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Terminati regolarmente gli studi di preparazione
ad Avezzano e a Chieti, Don Giovanni è stato ordinato dal vescovo
Valerii il 29 giugno 1965. Egli è stato sempre ad Avezzano prima
come Viceparroco nella Cattedrale e mansionario del Capitolo
dei Canonici, successivamente Viceparroco di S. Rocco fino al 1983,
poi come parroco nella stessa parrocchia, nel frattempo dal 1976 al
1994 ha tenuto in cura pastorale anche la parrocchia di S. Giuseppe
Artigiano a Caruscino frazione di Avezzano.
Nel 2004 fu gravemente colpito da malore. Curato e
rimessosi è tornato in parrocchia, ma durante la cena seguita alla
Messa crismale del Mercoledì Santo 2006 a sera nel seminario, con i
preti della diocesi, è morto, da tutti compianto.
Ecco come lo ricorda il prof. Giuseppe
Sorrentino:
Il
mio primo incontro per così dire "ufficiale" con don Giovanni risale
al 1979, l'anno nel quale cominciai a lavorare in Parrocchia. Mi
accorsi subito che questo sacerdote, dal carattere profondamente
diverso da don Costanzo, sapeva trattare i giovani con grande
affabilità e il suo affetto era calorosamente contraccambiato. Era
uno spettacolo vedere i bimbi e i ragazzi attorno a don Giovanni. A
quell' epoca egli era coadiutore, credo, perché curava la Parrocchia
di Caruscino, perciò si spostava continuamente e non stava mai
fermo.
Anche don Giovanni era dotato di notevole senso
pratico ed io ricordo che più volte mi sono avvalso dei suoi
suggerimenti e delle sue indicazioni per preparare i miei interventi
nel Corso di preparazione alla Cresima o di preparazione al
Matrimonio o negli incontri finalizzati alla formazione delle
Catechiste.
Un aspetto importante del senso pratico di don
Giovanni si manifestava nella sua incessante cura del decoro della
Chiesa parrocchiale. Quante volte ho visto don Giovanni sulla scala
intento a cambiare qualche lampadina, con gli attrezzi da lavoro in
mano per riparare una serratura, o una porta, o una finestra, o un
banco della Chiesa! O a dare indicazioni su come disporre i fiori o
le luci o i drappi per le celebrazioni. Quando nevicava,
immancabilmente vedevi don Giovanni lì pronto sul sagrato a spalare
la neve per creare un passaggio verso l'ingresso della Chiesa.
Poi venne la malattia. Don Giovanni ha accettato e
portato questa durissima croce con serenità e con dignità. La
sofferenza non gli aveva tolto il sorriso. Anche se non era in grado
di affrontare le difficoltà e i problemi connessi all'esercizio del
ministero sacerdotale con l'energia di prima e la malattia lo
condizionava nei movimenti, don Giovanni celebrava la Santa Messa,
confessava e seguiva le varie vicende e attività della Parrocchia.
Ogni tanto gli rivolgevo qualche
parola di incoraggiamento riferendo gli che tutti
noi pregavamo per lui, perché il Signore e la Madonna lo
sostenessero nel portare quella croce. Lui mi guardava con un
sorriso e annuiva con gli occhi lucidi in segno di ringraziamento.
Don Giovanni era preoccupato per la poca frequenza
dei Sacramenti da parte degli uomini. Però il suo senso pratico lo
portava ad avvicinare il prossimo, a stare seduto al bar a parlare
con gli uomini, a partecipare alle riunioni conviviali della
Confraternita. Egli era convinto, infatti,
che soprattutto attraverso il contatto umano,
interpersonale, si può comunicare il messaggio della salvezza.
Don Giovanni è stato un uomo di preghiera. Ha
saputo curare questo aspetto della vita spirituale anche in mezzo ai
tanti impegni di cui si occupava sia prima che dopo la malattia.
Spesso l 'ho visto con la corona del Rosario tra le mani nei momenti
di sconforto e di depressione. Il ricordo che ha lasciato di sé è
quello di un pastore sollecito e pieno di tenerezza per il suo
gregge, sempre disponibile all'ascolto e desideroso di testimoniare
concretamente il suo affetto e le sue premure.
Personalmente mi è rimasta impressa la
raccomandazione che una volta ha fatto a noi catechisti:
"Ricordatevi che il “bravo” lo deve dire solo il Signore Gesù !".
Anche questa espressione mi sembra frutto di sapienza evangelica.
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