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Appena cantato messa il 28 febbraio 1936 ha ricoperto
l’ incarico di prefetto d’ordine presso il Seminario
Diocesano; poi il 21 gennaio 1937 è stato nominato parroco di Gioia
dei Marsi, dove è rimasto fino all’ agosto del 1943. Tornato ad
Avezzano ha insegnato matematica agli alunni del Ginnasio del
Seminario. Dal 1 settembre 1952 al 31 settembre del 1955 è stato
parroco di Marano suo paese natio. Nel frattempo ha espletato anche
l’ incompensa di canonico della Cattedrale dei Marsi e Maestro di
Cappella.
Don Augusto Bifaretti lo ricorda così:
L’ho conosciuto nel 1945, al mio primo anno di
Seminario, in qualità di insegnante di matematica. Nato a Marano di
Magliano dei Marsi il 27.10.1913 fu ordinato sacerdote nel 1936 ed
assegnato alla Parrocchia di Gioia dei Marsi; di lì, dopo una breve
permanenza passata altrove, il Vescovo Mons. Valerii lo convocò in
Avezzano, come docente in Seminario. Lo squadrammo subito come
sacerdote ricco di mente, attento alla essenzialità delle cose,
schivo da ogni formalismo, tuttavia sensibile alle piccole
attenzioni riservategli. Carattere forte, autonomo ma anche attento
ai pareri altrui, non cedeva ad adulazioni e piaggerie, riservando a
se stesso giudizio e valutazione su cose e persone, aprendoli
raramente ad altri. Tra le poche confidenze che usava fare, ne
confidò una: “a quello, -alludendo ad un giovanissimo confratello
sacerdote, - non ho mai saputo dire di no!”.
Rustico con gli altri, lo era anche con se stesso.
Ospite nel Seminario Diocesano o aiutante Parroco in una delle
Parrocchie di Avezzano, preferiva per sé stanze del seminterrato,
perché diventassero preferito luogo di accoglienza per chiunque
amasse incontrarlo.
Mente aperta e dotata, dedicava attenzione ai saggi
reclamizzati al momento, agli eventi politici, alla valutazione
degli uomini e delle cose, costruendosi giudizi personali, sempre
attento però anche ai pareri diversi.
Gli alunni del Seminario lo guardavano con stima, ma
lo seguivano con trepidazione, particolarmente alle lezioni del
lunedì, a seconda di come fossero andate le vicende calcistiche
dell’Inter, la squadra del cuore.
Innamorato della comitiva, ne era sempre il
promotore, convinto che i dissensi comunque sorti, andavano azzerati
con lo stare insieme. Dotato di buone qualità musicali con
Cucchiarelli sono nati i primi tentativi corali parrocchiali del
dopoguerra marsicano, fossero essi a servizio di festività
patronali, matrimoni o funerali. Quando Villa San Sebastiano fu
colpita da un’improvvisa e rovinosa alluvione, Don Francesco si
offrì a sostegno dei soccorritori, curando anche quello di cucina,
privilegiando il settore enologico.
A conclusione di questo breve profilo, il ricordo
incancellabile che si è scolpito nella mia mente fin da ragazzo è
quello di Don Francesco all’altare: raramente ho partecipato a
celebrazione di Messa tanto attenta, composta e meditata come quella
di Don Francesco Cucchiarelli. Attribuisco alla vicendevole stima il
privilegio di avermi accettato quale “infermiere domestico”, nel
tempo della malattia che ce l’ha tolto.
Mons.Domenico Ramelli annota:
“Mi capita spesso di recarmi ai prati di Marano con i ragazzi della
Parrocchia di Magiano dei Marsi: mi fermo sempre per una preghiera
per don Francesco, i due Don Benedetto (e Bettina) e per Mons.
Orlando Di Iorio.
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