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Ecco come don Franco Tallarico ricorda don
Giacomo:
Il vescovo mons. Biagio V. Terrinoni accolse, nel
1983, Giacomo all’età di 47 anni, presentato da don Giorgio
Plasenzotti, un sacerdote della sua parrocchia di Roma, S. Atanasio
al Tiburtino.
Don Giacomo era nato il 4 agosto del 1936 e questa
data, memoria liturgica del Santo Curato d’Ars, è stata per lui un
segno del Signore, al punto da accompagnarlo alla sua ordinazione
presbiterale il 9 agosto 1986.
Nella adolescenza era entrato in una comunità
religiosa; ma le difficoltà del momento, il dopo-guerra e la
ricostruzione, lo portarono alla decisione di lasciare la comunità
ed impegnarsi con il lavoro per il sostentamento della famiglia.
Ha lavorato come cameriere nei migliori ristoranti ed
alberghi della Capitale e del mondo: dalla Grecia all’Inghilterra,
dagli Stati Uniti al Giappone e per mezza Europa, non escluse le
navi da crociera. In questo suo pellegrinare da un luogo all’altro
ha conosciuto persone illustri della politica e dello spettacolo,
uno tra tutti Charlie Chaplin
del
quale mostrava orgogliosamente una foto in sua compagnia.
Lasciato il lavoro da
cameriere, si trasferì a Roma dove iniziò a lavorare presso la
Biblioteca Nazionale e frequentare la parrocchia di S. Atanasio
dove, grazie alla sua particolare sensibilità per il canto
liturgico, il parroco gli affidò l’animazione del canto di una delle
Messe domenicali. In questo periodo, sempre desideroso di una forte
esperienza dell’amore di Dio, iniziò a frequentare il Movimento dei
Focolari.
Aiutato a riscoprire la
sua vocazione dalla presenza del viceparroco, frequentò i corsi di
Teologia presso l’Istituro “Ecclesia Mater” della Pontificia
Università Lateranense dal 1978 al 1982 e ricevette il Ministero
dell’Accolitato (il secondo accolito laico della diocesi di Roma!).
Entrato al Seminario di Chieti l’anno dopo, fu ordinato diacono l’8
dicembre del 1985 e presbitero il 9 agosto del 1986 nella Cattedrale
di Avezzano.
Il Vescovo Biagio lo nominò parroco di
Villavallelonga dove avrebbe profuso il suo impegno pastorale nella
educazione dei bambini e dei giovani, dedicandosi specialmente alla
cura degli ammalati.
L’amore per le cose del Signore e l’esempio del Santo
Curato d’Ars lo spingevano a vivere nella povertà evangelica, usando
anche i suoi risparmi per il mantenimento della chiesa parrocchiale
e l’acquisto delle suppellettili.
Nello stesso tempo non rinunciava mai a diffondere
intorno sé la gioia e l’allegria con le sue famose barzellette, ogni
volta arricchite di particolari inediti, raccontate col suo
simpatico accento napoletano e la mimica mediata dal grande Totò.
Ricordava che sempre “bisogna servire il Signore in letizia”.
Trasferito da Villavallelonga a Rosciolo, tornò per
qualche anno nella sua Benevento per essere più vicino ai parenti.
Tornato in Diocesi, ebbe l’incarico di viceparroco della Cattedrale;
ma la sua salute subì un tracollo tanto che, in un solo anno, subì
tre interventi chirurgici per l’asportazione di un tumore ed un
ictus lo rese parzialmente inabile.
Con grande dignità ha vissuto l’ultimo periodo della
sua vita, non cessando di diffondere il suo buonumore anche tra gli
altri ammalati per i quali pregava ed invitava a pregare il Signore.
Nei momenti più difficili, offrì al Signore le sue
sofferenze per coloro che si trovavano in situazione di dolore. Il 5
novembre del 2001 è tornato al Signore e, certamente, ha portato un
po’ del suo umorismo anche in paradiso. Il suo corpo riposa nel
cimitero di Avezzano. |