricostruzione, lo portarono alla decisione di lasciare la comunità ed impegnarsi con il lavoro per il sostentamento della famiglia.

Ha lavorato come cameriere nei migliori ristoranti ed alberghi della Capitale e del mondo: dalla Grecia all’Inghilterra, dagli Stati Uniti al Giappone e per mezza Europa, non escluse le navi da crociera. In questo suo pellegrinare da un luogo all’altro ha conosciuto persone illustri della politica e dello spettacolo, uno tra tutti Charlie Chaplin del quale mostrava orgogliosamente una foto in sua compagnia.

Lasciato il lavoro da cameriere, si trasferì a Roma dove iniziò a lavorare presso la Biblioteca Nazionale e frequentare la parrocchia di S. Atanasio dove, grazie alla sua particolare sensibilità per il canto liturgico, il parroco gli affidò l’animazione del canto di una delle Messe domenicali. In questo periodo, sempre desideroso di una forte esperienza dell’amore di Dio, iniziò a frequentare il Movimento dei Focolari.

Aiutato a riscoprire la sua vocazione dalla presenza del viceparroco, frequentò i corsi di Teologia presso l’Istituro “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense dal 1978 al 1982 e ricevette il Ministero dell’Accolitato (il secondo accolito laico della diocesi di Roma!). Entrato al Seminario di Chieti l’anno dopo, fu ordinato diacono l’8 dicembre del 1985 e presbitero il 9 agosto del 1986 nella Cattedrale di Avezzano.

Il Vescovo Biagio lo nominò parroco di Villavallelonga dove avrebbe profuso il suo impegno pastorale nella educazione dei bambini e dei giovani, dedicandosi specialmente alla cura degli ammalati.

L’amore per le cose del Signore e l’esempio del Santo Curato d’Ars lo spingevano a vivere nella povertà evangelica, usando anche i suoi risparmi per il mantenimento della chiesa parrocchiale e l’acquisto delle suppellettili.

Nello stesso tempo non rinunciava mai a diffondere intorno sé la gioia e l’allegria con le sue famose barzellette, ogni volta arricchite di particolari inediti, raccontate col suo simpatico accento napoletano e la mimica mediata dal grande Totò. Ricordava che sempre “bisogna servire il Signore in letizia”.

Trasferito da Villavallelonga a Rosciolo, tornò per qualche anno nella sua Benevento per essere più vicino ai parenti. Tornato in Diocesi, ebbe l’incarico di viceparroco della Cattedrale; ma la sua salute subì un tracollo tanto che, in un solo anno, subì tre interventi chirurgici per l’asportazione di un tumore ed un ictus lo rese parzialmente inabile.

Con grande dignità ha vissuto l’ultimo periodo della sua vita, non cessando di diffondere il suo buonumore anche tra gli altri ammalati per i quali pregava ed invitava a pregare il Signore.

Nei momenti più difficili, offrì al Signore le sue sofferenze per coloro che si trovavano in situazione di dolore. Il 5 novembre del 2001 è tornato al Signore e, certamente, ha portato un po’ del suo umorismo anche in paradiso. Il suo corpo riposa nel cimitero di Avezzano.