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SCHEDA DESCRITTIVA DELL' EXULTET
CURATA DALLA SOVRINTENDENZA
AI BENI CULTURALI DELL' AQUILA

DESCRIZIONE

Il rotolo con il canto del Preconio pasquale in Vulgata, è composto da otto fogli di pergamena di ottima qualità cuciti insieme con una strisciolina di pelle bianca. Ogni foglio ha diversa lunghezza. Il primo (430 mm.), che contiene solo la grande E di Exultet, è in cattivo stato di conservazione; in più punti lacunoso. Il secondo, il terzo ed il quarto foglio sono quasi della stessa misura (rispetti­vamente 720 mm.; 730 mm.; 750 mm.). Il quinto e il sesto sono i più lunghi (850 mm.; 750 mm.). Infine il settimo e l'ottavo misurano 700 mm. e 650 mm.
Il testo, in beneventana cassinese, è scritto in inchiostro bruno, ed è privo di illustrazioni. Possiede solo iniziali ornate con motivi geometrici e fitomorfi, stilisticamente omogenee fra loro. La colorazione delle lettere decorate è oggi molto sbiadita, originariamente i toni cromatici dovevano essere il blu, il rosso, il vermig1ione, il verde e l'oro.
Alcune lettere dei listelli dorati accanto alle iniziali divenute illegibili furono riscritte, in un secondo tempo, in minuscola ordinaria accanto alle lettere decorate. E' interessante notare che furono inserite in questa minuscola alcune abbreviazioni beneventane.
La parte musicale con i neumi è ancora leggibile.
Solo i primi quattro fogli mostrano iniziali ornate di grandi dimensioni, gli altri sono decorati con 34 piccole lettere ornate.

NOTIZIE STORICO CRITICHE
     L’epoca e lo "scriptorium" nel quale il manoscritto fu miniato sono stati individuati dalla GABBRIELLI (1932-1933 pagg.306-3I3), che ha pubblicato per la prima volta il rotolo. La studiosa letto nel testo il nome di Pandolfo, divenuto vescovo dei Marsi nel 1057. Dunque sarebbe da collocare in questi anni, alla metà del sec. XI, la stesura dell'Exultet. La GabbrieIli ha sottolineato i rapporti fra questo vescovo e l'Abbazia di Montecassino, dallo "scriptorium" della quale, secondo l'ipotesi della studiosa, proverebbe il rotolo. L'Exultet, miniato dunque a Montecassino espressamente per la diocesi dei Marsi, come attesta il riferimento al Vescovo, rimane sempre nella zona e subì nel sec. XII alcuni aggiornamenti. Infatti la frase "famulorum tuorum imperatorum nostrum" fu cambiata in "famuli tui gloriosissimi et excellentissimi regis nostri W.". La W., secondo la Gabrielli starebbe per Guglielmo il Malvaggio (1154-1166) o per Guglielmo il Buono (1166-1189). Inoltre a "memento domine principibus nostris it et it" fu so­stituito "famuli tui Domini Berardi". La studiosa identifica Berardo con uno dei Conti di Celano, noti nella Marsica e nel Molise in quegli anni.
I rapporti con il non lontano Celano, forse luogo di provenienza del codice, sono indirettamente ribaditi dal CHIAPPINI (1958,p.438) che afferma che il rotolo era conservato colà e che fu portato ad Avezzano da Mons. Giovanni de Medicis nel 1932.
Due sono le altre ipotesi sulla provenienza del codice. La SAlVONI SAVORINI (1933, p.8) ha notato che un Exultet è citato nell'Inventario degli oggetti posseduti nel 1372 dalla vicina S.Maria di luco; lI PINSKY (1978, p.387) ha ritenuto invece che l'Exultet, insieme ad una distrutta abbazia cistercense di S.Maria della Vittoria fatta costruire da Carlo I d'Angiò nel 1268.
Veniamo ora alla storia critica del rotolo. l'Exultet, come abbiamo già detto, venne pubblicato per la prima volta nel 1933 dalla GABRIElLI (1932-33, pp.306­313) che oltre a numerose notizie storiche, in base alle quali ha affermato che il rotolo è uno fra i più antichi, conosciuti, ha fornito anche una analisi critica del manoscritto.
Ho notato che il codice, a differenza di tutti gli altri non ha scene figurate, ed ha avanzato l'ipotesi che questa anomalia fosse dovuta alla momentanea assenza del miniatore dallo "scriptorium". Stilisticamente ha accostato la tipologia delle grandi iniziali allo stile cassinese delle Omelie del monaco Giaquinto (sec. X), miniate a Capua, ed alla baresi Omelie di Grimoaldo (sec. XI).
Negli stessi anni la SAlVONI SAVORINI (1933,p.8) ha ribadito l'origine cassinese del manoscritto. Nel 1934 la GABRIELLE aggiunge a quanto detto, che anche dal punto di vista paleografico il codice è attribuibile alla metà del sec. XI.
     Due anni dopo l'AVERY (1936,p.11) ha analizzato accuratamente il manoscritto fornendone una scheda dettagliata. Si è soffermata brevemente anche sulla parte musicale dell'Exultet.
     Nel 1939 il MICHELI (1939,pp.167-68), analizzando il tipo di maiuscola utilizzato da Grimoaldo ha notato come questa particolare lettera ornata torni nel rotolo di Avezzano ed in quello di Bari. Una semplice scheda dell'Exultet è pubblicata nel 1942 dal lADNER (1942, pp. 187, 192).
Il manoscritto viene restaurato nel 1951 dall'Istituto di Patologia del libro per essere esposto nel 1953 alla "Mostra storica nazionale della miniatura" tenuta­si a Roma a Palazzo Venezia (1953,p. 52 n. 70). Torna ad essere ribadito anche in questo caso il rapporto con lo "scriptorium" di Montecassino. Tre anni dopo il Salmi ha affermato senza esitazioni "miniato certo a Montecassino" (1956,p.lI). Nel 1957 BABUDRI (1957, pp.18;48) si è soffermato soprattutto sul tipo di scrit­tura che ritiene una beneventana cassinese "non evoluta né perfetta (...), con alcune lettere illegibi1i e con abbreviazioni beneventane".
Il CHIAPPINI (1958,p.438) dà notizia della provenienza del codice da Celano, dove sarebbe rimasto fino al 1932. l'anno successivo il rotolo è stato esposto alla "Mostra della miniatura in Abruzzo" tenuta ad Aquila (1959, p.lI). Nulla di nuovo aggiunge la scheda del Catalogo, si ribadisce solo ancora una volta il riferimento a Montecassino.
Più interessante è il contributo della WETTSTEIN 51960,p.144) che ritiene il rotolo un palinsesto, scorgendo ancora qua e là sotto la formula della Vulgata, in uso alla fine del sec. XI, lettere della vecchia Vetus Italia. Nota inoltre la bellezza delle iniziali decorate che descrive attentamente e considera assai vicine all'opera di Grimoaldo. L'Exultet ha molto in comune, secondo la studiosa, con i manoscritti cassinesi 104, 106 e 109, eseguiti sotto l'abate Teobaldo (1022-1036). Nel 1978 il lIPINSKY (1978,p.387) avanza l'ipotesi che il codice provenga dal distrutto monastero di S.Maria della Vittoria. Nello stesso volume la ZUCCARO (1978,p.214) pubblica una scheda bibliografica dell'Exu1tet.
La bibliografia completa è raccolta nel 1980 dalla BRONN (1980, p.13).