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PARLANO ANCORA

MONS. GIOVANNI CIACCIA

Nato a Celano il 25 aprile 1941

Morto ad Avezzano il 12 aprile 2006

Terminati regolarmente gli studi di preparazione ad Avezzano e a Chieti, Don Giovanni è stato ordinato dal vescovo Valerii il 29 giugno 1965. Egli è stato sempre ad Avezzano prima come Viceparroco nella Cattedrale e mansionario del Capitolo dei Canonici, successivamente Viceparroco di S. Rocco fino al 1983, poi come parroco nella stessa parrocchia, nel frattempo dal 1976 al 1994 ha tenuto in cura pastorale anche la parrocchia di S. Giuseppe Artigiano a Caruscino frazione di Avezzano.

Nel 2004 fu gravemente colpito da malore. Curato e rimessosi è tornato in parrocchia, ma durante la cena seguita alla Messa crismale del Mercoledì Santo 2006 a sera nel seminario, con i preti della diocesi, è morto, da tutti compianto.

 Ecco come lo ricorda il prof. Giuseppe Sorrentino:

 Il mio primo incontro per così dire "ufficiale" con don Giovanni risale al 1979, l'anno nel quale cominciai a lavorare in Parrocchia. Mi accorsi subito che questo sacerdote, dal carattere profondamente diverso da don Costanzo, sapeva trattare i giovani con grande affabilità e il suo affetto era calorosamente contraccambiato. Era uno spettacolo vedere i bimbi e i ragazzi attorno a don Giovanni. A quell' epoca egli era coadiutore, credo, perché curava la Parrocchia di Caruscino, perciò si spostava continuamente e non stava mai fermo.

Anche don Giovanni era dotato di notevole senso pratico ed io ricordo che più volte mi sono avvalso dei suoi suggerimenti e delle sue indicazioni per preparare i miei interventi nel Corso di preparazione alla Cresima o di preparazione al Matrimonio o negli incontri finalizzati alla formazione delle Catechiste.

Un aspetto importante del senso pratico di don Giovanni si manifestava nella sua incessante cura del decoro della Chiesa parrocchiale. Quante volte ho visto don Giovanni sulla scala intento a cambiare qualche lampadina, con gli attrezzi da lavoro in mano per riparare una serratura, o una porta, o una finestra, o un banco della Chiesa! O a dare indicazioni su come disporre i fiori o le luci o i drappi per le celebrazioni. Quando nevicava, immancabilmente vedevi don Giovanni lì pronto sul sagrato a spalare la neve per creare un passaggio verso l'ingresso della Chiesa.

Poi venne la malattia. Don Giovanni ha accettato e portato questa durissima croce con serenità e con dignità. La sofferenza non gli aveva tolto il sorriso. Anche se non era in grado di affrontare le difficoltà e i problemi connessi all'esercizio del ministero sacerdotale con l'energia di prima e la malattia lo condizionava nei movimenti, don Giovanni celebrava la Santa Messa, confessava e seguiva le varie vicende e attività della Parrocchia. Ogni tanto gli rivolgevo qualche

parola di incoraggiamento riferendo gli che tutti noi pregavamo per lui, perché il Signore e la Madonna lo sostenessero nel portare quella croce. Lui mi guardava con un sorriso e annuiva con gli occhi lucidi in segno di ringraziamento.

Don Giovanni era preoccupato per la poca frequenza dei Sacramenti da parte degli uomini. Però il suo senso pratico lo portava ad avvicinare il prossimo, a stare seduto al bar a parlare con gli uomini, a partecipare alle riunioni conviviali della Confraternita. Egli era convinto, infatti,

che soprattutto attraverso il contatto umano, interpersonale, si può comunicare il messaggio della salvezza.

Don Giovanni è stato un uomo di preghiera. Ha saputo curare questo aspetto della vita spirituale anche in mezzo ai tanti impegni di cui si occupava sia prima che dopo la malattia. Spesso l 'ho visto con la corona del Rosario tra le mani nei momenti di sconforto e di depressione. Il ricordo che ha lasciato di sé è quello di un pastore sollecito e pieno di tenerezza per il suo gregge, sempre disponibile all'ascolto e desideroso di testimoniare concretamente il suo affetto e le sue premure.

Personalmente mi è rimasta impressa la raccomandazione che una volta ha fatto a noi catechisti: "Ricordatevi che il “bravo” lo deve dire solo il Signore Gesù !". Anche questa espressione mi sembra frutto di sapienza evangelica.