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PARLANO ANCORA

DON GIOVANNI BALESTRA

Nato a Corcumello il 27 novembre 1938

Morto a Roma il 18 giugno 2007

 Un ricordo di  don Aldo Antonelli

DON NINO: Un esempio più che un ricordo

 La vuota freddezza che riflettono quelle finestre ormai sempre chiuse è altrettanto grande quanto il calore che promana dal suo ricordo: lui, don Nino Balestra, semplicemente Nino per gli amici.

Potremmo definire il suo essere sacerdote al servizio della Diocesi per 43 anni come un “essere uomo tra gli uomini”, a estimonianza di una semplicità, di una generosità e di una disponibilità non facilmente reperibili.

 Semplicità

A lui non piacevano i titoli di cui a volte le persone si ammantano e gli orpelli cui il potere ricorre per riciclarsi come umano. Nel suo disincanto, a volte dissacratorio ma sempre sincero, ne rideva mettendo tutto alla berlina.

Generosità

La sua generosità, come capacità di dare ciò che aveva, a volte era spiazzante. Dei libri e dei dischi, della macchina e della casa e perfino dei soldi era sempre disposto a farne dono se si accorgeva che qualcuno, chiunque esso fosse stato, ne avesse avuto bisogno. La comunione dei beni, il grande suo sogno, la praticava più che predicarla.

Disponibilità

Intesa come capacità di dare se stesso e il proprio tempo, la disponibilità era la terza sua grande caratteristica. Penso che mai nessuno abbia ricevuto da lui uno “No”, a meno che non sia stato costretto dall’impossibilità del momento.

Questo il triangolo entro il quale Nino soleva tessere le sue scelte e coltivare i suoi sentimenti. Tra queste tre polarità, nella discrezione e nel silenzio, era abituato a impiantare anche i suoi giudizi e le sue critiche. “Ma a che serve?” diceva ogni qual volta doveva misurarsi con iniziative la cui funzione e il cui contenuto erano inversamente proporzionali alla loro spettacolarità mediatica.

Lo so! Mentre scrivo queste cose lui si sta già rivoltando nella sua tomba… Ma di fronte ad un amico, normalmente, la schiettezza ha diritto di precedenza sulla diplomazia.

Gesù Cristo, per lui, non è stato un nome da pronunciare con le labbra. E’ stato, piuttosto, un tesoro da mettere a frutto con le mani.