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PRESENTAZIONE DELL’ EXULTET FATTA DA BEAT BRENK

(Traduzione dal tedesco di Raffaella Amiconi)

1057 ca. (M. Avery); Montecassino.

Scritto e decorato nello scriptorium del monastero di Montecassino, questo Exultet fu eseguito per commissione del vescovo Pandolfo di Avezzano.

Il rotolo è costituito da otto sezioni che misurano rispettivamente cm 42,3x27,1; 74,6x27,7; 75,7x27,5; 77,8x27,6; 86x27,2; 81,2x27,1; 73,7x27,5; 70,9x26,9 e sono cucite insieme con striscioline di pergamena passanti attraverso piccole fessure. È lungo complessivamente cm 566.

Fatta eccezione per le prime tre sezioni, che mancano di alcuni frammenti, lo stato di conservazione del rotolo è buono. I colori però sono molto sbiaditi e la doratura si presenta spesso sfaldata. Ottimo è invece lo stato di conservazione dei contorni, dei disegni e della scrittura in inchiostro seppia.

119 linee di testo e 119 linee di notazione musicale.
Scrittura beneventana.
Testo della Vulgata.
Le notazioni riportano la melodia beneventana.

Commemorazioni liturgiche: una cum beatissimo papa nostro il. et antistite nostro Pandulfo,. famulorum tuorum imperatorum nostrorum il. [cancellato e soprascritto famuli  tui gloriosissimi et excellentissimi regis nostri V.V., identificato come Guglielmo il Malo (1154-1166) o Guglielmo il Buono (1166-1189), vd. Gabrielli 1932-1933]; exercitus eorum universi atque barbaras nationes illorum dicioni potenter substerne,. principibus nostri il. et. il. [soprascritto famuli tui Berardi, identificato come uno dei conti di Celano, vd. Gabrielli 1932-1933].

La decorazione del rotolo è costituita da sole iniziali decorate: 7 grandi (E, prima sezione; G, LE, Q, seconda sezione; U, PER, terza sezione; VD, quarta sezione) e 34 piccole (3 nella quarta sezione, 10 nella quinta, 8 nella sesta, 9 nella settima, 4 nell'ottava). 

     Sezione I  (Cliccando si va all' immagine I) 

Iniziale E(xultet). I contorni della lettera, alta cm 38, sono bruni e larghi. Colori: rosso mattone, verde oliva, minio, oro. Come in tutte le iniziali cassinesi, il corpo della lettera è suddiviso in scomparti rettangolari. Gli estremi delle aste si prolungano in un serrato annodarsi di nastri dai quali emergono i tipici veltri cassinesi, bordati da una lieve sfumatura grigioverde. Sono ben visibili le linee di contorno marroni. Fra le aste trasversali si dispongono due fasce dorate con testo in lettere capitali (LUMEN CHRISTI). Sotto l'iniziale, di mano posteriore, si legge: exultet iam angelica turba coelorum. Lo stesso testo si ritrova nella sezione seguente in lettere capitali su uno sfondo dorato.

Fra gli Exultet eseguiti nello scriptorium di Montecassino, l'iniziale E del rotolo di Avezzano è di gran lunga quella di dimensioni maggiori. Un solo rotolo presenta iniziali di misura paragonabile, l'Exultet Vat. lat. 3784, dove la E di Exultet misura cm 28,1 di altezza. Iniziali di tali dimensioni rappresentano una peculiarità di Montecassino. La differenza principale tra la E del Vat. lat. 3784 e quella del rotolo di Avezzano sta nella presenza di testi scritti con lettere capitali, risaltate su listelli dorati. Queste strisce d'oro, che mancano nel Vat. lat. 3784, si ritrovano quasi ovunque nel rotolo di Avezzano e costituiscono un tratto caratteristico anche del Lezionario dell'abate Desiderio Vat. lat. 1202, prodotto intorno al 1071. 

Sezione 2  (cliccando si va all' Immagine II)

a) Iniziale G(audeat). L'iniziale consta di quattro tratti arcuati a ferro di cavallo, disposti diagonalmente ed uniti tra loro su tre dei quattro lati che formano la lettera. La voluta terminale inferiore della G è costituita da un leone rampante: una folta, fluttuante criniera è sollevata sulla sua testa che guarda all’ indietro la zampa posteriore sinistra, afferrata da un mascherone zoomorfo con corna aguzze. L'estremità superiore della G consiste di una maschera leonina, posta frontalmente, che azzanna la schiena di un cane allungato. Nel punto  cui due dei semicerchi a ferro di cavallo, che formano la G, si congiungono sulla sinistra di chi guarda, sono collocati due cani senza pelo e due protomi animali con corna aguzze e nell'atto di mordersi. Il testo Gaudeat se tantis è riportato a destra dell'iniziale, in lettere capitali, su strisce dorate. A sinistra lo stesso testo è ripetuto con grafia posteriore, che fa uso di minuscole.

   b)Iniziale LE(tetur). L'estremità superiore dell'asta della L è ornata da due protomi di animali fantastici in composizione araldica e da un viluppo di nastri che si raccolgono in due medaglioni. Le estremità della E sono decorate da teste canine disposte in modo araldico.

(Per andare all' immagine III cliccare)

   c)  Iniziale Q(uapropter). La Q, come la G, è formata da quattro semicerchi i cui punti di congiunzione sono decorati con nodi serrati e protomi animali, oppure con cani senza pelo in una posizione che potrebbe sembrare di adorazione. All'estremità del trattino obliquo della Q, due cani, come sempre privi di pelo e con le orecchie appuntite, hanno le fauci inesorabilmente avvolte nelle spire di un intreccio di nastri. Questo tipo di lettera Q - corpo quadrilobato con coda obliqua - è presente a Montecassino già nella prima metà dell' XI secolo (Casin. 109, p. 162) e in un lussuoso manoscritto del periodo desideriano, il Vat. lat. 5735, c. 2.

Sezione 3  (cliccando si va all' immagine III)

    a) Iniziale U(t qui me). Le estremità superiore e inferiore dell'asta verticale presentano intrecci di nodi che traggono origine da elementi ad anello. Nella parte superiore sono appesi a testa in giù due dei soliti cani. In basso, un altro cane è riuscito a slegarsi dal viluppo di nodi e, con un salto mortale all'indietro, inarca talmente il corpo da toccare quasi con la testa le zampe posteriori. L'asta sinistra della U termina con la protome di un rapace che afferra con il becco le zampe posteriori di un cane. Questa forma di U si trova già nella prima metà dell'XI secolo nel repertorio decorativo cassinese (Vat. lat. 14728, c. IV; Casino 73; Casino 109, p. 31). La scritta in caratteri minuscoli ut qui me vergata nello spazio libero all'interno dell'iniziale U, è un'aggiunta posteriore. È invece contemporanea la scritta in caratteri capitali su una striscia dorata, a destra.

(Per andare all' immagine III cliccare)

 b) Iniziale PER (Dominum). La P domina per dimensioni sulle altre due lettere, E e R. La E è riconoscibile come forma autonoma, pur essendo intrecciata con l'arco della P. A sua volta la R si avvolge intorno all'asta centrale della E e alla parte curva della P, utilizzando quest' ultima come propria asta verticale. Un cane pende dall'estremità superiore dell'asta verticale della P; un secondo cane, all'estremità inferiore del tratto curvo della P, assume un atteggiamento che potrebbe sembrare di adorazione. Alla base delle aste della P e della R sono rappresentate protomi zoomorfe, disposte in modo araldico. Lo studio di vari manoscritti usciti dallo scriptorium di Montecassino (Casin. 77, p. 2; Casino 109, p. 90) permette di far risalire agli anni che seguono il 1000 questa particolare forma della P.

Sezione 4  (cliccare per aprire l' immagine)

Monogramma VD. Il monogramma VD, nato in Francia durante il periodo carolingio, assume nel rotolo di Avezzano un' aspetto monumentale. Le due lettere sono sistemate intorno ad una croce. L'asta sinistra della V termina nella protome di un animale fantastico dalle orecchie appuntite, con criniera leonina e becco d'uccello, che afferra per il piede una figura umana nuda.
    Nel punto in cui la Vela D si congiungono superiormente, i corpi raggomitolati di due cani sono avviluppati da un serrato annodarsi di spire nastriformi. La croce centrale, anch'essa riempita di intrecci, è ben evidenziata. Nei quattro punti di contatto del complesso monogramma sono disegnate quattro piastrelle romboidali, in ciascuna delle quali sono  intricati due cani. Nell'ambito cassinese-beneventano il monogramma VD appare in questa forma già alla fine del X secolo (Vat. lat. 9820; Caso 724 CB I 13) 2, Benedizionale).

 Sezioni 5, 6, 7, 8

In queste sezioni - ad eccezione della 7 che ne è priva ­ seguono iniziali di dimensioni più ridotte, rese in modi diversi. Nella sezione 5, in particolare, si susseguono quattro tipi differenti dell'iniziale H ed altrettanti dell'iniziale O. Evidentemente chi ha concepito il rotolo ha voluto evitare ripetizioni, preferendo una varietà di forme. Sono particolarmente vistose le piccole lettere arabescate, costituite da semplici elementi geometrici e riempite di nastri intrecciati (forma tipica: un quadrato all'interno di un cerchio od un rombo dentro un cerchio). Nel Lezionario di Desiderio Vat. lat. 1202, c. 94v, questo stile è documentabile in una sola occasione; ma anche il Casino 339, p. 54, mostra una tipologia simile. Nella O a forma quadrata di Orafe è inserito un medaglione con il busto di Cristo.

 Per comprendere il contesto storico in cui va inserito il rotolo di Avezzano, devono essere presi in considerazione fattori - come data e provenienza - deducibili dal rotolo stesso. Il committente fu Pandolfo di Avezzano, eletto vescovo da papa Vittore II nel 1056. L'anno seguente papa Stefano IX modificò a favore di Pandolfo una situazione giuridica poco chiara; poiché la diocesi dei Marsi rischiava di dividersi in due regioni, il pontefice volle unificarla sotto un solo vescovo: Dioecesim unam uni Episcopo decretum.

Il decreto, che rafforzò il potere e l'autorità del vescovo Pandolfo, fu redatto in Castro Casino alla presenza del bibliotecario Umberto di Silva Candida. Di certo, il vescovo Pandolfo intrattenne stretti rapporti con il monastero di Montecassino. Infatti, nel Chronieon monasterii Casinensis (Il, 95) si legge che Pandolfo vir nobilis et ecclesiasticus ad hoc monasterium venit atque ab eo nimis honorifice amanterque receptus est. La data precisa della morte di Pandolfo non è nota, ma si sa che avvenne durante il pontificato di Urbano II (1088-1099). Pandolfo lasciò in donazione al monastero vesti liturgiche (una pianeta e un piviale), un paliotto purpureo e suppellettili varie (turiboli d'argento, un calice d'oro con patena, un acquamanile, una croce d'argento contenente una reliquia della Santa Croce, un secchiello d'argento). Come vescovo, Pandolfo non soggiornò solo occasionalmente a Montecassino, bensì reversus est semper ex eo tempore familiarissimus et devotissimus. Deve quindi aver avuto modo di osservare di persona sia la pratica liturgica del monastero che l'attività dello scriptorium, e, come committente dell' Exultet di Avezzano, deve aver fornito indicazioni precise sul modus illustrandi. Il suo nome non solo è menzionato nella commemorazione liturgica (una rum beatissimo papa nostro il. et antistite nostro P A NDOLFO), ma è anche riportato in lettere capitali su una striscia dorata. Come si deduce dal confronto con altri manoscritti cassinesi, che evidenziano in modo analogo i nomi dei committenti (si veda per esempio il Sacramentario desideriano Casino 339, p. 137: Una cum famulo tuo papa nostro il. Et antistite nostro il. Et abbate nostro Desiderio), si può supporre che lo stesso Pandolfo abbia commissionato il rotolo allo scriptorium di Montecassino.

A partire dalla seconda metà del secolo X il monastero cassinese diede un contributo notevole alla produzione di rotoli liturgici. Quelli dell' Exultet nacquero come simbolo dello status arcivescovile. Tuttavia, già a partire dal secolo XI, anche abati e vescovi cominciarono a commissionare Exultet. Si può quindi ipotizzare che la committenza del rotolo di Avezzano sia avvenuta dopo che papa Stefano IX ebbe rilasciato a Pandolfo il decreto che consolidava il suo potere vescovile. Anche elementi stilistici e paleografici sug­geriscono una collocazione cronologica dell' Exultet di Avezzano di poco posteriore all'anno 1057.

Il rotolo si contraddistingue per una peculiarità progettuale che non può essere considerata come espressione di un'iniziativa isolata dell'artista, ma va attribuita ad una precisa intenzione del committente. Si tratta infatti di un rotolo di Exultet privo di scene figurate ed ornato esclusivamente da iniziali decorate. Si possono avanzare soltanto ipotesi sui motivi per cui il vescovo Pandolfo non volle altre illustrazioni. Si tratta forse di una volontà iconoclasta da parte del vescovo? La concezione di un rotolo di Exultet aniconico può essere attribuita solo allo stesso Pandolfo, avendo lo scriptorium di Montecassino munito di apparato figurativo tutti gli altri rotoli di Exultet. Nel secolo XI il monastero fece realizzare per proprio uso tre rotoli riccamente illustrati (Vat. lat. 3784; London, Brit. Libr., Add. 30337 e Vat. Barb. lat. 592).

L'assenza di scene con immagini, tuttavia, non è l'unica peculiarità dell' Exultet di Avezzano. Il rotolo contiene, infatti, un numero considerevole di iniziali di dimensioni monumentali. La E di Exultet - la più gigantesca di tutti i rotoli - misura cm 38 di altezza, mentre quella del Vat. lat. 3784, quasi contemporaneo, cm 28,1. Con l'Exultet di Avezzano Pandolfo voleva forse superare in magnificenza il Vat. lat. 3784, realizzato probabilmente per l'abate Desiderio. Si comprende appieno il ruolo predominante assunto dal rotolo di Avezzano solo tenendo presente che, fin dal primo Exultet a noi noto (Vat. lat. 9820), si usava decorare al massimo due sole iniziali: la E di Exultet e il monogramma VD di Vere Dignum. Tutti gli altri rotoli simili, provenienti dall'Italia meridionale, utilizzarono in modo marginale l'arte di ornare le iniziali. Una decorazione elaborata, come quella che caratterizza l'Exultet di Avezzano, non rientra nel programma figurativo di questo tipo di manufatti italomeridionali. Nel rotolo di Avezzano la decorazione delle iniziali segue un progetto sui generis, in cui solo le prime sette iniziali hanno carattere monumentale: E(xultet); G(audeat); LE(te­tur); Q(ua propter); V(t qui me); PER(Dominuum); V(ere) D(ignum).

Al massimo un sesto dell'intero manoscritto è decorato in modo lussuoso. Sorge spontanea la domanda se il miniatore cambiò opinione durante il corso del lavoro o se piuttosto, fin dall'inizio, furono previste solo sette iniziali grandi. Va tenuto presente che la realizzazione di un'iniziale grande a Montecassino richiedeva più tempo ed impegno di una qualsiasi scena con immagini. Nello scriptorium cassinese, infatti, la decorazione delle lettere esigeva estrema abilità e attenta applicazione e, di certo, non costituiva un artificio per evitare i costi elevati delle illustrazioni. Il rotolo di Avezzano va quindi considerato un prodotto di lusso, di elevatissime pretese. Da questo punto di vista le sette grandi iniziali devono essere state previste già nel piano originario.

Bibliografia 

GABRIELLI 1932-1933, pp. 306-313; AVERY 1936, tavv. I-I!; HOFFMANN 1980; ADACHER-OROFINO 1989; PACE 1989, pp. 65-93; BRENK, Committenza, 1992, pp. 275-300.