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Ricordo di don Giovanni Gagliardi.
Quando Don Francesco Boella arrivò a Santo Stefano di
Sante Marie, nominato parroco con bolla del 1.1.1951, aveva meno di
25 anni. È rimasta famosa in paese l'espressione di alcuni vecchi
che si scaldavano al tiepido sole invernale, seduti su una scalinata
di pietra: "Questo ci porta tutti al camposanto!". Erano colpiti
dalla radicale differenza tra l'anziano parroco, Don Giuseppe Damia
morto all'età di 69 anni, ed il parroco giovanissimo che si vedevano
davanti.
Infatti Don Francesco, nato a Castellafiume il 6
giugno 1926, ordinato Sacerdote ad Avezzano il 9 luglio 1950, era
stato mandato inizialmente come vice parroco a Trasacco dove rimase
solo per pochi mesi. Poi fu mandato dal Vescovo Mons. Domenico
Valerii a Santo Stefano.
Da allora la mia vita si è svolta in "simbiosi" con
la sua. Appena arrivato in paese, raccolse i ragazzi (allora
numerosi, anche se il paese contava solo 900 abitanti circa) ed in
pochi mesi ne preparò un gruppo per la Prima Comunione, celebrata il
21.5.1951. Uno di quei ragazzi ero io che allora avevo otto anni. E,
dopo oltre cinquant'anni, conservo ancora gelosamente il ricordino
con la sua firma.
Un altro impegno molto sentito e sempre coltivato da
Don Francesco è stato quello delle vocazioni. Appena tre anni dopo
il suo arrivo in parrocchia, riuscì ad avviare al Sacerdozio tre dei
suoi ragazzi. Due di essi, Padre Angelico Marini ed io, siamo
diventati Sacerdoti. E, dopo di noi, molti altri ragazzi e ragazze
di Santo Stefano sono entrati in Seminario o negli studentati
religiosi.
Durante le vacanze estive seguiva con grande cura noi
seminaristi. La mattina, dopo la “messa"ci dettava egli stesso la
meditazione. Ci aveva che quando egli si assentava per qualche
giorno, dovevamo recarci (a piedi!) in qualche paese vicino per fare
la Comunione. Ricordo che un giorno per questo motivo ci recammo
prima a Castelvecchio, poi a Scanzano ed in fine a Gallo, senza
trovare nessun sacerdote perché tutti impegnati per gli esercizi
spirituali. Allora ci trattenemmo da un amico di Gallo per una lauta
colazione. Passava quasi ogni giorno nelle nostre famiglie parlando
e scherzando con tutti; e molti pomeriggi ci radunava per delle
belle passeggiate.
Don Francesco ha vissuto intensamente il Concilio
Vaticano II (1962-1965). Si è sforzato di approfondirne gli
insegnamenti sia leggendo che partecipando ogni anno a qualche
convegno. E quanto approfondiva si sforzava di trasmetterlo anche ai
fedeli: in tutte le messe, feriali e festive, non faceva mai mancare
un pensiero di omelia.
L'impegno nella parrocchia di Santo Stefano ha
occupato tutta la sua vita sacerdotale: vi è rimasto sino al giorno
della morte (15.4.1995) ed è stato seppellito nel cimitero di Santo
Stefano dove già riposavano i suoi genitori e qualche altro parente.
Insieme alla cura pastorale della parrocchia di Santo
Stefano che non ha mai voluto lasciare, ha svolto con impegno anche
altri compiti che accenno brevemente.
È stato chiamato come padre spirituale nel Seminario
di Avezzano dal 1973 al 1984, quando esso è stato chiuso per
mancanza di vocazioni.
In tutta la sua vita sacerdotale ha svolto il
ministero di assistente diocesano dell' Azione Cattolica: prima come
assistente della Gioventù femminile, poi come assistente generale.
Quando, negli anni sessanta, è nata la FIES
(Federazione Italiana Esercizi Spirituali), fu scelto come delegato
diocesano e regionale ed ha promosso in diocesi la pratica degli
esercizi, ha partecipato ogni anno ai convegni della FIES e
mantenuto i rapporti con le altre Diocesi della regione.
Per un periodo molto lungo della sua vita ha svolto
con assiduo impegno il compito di Vicario episcopale per le
Religiose.
Ha insegnato religione per quasi quarant'anni: prima
nella Scuola media di Sante Marie, poi nel Liceo scientifico di
Avezzano, mantenendo sempre un ottimo rapporto sia con presidi e
docenti (che ancora ripensano alle allegre serate e alle cenette da
lui stesso preparate in casa sua) che con gli alunni che lo
ricordano con affetto e riconoscenza.
All'inizio parlavo della mia "simbiosi" con Don
Francesco. Questa non è cessata con la mia ordinazione sacerdotale,
ma è continuata anche dopo. Nei primi undici anni sono stato parroco
a Sanzano, ma risiedevo a Santo Stefano e collaboravo strettamente
con lui. Nel 1979 sono stato chiamato al Seminario dove egli era già
presente come padre spirituale. Ho insegnato anch'io religione in
varie scuole, ultima delle quali, per una quindicina d'anni, il
Liceo scientifico dove egli particolarmente mi ha voluto.
Concludo testimoniando che Don Francesco è stato
senz' altro il padre della mia vocazione ed il sacerdote che
maggiormente ha influito sulla mia vita.
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