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Siamo in
uno dei momenti più drammatici e più vergognosi della storia della
chiesa Marsicana, riecheggiando lo stato di tutta la Chiesa. Le famiglie
dei potentati del tempo hanno perduto qualsiasi senso dello Stato, della
Chiesa, di una società civilmente organizzata. Unica legge è la loro
prepotenza. Nei Marsi domina la famiglia dei conti Berardi e sono
proprio essi ad imporre anche l' autorità religiosa. Così nel 968 essi
imposero come vescovo dei Marsi uno fra i più depravati e ambiziosi
personaggi della loro famiglia, Alberico. . Il Di Pietro
dice che "visse per molto tempo non da Pastore, ma da lupo". Alla
cerimonia del suo insediamento fu invitata una folta schiera di nobili
e vi prese parte lo stesso imperatore Ottone I.
Alberico viveva in modo dissoluto ed aveva un amante. Per coprire in
parte la sua condotta davanti all' imperatore ed agli altri in
quell'occasione fece vestire l' amante da suora. Egli riuscì con
regali e concessioni ad ingraziarsi l' imperatore, che lo confermò
nella sede vescovile di Marsia.(ora: San Benedetto dei Marsi).
Finita la cerimonia, Alberico riprese la sua condotta libertina:
tornò, fra l'altro, a convivere con lamante, da cui ebbe un
figlio. La sua ambizione lo portò a desiderare di
impossessarsi dell' Abbazia di Montecassino. A questo scopo ordì
intrighi e imprese efferate, fino a ordinare il rapimento e
l'accecamento dell' abate di Montecassino, Monsone. Ma al momento in
cui i suoi sicari gli porsero gli occhi dell' Abate accecato,
Alberico cadde vittima di un improvviso malore e morì. Nel frattempo
si era allontanato dalla Marsica per seguire i suoi perversi disegni
ed aveva lasciato il governo della Diocesi al figlio avuto dall'
amante, Quinigi, il uqale gli succedette come vescovo dei
Marsi.
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